Decaro: "L'unico candidato alla guida del Pd è Bonaccini: ora i sindaci si schierino"
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitalePresidente Antonio Decaro, i sindaci del Pd con chi si schierano al congresso?
"Devono fare sintesi e convergere tutti su un amministratore locale, non ha senso che il fronte si divida. Sono settimane che sto provando a convincere i tre di noi scesi più o meno in campo - Stefano Bonaccini, Dario Nardella e Matteo Ricci - a unire le forze per dare maggiore vigore alla nostra battaglia".
Quale sarebbe questa battaglia?
"È ora che sia un governatore o un primo cittadino a prendere le redini del Pd: c'è una classe dirigente nata e cresciuta nei territori che ha già dimostrato di saper battere le destre, che guida da anni regioni e comuni, dove si vince, al contrario di quanto accade alle elezioni politiche".
Tra i tre lei chi sceglierebbe?
"Ufficialmente, a oggi, è candidato solo Bonaccini, ma sono validi tutti e tre. Perciò dico che non c'è un minuto da perdere: è una fase delicata per la vita…
Presidente Antonio Decaro, i sindaci del Pd con chi si schierano al congresso?
"Devono fare sintesi e convergere tutti su un amministratore locale, non ha senso che il fronte si divida. Sono settimane che sto provando a convincere i tre di noi scesi più o meno in campo - Stefano Bonaccini, Dario Nardella e Matteo Ricci - a unire le forze per dare maggiore vigore alla nostra battaglia".
Quale sarebbe questa battaglia?
"È ora che sia un governatore o un primo cittadino a prendere le redini del Pd: c'è una classe dirigente nata e cresciuta nei territori che ha già dimostrato di saper battere le destre, che guida da anni regioni e comuni, dove si vince, al contrario di quanto accade alle elezioni politiche".
Tra i tre lei chi sceglierebbe?
"Ufficialmente, a oggi, è candidato solo Bonaccini, ma sono validi tutti e tre. Perciò dico che non c'è un minuto da perdere: è una fase delicata per la vita del partito, se tutti gli amministratori si unissero intorno a uno si potrebbe fare ciò che doveva esser fatto già tanto tempo fa, ossia azzerare le correnti. Ormai sono diventate soltanto uno strumento per ottenere al congresso una percentuale da far valere in Direzione per strappare quote di candidati eleggibili al Parlamento".
Le correnti sono il male assoluto?
"È una degenerazione. Il rapporto di fiducia degli eletti con i cittadini è stato sostituito dalla fedeltà al capocorrente. È accaduto in tutti i partiti e ora pure nel nostro. Sono anni, da quando c'è questa sciagurata legge elettorale con i listini bloccati, che si paracadutano sui territori persone venute da fuori, che non conoscono il collegio ma rispondono a un preciso criterio di spartizione".
Vuol rottamare Guerini, Franceschini e Orlando?
"Non dobbiamo rottamare nessuno, anche perché i nomi da lei citati hanno un'autorevolezza politica che può ancora essere utile al Pd per assumere in futuro anche ruoli istituzionali di primissimo piano. Ciò non significa che non possano fare un passo di lato, tanto più che negli ultimi anni sono stati loro a gestire il Pd con segretari diversi e risultati non sempre encomiabili".
Per Franceschini le correnti sono espressione di pluralismo.
"È vero quando esprimono idee, valori, sensibilità diverse: in questo caso sono un vantaggio. Non quando si occupano solo di garantirsi posti sicuri in Parlamento. Così andiamo verso l'estinzione del Pd".
Tutti i nuovi segretari lo promettono, il prossimo ci riuscirà?
"Bisogna fare una rivoluzione gentile, rottamare le correnti, non gli esponenti politici: avranno incarichi, quando torneremo al governo, ma non è giusto che continuino a gestire loro un partito che è sempre stato battuto nelle urne. Facciamo provare gli amministratori, che in questi anni le elezioni le hanno vinte".
Perché allora non si candida lei?
"Io faccio altro, rappresento i sindaci d'Italia di tutti gli schieramenti, sono stato eletto all'unanimità: mi sembrerebbe di tradire il mandato. E poi ci sono già troppi amministratori che vorrebbero candidarsi, mentre dobbiamo unirci tutti su uno".
Cosa ne pensa di Elly Schlein che, pur non essendo iscritta al Pd, è pronta a correre per guidarlo?
"Io Elly l'ho vista crescere, ho con lei un rapporto personale, abbiamo lavorato insieme e spero che si candidi perché è un valore aggiunto: se vogliamo aprire il Pd deve potersi misurare anche chi fino a ieri non aveva la tessera. Lei oltretutto mi sembra una che porta temi e idee nel partito, non una corrente".
Allora perché non la sostiene?
"Sono un amministratore e penso che ora tocchi agli amministratori prendere il partito per mano perché sanno parlare al Paese".
Schlein è stata vicepresidente dell'Emilia Romagna fino a ieri.
"Diciamo che ho un altro schema in testa".
Per caso il ticket Bonaccini - Nardella di cui si inizia a parlare?
"Se ci fosse un trittico, visto che c'è anche Ricci, sarebbe meglio. Nonostante i tanti errori che abbiamo commesso ci ha votato il 19% degli elettori. La gente continua a sceglierci nonostante noi, per non perderla dobbiamo cambiare".
Il congresso si giocherà anche sulle alleanze: M5S o Terzo polo?
"Se ci mettiamo a discutere di questo non ci capisce più nessuno. Ora dobbiamo tornare a parlare di idee e proposte su lavoro, Sud, contrasto al cambiamento climatico e alla povertà. Recuperiamo i nostri temi, facciamo opposizione al governo di destra e lungo questo percorso troveremo gli alleati".