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Calenda e Meloni, prove d’intesa. Tesoro da 400 milioni per la maggioranza

Il presidente del Consiglio incontra il leader di Azione che è pronto a dare un contributo su Autonomia e abuso d’ufficio. Proteste forziste
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ROMA - L'incontro, dicono da entrambi i lati, è andato bene. E lascia presagire che la collaborazione continuerà. Non solo sulla manovra. "Se questo è il clima possiamo fornire un contributo anche sull'autonomia. O sull'abuso d'ufficio", dice Carlo Calenda a sera, riunendo un drappello di parlamentari, mentre da Forza Italia gronda nervosismo: "Le sue proposte non ci riguardano", replica stizzita Licia Ronzulli.

Ieri è stato il giorno del faccia a faccia: Meloni da un lato, Calenda dall'altro. Location istituzionale, Palazzo Chigi. Fuori dalla stanza, il retroscena che circola da settimane, sempre smentito dagli interessati: il Terzo Polo si muove per creare una gamba centrista, in grado di rimpiazzare il partito di Berlusconi. "No, non faremo la stampella. Nessuno ce lo ha chiesto e non lo accetteremmo", ribadisce l'ex ministro dopo un'ora e mezza di vertice, davanti a microfoni e taccuini. Punti d…

ROMA - L'incontro, dicono da entrambi i lati, è andato bene. E lascia presagire che la collaborazione continuerà. Non solo sulla manovra. "Se questo è il clima possiamo fornire un contributo anche sull'autonomia. O sull'abuso d'ufficio", dice Carlo Calenda a sera, riunendo un drappello di parlamentari, mentre da Forza Italia gronda nervosismo: "Le sue proposte non ci riguardano", replica stizzita Licia Ronzulli.

Ieri è stato il giorno del faccia a faccia: Meloni da un lato, Calenda dall'altro. Location istituzionale, Palazzo Chigi. Fuori dalla stanza, il retroscena che circola da settimane, sempre smentito dagli interessati: il Terzo Polo si muove per creare una gamba centrista, in grado di rimpiazzare il partito di Berlusconi. "No, non faremo la stampella. Nessuno ce lo ha chiesto e non lo accetteremmo", ribadisce l'ex ministro dopo un'ora e mezza di vertice, davanti a microfoni e taccuini. Punti di contatto però ce ne sono stati. Meloni si è detta disponibile ad "approfondimenti".

Sul reddito di cittadinanza, con Azione e Iv che hanno suggerito un ritorno al vecchio Rei, gestito dai Comuni. Sul tetto al prezzo del gas, al posto del credito d'imposta, per fronteggiare il caro bollette. Sul ritorno dell'unità di missione Italia Sicura, creata da Renzi e smantellata da Conte, per affrontare il dissesto idrogeologico, vedi Ischia. E su altri tre punti: il progetto Industria 4.0, borse di studio per i giovani, incentivi con i fondi del Pnrr al posto dei bandi lumaca. "Meloni non ci ha detto: sì, accogliamo tutto. Ma si è detta disponibile a ragionarci", racconta un parlamentare del Terzo Polo che ha partecipato all'incontro, a cui ha preso parte anche il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Mentre sull'aumento dei fondi per la sanità resta la distanza.

L'atmosfera comunque è stata collaborativa. "La premier è molto preparata, apprezzo la sua linea draghiana", chiosa Calenda. "Con il Terzo Polo siamo vicini su Industria 4.0 e reddito", fa sapere il ministro meloniano Adolfo Urso. Il confronto continuerà. Prima con i ministeri, per capire quali proposte possono trasformarsi in emendamenti alla finanziaria. E poi sul resto: la revisione dell'abuso d'ufficio proposta dal ministro Carlo Nordio e l'autonomia a cui sta lavorando il collega Roberto Calderoli. FI è preoccupata. Anche perché Calenda, uscendo da Chigi con i capigruppo e Luigi Marattin, ha accusato il partito di Berlusconi di "sabotare" il governo. La replica arriva da una batteria di big azzurri. I capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo: "Calenda è irrilevante". Maurizio Gasparri: "Non ci servono lezioncine". Giorgio Mulè: "A Calenda va aperta la porta d'uscita, per prendere posto all'opposizione". Gongola l'ex forzista Mariastella Gelmini, passata al Terzo Polo: "Il nervosismo di alcuni esponenti della maggioranza sull'incontro dimostra che siamo nel giusto".

Se Meloni accetta la sponda calendiana è anche perché la finanziaria va approvata in tempi record. Se si va oltre il 31 dicembre, scatta l'esercizio provvisorio di bilancio. Uno smacco, per la premier. Che riunendo i capigruppo di maggioranza nel pomeriggio non ha nascosto la sua preoccupazione, chiedendo a tutti di "limitare" gli emendamenti al minimo, per "non andare in ordine sparso" e "per non creare illusioni nei cittadini" con boutade elettorali. La maggioranza potrà spartirsi circa 400 milioni di modifiche alla manovra.

I tempi sono strettissimi: il termine per la presentazione degli emendamenti alla Camera, che dovrebbero essere contingentati a quota 400, uno a deputato, sarà fissato per martedì prossimo o mercoledì. Dal 12 al 16 dicembre si passerà all'esame degli emendamenti, per chiudere entro il 23, in modo che il Senato possa procedere all'esame entro capodanno. Calenda, anche qui, tende la mano: "Non faremo ostruzionismo per mandare sotto il governo". Ma Meloni sembra preoccupata soprattutto per i suoi: "Sia chiaro - ha avvertito ieri nel vertice di maggioranza - se servisse, vi voglio tutti in Aula anche a Natale e alla vigilia".