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Le mozioni su Kiev agitano i partiti, per la destra c’è il nodo delle armi

Martedì su spinta di Conte il voto alla Camera per vincolare il governo. Ma il Pd prepara un suo testo
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ROMA - Cercasi formule lasche, per ribadire il sostegno all'Ucraina, senza dire armi. Martedì in Parlamento si torna a parlare degli aiuti a Kiev. L'innesco della discussione è una mozione presentata alla Camera dei deputati dal M5S, prime firme di Giuseppe Conte e del capogruppo Francesco Silvestri. Per ora i 5 Stelle sono gli unici a porre il tema delle "forniture militari" in modo netto, ma per smarcarsi da ulteriori invii. Battono sullo stesso tasto da mesi: è l'ora di proporre un negoziato di pace, dice Conte, e dunque il governo deve impegnarsi a "illustrare preventivamente alle Aule parlamentari l'indirizzo politico da assumere in occasione di consessi di carattere internazionale riguardanti il conflitto Russia-Ucraina". Insomma, qualsiasi nuovo invio deve prima essere esaminato e "vistato" da Camera e Senato.

La maggioranza è al lavoro per una contro-mozione, che compatti il centrodestra. Il testo…

ROMA - Cercasi formule lasche, per ribadire il sostegno all'Ucraina, senza dire armi. Martedì in Parlamento si torna a parlare degli aiuti a Kiev. L'innesco della discussione è una mozione presentata alla Camera dei deputati dal M5S, prime firme di Giuseppe Conte e del capogruppo Francesco Silvestri. Per ora i 5 Stelle sono gli unici a porre il tema delle "forniture militari" in modo netto, ma per smarcarsi da ulteriori invii. Battono sullo stesso tasto da mesi: è l'ora di proporre un negoziato di pace, dice Conte, e dunque il governo deve impegnarsi a "illustrare preventivamente alle Aule parlamentari l'indirizzo politico da assumere in occasione di consessi di carattere internazionale riguardanti il conflitto Russia-Ucraina". Insomma, qualsiasi nuovo invio deve prima essere esaminato e "vistato" da Camera e Senato.

La maggioranza è al lavoro per una contro-mozione, che compatti il centrodestra. Il testo definitivo ancora non c'è: il dossier è nelle mani dei capigruppo di FI, Lega e FdI. L'idea è di sfornare un documento che confermi l'ancoraggio dell'Italia al blocco Nato e Ue e gli aiuti all'Ucraina. Ma non è ancora chiaro se saranno menzionati esplicitamente gli aiuti militari. "Il punto è il sostegno a Kiev, non le armi", spiega un'autorevole fonte di maggioranza che sta lavorando alla mozione. A destra, come noto, FdI è il partito più favorevole alla spedizione di nuove forniture belliche. Si è già espresso sul punto il ministro della Difesa, Guido Crosetto: se non cambierà lo scenario di guerra, sarà varato il sesto pacchetto di aiuti. La Lega invece tentenna, anche perché Salvini da mesi, da prima delle elezioni, ripete in loop: basta parlare di armi. La quadra va trovata in fretta.

L'opposizione marcerà divisa. Per evitare che le correnti vadano in ordine sparso e che qualcuno ceda alle lusinghe del M5S, il Pd si asterrà sulla mozione dei 5 Stelle e ne proporrà una alternativa. Nella bozza che circola a Montecitorio fra i deputati dem si chiede al governo di sostenere l'avvio di una conferenza di pace e di prevedere il coinvolgimento delle Camere, anche attraverso un nuovo provvedimento legislativo, nel caso in cui gli aiuti dovessero proseguire nel 2023. Nel testo del Pd si ribadirà il "pieno sostegno" alla resistenza di Zelensky. Ma, almeno nella bozza, la parola armi non c'è.