✕

Migranti, a Bruxelles pugno duro della Francia: "L'Italia deve aprire i suoi porti alle Ong, se no niente ricollocamenti"

Primo incontro tra i ministri dell'Interno Darmanin e Piantedosi dopo il braccio di ferro sul caso Ocean Viking. Tensione ancora alta al consiglio straordinario dei ministri dell'Interno Ue per esaminare il piano d'azione sul Mediterraneo centrale
3 minuti di lettura

Durante il vertice straordinario dei ministri dell'Interno europei riuniti oggi a Bruxelles, i partecipanti alla fine avrebbero concordato sulla "necessità di stabilire, in una cornice concertata a livello Ue, delle regole certe per i soggetti, anche privati, che operano nel Mediterraneo". Quanto al metodo, sarebbe emerso "l'unanime auspicio" che si possa procedere sui vari punti emersi "con velocità e concretezza". I toni del ministro Gerard Darmanin dopo la crisi tra Roma e Parigi per l'approdo della Ocean Viking sono ancora molto tesi. Anche se il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha fatto sapere che non c'è stato bisogno di un chiarimento con il collega francese, gli "ho stretto la mano e ho saluto con molta cordialità tutti i partecipanti. Ho registrato da tutti la loro cordialità e la condivisione di approccio da parte di tutti", ha aggiunto. Si lavora per ritornare a rapporti …

Durante il vertice straordinario dei ministri dell'Interno europei riuniti oggi a Bruxelles, i partecipanti alla fine avrebbero concordato sulla "necessità di stabilire, in una cornice concertata a livello Ue, delle regole certe per i soggetti, anche privati, che operano nel Mediterraneo". Quanto al metodo, sarebbe emerso "l'unanime auspicio" che si possa procedere sui vari punti emersi "con velocità e concretezza". I toni del ministro Gerard Darmanin dopo la crisi tra Roma e Parigi per l'approdo della Ocean Viking sono ancora molto tesi. Anche se il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha fatto sapere che non c'è stato bisogno di un chiarimento con il collega francese, gli "ho stretto la mano e ho saluto con molta cordialità tutti i partecipanti. Ho registrato da tutti la loro cordialità e la condivisione di approccio da parte di tutti", ha aggiunto. Si lavora per ritornare a rapporti sereni tra Italia e Francia. Ma la strada resta in salita. Con Piantedosi che abbassa i toni: "Tra noi rapporti normalissimi e buonissimi".

Stati Ue puntano a meno partenze, più rimpatri

I ministri degli Interni degli Stati Ue "sono orientati a realizzare interventi finanziati direttamente dall'Ue che possano impedire le partenze e rafforzare i meccanismi di rimpatrio. L'impegno è quello di potenziare il dialogo con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi, una prospettiva che abbracci tanto gli aspetti migratori quanto i progetti per lo sviluppo", si apprende da fonti del governo italiano impegnate sul dossier migranti.

Prima del vertice

"Se l'Italia non prende navi, non accetta la legge del mare, non c'è più motivo di fare i ricollocamenti. Non possono Francia e Germania sia prendere i migranti delle navi e fare i ricollocamenti - ha esordito Darmanin presentandosi ai giornalisti ancor prima dell'inizio della riunione dove per la prima volta dal braccio di ferro sulla Ocean Viking reincontra Matteo Piantedosi che anche al G7 di Wiesbaden aveva minimizzato la tensione con la Francia. Ma Darmanin insiste: l'Italia deve aprire i porti alle Ong. "Bisogna ricordare a tutti qual è il diritto del mare, evidenziare che le Ong che operano nel Mediterraneo si trovano lì evidentemente per salvare le persone e in nessun caso possono essere equiparate ad organizzazioni di passaggio e, infine, bisogna ricordare che i Paesi del Sud del Mediterraneo devono aprire i loro porti perché a volte ci sono imbarcazioni delle ong che attraversano le loro acque territoriali e alle quali non vengono aperti i porti", ha detto.

Piantedosi ha detto la sua solo dopo alla fine della riunione dei ministri dell'Interno che è stata interlocutoria, non si è chiusa con nessuna decisione ma serve per mettere sul piatto il piano d'azione per il Mediterraneo centrale proposto dalla commissione europea che - hanno fatto sapere oggi i commissari - ne stanno preparando un altro anche per la rotta balcanica.

Piantedosi sa che torna a Roma con la sporta vuota. Per questo fonti a lui vicine, prima del vertice, avevano fatto sapere solo che " la convocazione di un Consiglio straordinario Ue dei ministri dell'Interno e la bozza di Piano d'Azione proposta dalla Commissione europea rappresentano un segnale di grande attenzione per le esigenze del nostro Paese, riportando finalmente la questione al centro della discussione. La situazione impone però di agire con tempestività e l'appuntamento di oggi deve rappresentare il necessario punto di partenza per assumere decisioni su un dossier complesso che va affrontato con politiche comuni Ue". Le divergenze sembrano ben più delle convergenze. Le dichiarazioni alla stampa dei ministri prima del vertice ne sono state la cartina di tornasole. 

"I ricollocamenti funzionano, vanno solo velocizzati . Non è vero che il meccanismo di solidarietà con i ricollocamenti volontari non stia funzionando. Facciamo il trasferimento su base più o meno giornaliera o almeno settimanale. Quello che dobbiamo fare è migliorare la velocità perché abbiamo visto alcuni colli di bottiglia nei sistemi su questo", ha detto la commissaria europea Ylva Johansson nonostante i soli 117 migranti sugli 8.000 promessi che da giugno a oggi hanno lasciato l'Italia per Francia, Germania e Lussemburgo. Ben altro, ovviamente, il parere di Piantedosi che ritiene assolutamente insufficienti i ricollocamenti fin qui portati a termine.

Sul tavolo c'è stato anche un nuovo codice di condotta per le navi umanitarie. Come ha confermato il vicepresidente Margaritis Schinas. "Dobbiamo lavorare con le Ong, ma in modo ordinato, in modo da rispettare anche i nostri Stati membri e strutturare le operazioni di ricerca e salvataggio in un metodo costruttivo", ha aggiunto. "Se questo richiede un quadro più strutturato, come un codice di condotta, lo sosterremo", ha aggiunto Schinas che non crede invece nella possibilità di aprire hotspot in Africa dove filtrare i migranti facendo partire per l'Europa solo chi ha i requisiti per l'asilo. "La Commissione precedente ha provato questo metodo e non ha funzionato. Non vedo come possa funzionare ora", ha tagliato corto Schinas.