"L’Italia non è invasa". Così Bruxelles congela la "soluzione" Meloni
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - "Non ci sarà alcuna decisione". Se qualcuno si aspettava che oggi al Consiglio dei ministri Ue dell'Interno ci potesse essere un intervento operativo per affrontare l'emergenza migranti soprattutto nel Mediterraneo, rimarrà piuttosto deluso. Ai piani alti di Commissione e Consiglio, infatti, hanno già spiegato ai diretti interessati e quindi ai governi nazionali, a cominciare dall'Italia, che il vertice di oggi sarà interlocutorio.
Il governo Meloni, insomma, dopo lo scontro con la Francia sui migranti della nave "Ocean Viking", dovrà fare buon viso a cattiva sorte. L'idea di una soluzione che metta al riparo i confini italiani e quindi anche quelli europei è ancora lontana.
Anche il piano in 20 punti proposto dall'esecutivo europeo sarà sì esaminato, ma poi rimandato. Il punto è sempre lo stesso: la gran parte dei 27 non considerano quella italiana una emergenza.…
BRUXELLES - "Non ci sarà alcuna decisione". Se qualcuno si aspettava che oggi al Consiglio dei ministri Ue dell'Interno ci potesse essere un intervento operativo per affrontare l'emergenza migranti soprattutto nel Mediterraneo, rimarrà piuttosto deluso. Ai piani alti di Commissione e Consiglio, infatti, hanno già spiegato ai diretti interessati e quindi ai governi nazionali, a cominciare dall'Italia, che il vertice di oggi sarà interlocutorio.
Il governo Meloni, insomma, dopo lo scontro con la Francia sui migranti della nave "Ocean Viking", dovrà fare buon viso a cattiva sorte. L'idea di una soluzione che metta al riparo i confini italiani e quindi anche quelli europei è ancora lontana.
Anche il piano in 20 punti proposto dall'esecutivo europeo sarà sì esaminato, ma poi rimandato. Il punto è sempre lo stesso: la gran parte dei 27 non considerano quella italiana una emergenza. Anzi, Germania, Francia, Austria bloccheranno le richieste di Roma ricordando le mancanze del nostro Paese in relazione ai cosiddetti movimenti secondari. E tutti i Paesi dell'est si metteranno di trasverso avvisando che con l'inverno - come già previsto proprio dall'Ue - potrebbe esserci un altro esodo di ucraini dopo l'ondata della scorsa primavera. L'Ungheria, nello specifico, farà pesare la sua posizione per provare a trattare sul prossimo voto che la riguarderà in merito alla sospensione dei fondi europei a causa del mancato rispetto dello Stato di diritto.
Insomma tutto slitterà al prossimo anno. E anche i venti punti preparati da Palazzo Berlaymont potranno in parte essere solo trasformati in oggetto di studio, nel senso che il Consiglio inviterà la Commissione ad approfondire alcuni di quei temi per poi ripresentarli in futuro: gli accordi con Paesi da cui parte la migrazione, le regole di ingaggio delle Ong , il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso dei migranti. Ma certo nulla che possa configurarsi come un'intesa per la redistribuzione degli extracomunitari accolti in Italia e, probabilmente, nemmeno per la definizione di decreti flussi a livello comunitario.
L'obiettivo italiano - ma anche dei partner più "grandi" - sarà soprattutto quello di evitare che in occasione di un prossimo soccorso da parte di una nave Ong esploda un'altra crisi diplomatica. Il consiglio di oggi punterà, dunque, a stemperare gli animi. Il problema, però, resterà. Il rischio peggiore per l'Italia è che si consideri come soluzione finale il Patto per l'Asilo e i migranti. Una proposta avanzata ormai due anni fa dalla Commissione e ancora bloccata sui tavoli del Consiglio e dei gabinetti nazionali.
Ed è esattamente l'allusione fatta pochi giorni fa dal vicepresidente dell'esecutivo europeo, Margheritis Schinas, intervenendo al Parlamento europeo: "I dibattiti di emergenza sono utili, ma non sufficienti quando abbiamo le soluzioni permanenti. Le soluzioni sono qui a portata di mano. Possiamo farlo, e lo faremo. Ma c'è la necessità di una soluzione europea in materia di asilo e migrazione, compresa la ricerca e il salvataggio".
Anche la Commissaria agli Affari interni, la svedese Johansson, sta facendo riferimento ad operazioni comunitarie di salvataggio. Anzi, il riferimento è sempre al meccanismo volontario di solidarietà siglato a giugno scorso. Che fino ad ora non ha dato grandi risultati.