Patto contro Meloni in difesa del Reddito. Pd e 5S ora aprono a una piazza unitaria
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Qualcosa si muove, sul fronte della piazza antigovernativa. Per adesso sono timidi segnali che, sebbene non ancora concludenti, sembrano andare tutti nella stessa direzione: Pd, M5S e alleanza Verdi-Si potrebbero infine ritrovarsi a manifestare insieme contro "la manovra reazionaria" della destra. Senza il Terzo polo, però, che si è subito sfilato: "Nun me ne po' frega' de meno, se vogliono andare che andassero, io voglio sapere quali sono le loro controproposte sulla Finanziaria", ha chiuso Carlo Calenda.
Il nodo resta sempre il medesimo. Giuseppe Conte rifiuta di accodarsi ai dem, pensa che la protesta debba coinvolgere ampi settori della società civile e vada organizzata senza simboli di partito, individuando una data gradita a tutti. Mentre Enrico Letta, che ha chiamato l'adunata per primo, non intende rinunciare alla piazza già annunciata per sabato 17 dicembre: oggi ne parlerà alla Direzione convoca…
ROMA - Qualcosa si muove, sul fronte della piazza antigovernativa. Per adesso sono timidi segnali che, sebbene non ancora concludenti, sembrano andare tutti nella stessa direzione: Pd, M5S e alleanza Verdi-Si potrebbero infine ritrovarsi a manifestare insieme contro "la manovra reazionaria" della destra. Senza il Terzo polo, però, che si è subito sfilato: "Nun me ne po' frega' de meno, se vogliono andare che andassero, io voglio sapere quali sono le loro controproposte sulla Finanziaria", ha chiuso Carlo Calenda.
Il nodo resta sempre il medesimo. Giuseppe Conte rifiuta di accodarsi ai dem, pensa che la protesta debba coinvolgere ampi settori della società civile e vada organizzata senza simboli di partito, individuando una data gradita a tutti. Mentre Enrico Letta, che ha chiamato l'adunata per primo, non intende rinunciare alla piazza già annunciata per sabato 17 dicembre: oggi ne parlerà alla Direzione convocata per illustrare sia la contromanovra del Pd predisposta dal responsabile economico Antonio Misiani, sia la mobilitazione che partirà il 3 dicembre con i banchetti in varie città per culminare due settimane dopo a Roma, in Piazza Santi Apostoli. Un luogo simbolo per il centrosinistra, quello dei festeggiamenti per le vittorie dell'Ulivo.
Ieri il capo dei 5Stelle, che sta incontrando parecchie difficoltà a portare dalla sua parte sindacati e associazioni - a iniziare dalla Cgil, la cui segreteria riunita nel pomeriggio per analizzare le ricadute della Finanziaria non ha alcuna voglia di farsi tirare per la giacchetta - è apparso possibilista. "Adotteremo ogni iniziativa per contrastare questa manovra", ha spiegato Conte a margine del Talent Garden, "e lo faremo assieme a tutte le forze politiche che vorranno condividere il nostro giudizio". E poi, a chi gli chiedeva se non fosse meglio riunire la minoranza in un fronte comune, ha replicato secco: "Assolutamente sì". Se non è un'apertura, di certo gli somiglia. Figlia anche del pressing che l'avvocato sta subendo non solo da Fratoianni e Bonelli, i leader rossoverdi vestiti da mediatori, ma pure da diversi big del Pd. "Mi turba che non si trovi una via per andare in piazza con il M5S. Se si vuol lavorare insieme ci sono le condizioni per farlo, io ho sempre detto che si può provare a costruire un patto fra le opposizioni", la riflessione di Andrea Orlando in tv.
Un patto che, tanto per cominciare, potrebbe essere siglato almeno su un punto: il salario minimo. Misura che fra l'altro compare in tutte le contromanovre dei partiti di minoranza. È Calenda a farlo notare, tendendo la mano a Pd e 5Stelle per arrivare a una convergenza in Parlamento, resa tuttavia meno credibile dall'offerta di incontro, rivolta alla premier, per collaborare sulla manovra. "Io è dal primo giorno che ho presentato una proposta: quindi se si uniscono altre forze è un bene. Lo vedremo", apre di nuovo Conte, rivendicando però la primogenitura di una iniziativa che in realtà ha tanti padri. A cominciare da Orlando, che ha già depositato un suo disegno di legge sul modello elaborato quand'era ministro del Lavoro.
Ma, anche qui, gli ostacoli non mancano. Oltre che per la postura del capo grillino, costantemente impegnato a distinguersi dal Pd, la difficoltà sarà trovare una quadra. "Loro propongono, giustamente, di far fuori i contratti pirata, ma non c'è un fisso", spiega il capogruppo 5S alla Camera Francesco Silvestri. "Noi diciamo che bisogna introdurre un minimo di 9 euro. Detto ciò, se c'è chi vuole sostenere questa battaglia io sono il più contento al mondo". Un gancio che potrebbe far ripartire il dialogo fra i giallorossi, interrotto ormai da mesi: "Mi auguro che prevalga la ragionevolezza politica", conclude il vicesegretario dem Peppe Provenzano: "Per essere più efficaci le opposizioni devono collaborare e coordinarsi, se non sulla politica, almeno sui temi concreti". E chissà che prima o poi non lo diventi anche la piazza contro la prima Finanziaria del governo Meloni.