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Meloni-Calenda, 'questione di feeling'. Ecco perché il tandem è destinato a fare strada

Le prove tecniche d'intesa sulla manovra. La vicinanza su abuso d'ufficio e autonomia. I complimenti via social. Storia di un'affinità
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I due si piacciono. Fosse una canzone, sarebbe naturalmente Questione di feeling. Fosse un fogliettone di gossip, secondo la lettura che circola dentro una sospettosa Forza Italia, Calenda sarebbe il bel Bastian abbracciato a Ilary-Meloni, che archivia definitivamente il ventennale rapporto con Totti-Berlusconi. Non siamo ancora al divorzio fra la premier e il Cavaliere, certo, ma un incontro col presunto rimpiazzo c'è stato. Non in un albergone zurighese, ma sotto gli arazzi damascati di Chigi. "Tutto molto istituzionale", raccontano da entrambi i fronti. Un'ora e mezza a discutere non di romanticherie, ma di reddito di cittadinanza e Industria 4.0. Eppure è dura annebbiare la diffidenza, che cova soprattutto dentro il partito azzurro. L'impressione che possa nascere qualcosa di più.

Questione di feeling, appunto. O di chimica, per aggiornare il repertorio col duo Ditonellapiaga-Rettore al posto di Mina-Cocciante. Lo ha ammesso lo ste…

I due si piacciono. Fosse una canzone, sarebbe naturalmente Questione di feeling. Fosse un fogliettone di gossip, secondo la lettura che circola dentro una sospettosa Forza Italia, Calenda sarebbe il bel Bastian abbracciato a Ilary-Meloni, che archivia definitivamente il ventennale rapporto con Totti-Berlusconi. Non siamo ancora al divorzio fra la premier e il Cavaliere, certo, ma un incontro col presunto rimpiazzo c'è stato. Non in un albergone zurighese, ma sotto gli arazzi damascati di Chigi. "Tutto molto istituzionale", raccontano da entrambi i fronti. Un'ora e mezza a discutere non di romanticherie, ma di reddito di cittadinanza e Industria 4.0. Eppure è dura annebbiare la diffidenza, che cova soprattutto dentro il partito azzurro. L'impressione che possa nascere qualcosa di più.

Questione di feeling, appunto. O di chimica, per aggiornare il repertorio col duo Ditonellapiaga-Rettore al posto di Mina-Cocciante. Lo ha ammesso lo stesso leader terzopolista: con Meloni c'è una buona chimica. E prima ancora del rendezvous di Palazzo, a testimoniare questa anomala simpatia fra la leader della maggioranza e il frontrunner di un pezzetto di opposizione - simpatia prodromica all'inciucio oppure no, si vedrà - c'è una carrellata di dichiarazioni stampa e cinguettii calendiani. "Brava!", le ha detto due volte pubblicamente, a mezzo social, prima quando battagliava a distanza con Berlusconi sulla poltrona di governo negata a Ronzulli, poi quando la presidente di FdI ribadiva, a proposito dell'audio putinista dell'ex premier, che il futuro governo sarebbe stato atlantista oppure non ci sarebbe proprio stato. Ad esecutivo insediato, ecco un altro tassello del puzzle: Calenda a difesa della premier, condanna la Francia per la bega Ong.

Forse il primo squillo, la spia di un avvicinamento in fase d'incubazione, è suonato addirittura prima del voto. Quando Calenda ancora sperava di essere l'ago della bilancia di un parlamento azzoppato e pronosticava un governone bis di unità nazionale: "Mi auguro con dentro anche Meloni". La premier, il rapporto con questa "opposizione responsabile", se lo tiene stretto. Dribblando non solo i mal di pancia forzisti, ma anche quelli dei suoi. Vedi il fidatissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che cassava subito le contro-proposte di Calenda sulla finanziaria, "aspettiamo le sue idee geniali...", e invece lei, la premier, Calenda l'ha convocato con tutti gli onori nella stanza dei bottoni. Ora c'è la manovra, poi verrà l'abuso d'ufficio, poi forse pure l'autonomia. E dopo ancora chissà.  "Lasciando emergere in noi - cantavano  Mina e Cocciante - Spontaneamente quel che c'è, nascosto in fondo". Questione di feeling.