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Aboubakar Soumahoro, l'allarme di Patrick Konde (Usb): "La lotta per i braccianti non è solo sua"

La testimonianza del sindacalista che ha lavorato "gomito a gomito" con il deputato autosospeso: "Per molti Abou è ancora un riferimento, si sentono traditi e c’è paura di una nuova ondata di razzismo”
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“Per me Aboubakar Soumahoro rimarrà sempre un fratello, ma lui non è l’Usb. Ci sono tanti delegati migranti che lavorano quotidianamente, in silenzio e il rischio è che tutto questo venga cancellato da una vicenda che nulla ha a che fare con lotte reali, concrete ed urgenti”. Mentre la slavina politica, seguita all’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la moglie e la suocera, continua a travolgere Aboubakar Soumahoro, Usb rompe il silenzio. Dal sindacato di base in cui il deputato di Sinistra Italiana, adesso autosospeso, ha mosso i primi passi fino alla clamorosa rottura di due anni fa, parla Patrick Konde, figura di riferimento tanto per i braccianti, come nella logistica. “Ma non mi chiamare leader, il sindacato è una cosa collettiva”.

Cinquantadue anni, congolese d’origine, da più di venticinque anni in Italia e sindacalista da più di un decennio, “con Soumahoro, per anni abbiamo non solo l…

“Per me Aboubakar Soumahoro rimarrà sempre un fratello, ma lui non è l’Usb. Ci sono tanti delegati migranti che lavorano quotidianamente, in silenzio e il rischio è che tutto questo venga cancellato da una vicenda che nulla ha a che fare con lotte reali, concrete ed urgenti”. Mentre la slavina politica, seguita all’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la moglie e la suocera, continua a travolgere Aboubakar Soumahoro, Usb rompe il silenzio. Dal sindacato di base in cui il deputato di Sinistra Italiana, adesso autosospeso, ha mosso i primi passi fino alla clamorosa rottura di due anni fa, parla Patrick Konde, figura di riferimento tanto per i braccianti, come nella logistica. “Ma non mi chiamare leader, il sindacato è una cosa collettiva”.

Cinquantadue anni, congolese d’origine, da più di venticinque anni in Italia e sindacalista da più di un decennio, “con Soumahoro, per anni abbiamo non solo lavorato, ma vissuto gomito a gomito”, racconta. “Non posso entrare nel merito delle accuse, non ho mai saputo nulla degli affari della famiglia della moglie”, premette. “Ma preoccupano – spiega - i possibili effetti di tutta questa storia sulle vere vittime: i braccianti sfruttati, costretti ad accettare condizioni di vita e di indegne. La lotta per i loro diritti non è una lotta di Abou, è una lotta collettiva, che si è costruita e si continua a costruire quotidianamente”. Ecco perché in Usb si mastica rabbia e amarezza.

Dall’ascesa mediatica al divorzio sindacale

A taccuini chiusi, in tanti nel sindacato portano il nastro indietro per rimettere insieme gli elementi che nella storia di Soumahoro da tempo non tornavano. Su una cosa tutti concordano, il momento in cui tutto è iniziato: l’omicidio di Soumaila Sacko, sindacalista di Usb, ucciso a colpi di fucile da Giovanni Pontoriero in una vecchia fabbrica abbandonata nei pressi di San Ferdinando. Della mobilitazione che ne è seguita, Soumahoro è diventato il volto. “Da lì – spiegano da Usb – è iniziata l’esposizione mediatica e un percorso sempre più autonomo e meno sindacale”.

E i campanelli d’allarme hanno iniziato a suonare: confronti sempre più rarefatti, posizioni più morbide, il nome e le rivendicazioni del sindacato che spariscono dalla narrazione. La pandemia - con i braccianti paradossalmente considerati lavoratori indispensabili, ma al contempo a vivere ammucchiati in tendopoli e casolari, senza assistenza né dispositivi di protezione – segna una nuova svolta.

La prima raccolta fondi della Lega Braccianti

Negli insediamenti serve tutto: cibo, acqua, mascherine, igienizzanti, informazioni su quello che sta succedendo e come proteggersi. E parte una campagna di raccolta fondi. “Aboubakar – si ricorda  a margine di un’assemblea – ha proposto di gestirla tramite una nuova associazione, con un conto corrente diverso e indipendente da quelli di Usb, per non caratterizzarla troppo”. Di soldi ne arrivano. Quanti davvero però nessuno lo sa dire. “Presumiamo ci siano stati acquisti per 60mila euro”, spiegano dall’esecutivo, “di quei conti però non abbiamo mai avuto cognizione o rendiconti”.

Ma oggi tornano in mente quelle iniziative di distribuzione che iniziano a saltare in Sicilia e in Abruzzo, come le resistenze di Soumahoro a lavorare su Latina e nel viterbese, dove lavoravano – si scopre oggi - le cooperative gestite dalla suocera. “Diceva che lì era troppo complicato, eppure diversi imprenditori sono stati denunciati per sfruttamento grazie al lavoro dei nostri attivisti”, spiega Stefano De Angelis di Usb. E poi lo sciopero nell’agosto 2020, bloccato dal deputato con una promessa: “Vado io a parlare con il ministro Lamorgese”. Infine la lettera d’addio a Usb, con tanto di scrivania svuotata nottetempo.

Gli inciampi della Lega Braccianti a Torretta Antonacci

Un divorzio silenzioso, che si è replicato nei territori dove Soumahoro si è presentato con la sua Lega Braccianti. A partire da Torretta Antonacci, dove la rapida ascesa dell’associazione, si è in poco tempo accartocciata su pratiche di regolarizzazione mai presentate, richieste di sussidi rispedite al mittente, o peggio revocate. “Per molti lavoratori migranti – ragiona Patrick – però è rimasto una figura di riferimento. Molti non capiscono cosa sia successo, alcuni si sentono traditi e c’è paura che questo scateni una nuova ondata di razzismo”.