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Provenzano: "Questa manovra è da caccia ai poveri, iniqua e pericolosa"

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L'intervista al vicesegretario Pd: "Un’opposizione efficace ha bisogno di un coordinamento. È in gioco la qualità della democrazia"
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Peppe Provenzano, il governo ha presentato la legge di bilancio e Meloni ha definito la manovra "coraggiosa".
"Essere forti con i deboli e deboli con i forti non lo chiamo coraggio, lo chiamo viltà. Questo è un governo che sferra un attacco quotidiano all'uguaglianza. A quella tra le persone, e lo abbiamo visto sui diritti. A quella sui territori, con l'autonomia differenziata di Calderoli. E ora a quella tra le fasce sociali, con questa manovra".

Meloni rivendica il carattere sociale della manovra.
"Io vedo solo il pugno duro contro i poveri a fronte dei colpi di spugna verso gli evasori. Una redistribuzione alla rovescia".

Un errore cancellare il reddito di cittadinanza dall'anno prossimo?
"Si tratta di una misura necessaria in tempi di crisi, certo migliorabile. Dietro la decisione di cancellare il reddito, che Meloni con parole indegne definì in passato "metadone di Stato", c'è l'idea ch…

Peppe Provenzano, il governo ha presentato la legge di bilancio e Meloni ha definito la manovra "coraggiosa".
"Essere forti con i deboli e deboli con i forti non lo chiamo coraggio, lo chiamo viltà. Questo è un governo che sferra un attacco quotidiano all'uguaglianza. A quella tra le persone, e lo abbiamo visto sui diritti. A quella sui territori, con l'autonomia differenziata di Calderoli. E ora a quella tra le fasce sociali, con questa manovra".

Meloni rivendica il carattere sociale della manovra.
"Io vedo solo il pugno duro contro i poveri a fronte dei colpi di spugna verso gli evasori. Una redistribuzione alla rovescia".

Un errore cancellare il reddito di cittadinanza dall'anno prossimo?
"Si tratta di una misura necessaria in tempi di crisi, certo migliorabile. Dietro la decisione di cancellare il reddito, che Meloni con parole indegne definì in passato "metadone di Stato", c'è l'idea che, se i poveri sono tali e non hanno lavoro, la colpa è sostanzialmente la loro. Con la caccia ai poveri ora Meloni ha ricompattato i suoi".

C'è anche anche l'adeguamento delle pensioni.
"Sulle pensioni siamo a cifre molto lontane da quelle promesse, noi proponevamo una mensilità in più. Se poi si tagliano i servizi, la spesa sanitaria e scolastica, se si rallenta il Pnrr a causa della riorganizzazione dei ministeri dettata solo da esigenze identitarie, con una mano dai e con due togli. Vale anche per i congedi di maternità".

I margini di spesa sarebbero stati stretti anche per voi, se aveste vinto le elezioni.
"Invece di sprecare soldi su una misura esosa come quota 103 e per l'estensione della flat tax agli autonomi, si poteva concentrare tutto sulle buste paga per restituire un po' di potere d'acquisto. Perché un autonomo che guadagna 85mila euro l'anno deve pagare la metà delle tasse che paga un dipendente alle stesse cifre? Inspiegabile ingiustizia".

Che manovra farebbe il Pd?
"Le nostre controproposte partono dalla priorità del lavoro, con interventi più forti per far crescere le buste paga, salario minimo e lotta alla precarietà. Il caro energia è affrontato e coperto per pochi mesi e a dicembre aumenteranno benzina e gasolio. La verità è questa manovra non è solo ingiusta, è anche inadeguata, perché avvicina lo spettro della recessione. E con l'aumento del tetto al contante diventa anche pericolosa, perché rappresenta un favore anche a chi vuole riciclare e corrompere, in una parola alle mafie".

Se la destra ha un programma così anti-sociale come si spiega il suo successo elettorale?
"Più che aver vinto loro, abbiamo perso noi, e non solo per errori e divisioni della campagna elettorale. Da tempo non riusciamo a incarnare un messaggio di riscatto sociale. Siamo appannati da lunghi anni al governo in cui ci siamo trascinati ambiguità politiche e identitarie che hanno minato la nostra credibilità".

Conte ha annunciato che scenderà in piazza. Farete manifestazioni separate?
"Noi avevamo già lanciato l'idea di una manifestazione da tenere il 17 dicembre. Da tempo sostengo che per una opposizione più efficace è necessario un coordinamento, ma il Pd non può né avvitarsi su sé stesso né inseguire. Se dalle altre forze di opposizione arrivano i no e gli insulti, non per questo rimarremo immobili. Ricostruire l'opposizione in Parlamento e l'alternativa nel Paese non è solo una faccenda del Pd. C'è in gioco la qualità della democrazia".

In che senso?
"Accadono cose che non devono diventare normali. Mi ha colpito nella conferenza stampa la sfacciata insofferenza di Meloni alle domande dei giornalisti. Ci sono attacchi fuori misura a intellettuali e dirigenti dell'opposizione, tutto condito da questo vittimismo del potere, la forma più insopportabile, che copre una operazione politica e culturale nel Paese. C'è un brutto clima, bisogna reagire".

La reattività non sembra la miglior qualità di questo Pd.
"Per settimane abbiamo discusso di anticipare la fine del congresso e invece l'urgenza era anticiparne l'inizio. Finalmente ci siamo. Mi sono battuto perché non fosse una conta di nomi ma avesse una ambizione costituente. Abbiamo salvato i tempi e lo spazio della costituente ma non è detto che siamo riusciti a salvare il processo".

Ci sono già nomi autorevoli in campo per la leadership.
"In realtà vedo tanti nomi e poche idee. Logica politica avrebbe voluto che le candidature si presentassero dopo la fase costituente. Rischia di mancare una discussione seria sui nodi irrisolti della nostra identità. Su guerra e pace, lavoro, organizzazione dello Stato, autonomia non si possono avare due partiti in uno".

Sulla guerra vede due partiti nel Pd?
"Non si può stare in due piazze diverse, una contrapposta all'altra. Nella piazza romana del 5 novembre ho visto un fatto politico. Per la prima volta dopo tempo c'erano forze del cattolicesimo democratico insieme a forze del mondo del lavoro. Unire questi mondi deve essere la nostra missione".

Ha dubbi sul nuovo invio di armi all'Ucraina?
"Sono per proseguire sulla linea che il Pd ha tenuto e associarla alla richiesta di uno sforzo politico e diplomatico per la pace".

Quali sono i due partiti nel Pd? Ex renziani e anti-renziani? Postcomunisti e postdemocristiani?
"Mi arrabbio quando mi si dice che il problema del Pd è la divisione tra Ds e Margherita, superata da tempo. Casomai il punto è che nel Pd c'è molta democristianeria e poco cattolicesimo democratico. Io mi trovavo d'accordissimo con figure come Sassoli e molto meno con altri che arrivano dalla storia dei Ds e che hanno continuato fuori tempo massimo a sostenere politiche che fanno coincidere riformismo e moderatismo".

Ce l'ha con Stefano Bonaccini, candidato alla segreteria?
"Quando pongo il tema del Jobs Act non è per una resa dei conti con Bonaccini o con chi l'aveva sostenuto. Ma se vuoi riguadagnare credibilità nella lotta alla precarietà, su questo punto non puoi avere ambiguità. Su alcune questioni di fondo non c'è mai stato un chiarimento. Abbiamo avuto dirigenti che hanno sostenuto prima Bersani e poi Renzi e poi tutto e il contrario di tutto".

Appoggerà Elly Schlein nella corsa alla segreteria?
"Il Pd così com'è da solo non basta più. Ho salutato con grande favore il fatto che personalità come Speranza e Schlein abbiano aderito al nostro percorso ma smentirei me stesso se la battaglia che ho fatto in queste settimane la riducessi ora alla scelta di un nome. Se nei prossimi giorni mi renderò conto che a credere in questa discussione costituente siamo davvero in pochi, perché prevale la volontà di risolvere tutto nell'ennesima gazebata, ne prenderò atto. Ma farò di tutto affinché non finisca così".