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Quasi cento nomi per rifondare il Pd, l’ira delle donne: “Perderemo ancora”

In Direzione Letta indica il doppio binario: opposizione e congresso nel 2023
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ROMA - Saranno tanti, un centinaio, i costituenti del nuovo Pd. Ben 87 sono le personalità a cui è affidata la riscrittura del manifesto dei valori dem. Quindici anni dopo la fondazione del partito - che fu avviata da Romano Prodi, Walter Veltroni, Arturo Parisi - il Pd reduce dalla batosta elettorale e spaesato per la destra trionfante al governo, cerca di ritrovare la rotta e rifondarsi. Ma la Direzione riunita ieri dal segretario Enrico Letta, che si è fatto garante del percorso verso il congresso, mostra acque agitate. I nomi dei candidati alla segreteria sono incompleti: accanto a Stefano Bonaccini, che ha annunciato la corsa, e a Paola De Micheli anche lei in campo, ci sarà forse Elly Schlein. Però la sinistra dem, che dovrebbe appoggiarla, è incerta e fa circolare il nome di Enzo Amendola.

Un gruppo di donne dem (le stesse che volevano accelerare il congresso) contesta i costituenti e le scelte del segretario: nel metodo ("opaco&q…

ROMA - Saranno tanti, un centinaio, i costituenti del nuovo Pd. Ben 87 sono le personalità a cui è affidata la riscrittura del manifesto dei valori dem. Quindici anni dopo la fondazione del partito - che fu avviata da Romano Prodi, Walter Veltroni, Arturo Parisi - il Pd reduce dalla batosta elettorale e spaesato per la destra trionfante al governo, cerca di ritrovare la rotta e rifondarsi. Ma la Direzione riunita ieri dal segretario Enrico Letta, che si è fatto garante del percorso verso il congresso, mostra acque agitate. I nomi dei candidati alla segreteria sono incompleti: accanto a Stefano Bonaccini, che ha annunciato la corsa, e a Paola De Micheli anche lei in campo, ci sarà forse Elly Schlein. Però la sinistra dem, che dovrebbe appoggiarla, è incerta e fa circolare il nome di Enzo Amendola.

Un gruppo di donne dem (le stesse che volevano accelerare il congresso) contesta i costituenti e le scelte del segretario: nel metodo ("opaco") e nel merito ("è sempre l'autoconservazione del gruppo dirigente che ci ha fatto perdere"). A protestare sono, tra le altre, l'ex ministra Valeria Fedeli, Alessia Morani, Giuditta Pini, Patrizia Prestipino, Chiara Gribaudo, Enza Bruno Bossio, Titti Di Salvo, Alessandra Moretti. Prestipino denuncia: "È il vecchio apparato, un'altra occasione persa. Io in Direzione ho votato contro".

Sui social montano malumori e ironie: "Manca solo Bertinotti!" per un "Pd in cerca d'autore". Letta insiste sull'orgoglio dem. Indica il doppio binario su cui intende far muovere il partito: opposizione dura a partire dalla "contromanovra" e dalla mobilitazione in piazza il 17 dicembre; e la ricostruzione del nuovo partito. "La Carta del 2007 è figlia di un altro tempo. Da allora Lehman Brothers, Covid, guerra, climate change, social media...tutto è cambiato. Dobbiamo scrivere il manifesto dei progressisti di un tempo nuovo. Aggiornare il nostro software e metterlo al passo con i tempi", esorta.

Il comitato costituente proposto da Letta significa anche il ritorno a casa di Articolo Uno. I bersaniani saranno presenti a pieno titolo, tanto che garante del comitato costituente sarà, accanto al segretario dem, Roberto Speranza, leader di Articolo Uno che nel 2017 si scisse dal Pd. "Vogliamo costruire con Articolo Uno un lavoro comune. Questo vale con tutti coloro che decideranno di aderire, vale per Demos e Centro democratico", precisa Letta.

Spiccano tra i costituenti i nomi di intellettuali e personalità esterne alle file dem, come gli scrittori Maurizio De Giovanni e Viola Ardone, Chiara Saraceno, Mauro Magatti, l'ex ministro Enrico Giovannini e ancora Luigi Manconi, Filippo Andreatta e Nadia Urbinati, il portavoce del coordinamento delle Ong Raffaele Salinari, i filosofi Giorgia Serughetti e Roberto Esposito, Emanuele Felice, la vicepresidente Anpi Albertina Soliani.