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Serlenga: "Lo stop all’Alta Velocità in Puglia? Abbiamo scritto noi la sentenza, i giudici del Tar non possono essere capri espiatori”

Il caso dei binari fermati per proteggere carrubi e mandorli. Parla la giudice al vertice dell'associazione della magistratura amministrativa: "Qui non c'entrano gli alberi. Noi dobbiamo applicare le norme vigenti"
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Presidente Gia Serlenga, lei è nel collegio dei magistrati, quindi artefice, della sentenza del Tar Puglia che ha bloccato l'Alta velocità Napoli-Bari.  Non interverrà nel merito, ma forse può spiegare: per proteggere carrubi e mandorli lasciamo il Sud Italia staccato dall'Europa?

"Qui non c'entrano né carrubi né mandorli. Noi dobbiamo applicare le norme vigenti".

Fino al punto da stoppare infrastrutture che mezzo Paese aspetta da decenni e che l'Europa co-finanzia?

"Non si tratta di ignorare l'esigenza di modernizzare il Sud Italia con opere pubbliche rilevanti; più semplicemente al Tar compete applicare la legge. Nel caso deciso, il percorso dell'Alta velocità attraversa una "lama", cioè un territorio fragile dal punto di vista geologico e tutelato paesaggisticamente.  L'autorizzazione originaria, rilasciata nel 2014 e scaduta - per legge - nel 2019, &egr…

Presidente Gia Serlenga, lei è nel collegio dei magistrati, quindi artefice, della sentenza del Tar Puglia che ha bloccato l'Alta velocità Napoli-Bari.  Non interverrà nel merito, ma forse può spiegare: per proteggere carrubi e mandorli lasciamo il Sud Italia staccato dall'Europa?

"Qui non c'entrano né carrubi né mandorli. Noi dobbiamo applicare le norme vigenti".

Fino al punto da stoppare infrastrutture che mezzo Paese aspetta da decenni e che l'Europa co-finanzia?

"Non si tratta di ignorare l'esigenza di modernizzare il Sud Italia con opere pubbliche rilevanti; più semplicemente al Tar compete applicare la legge. Nel caso deciso, il percorso dell'Alta velocità attraversa una "lama", cioè un territorio fragile dal punto di vista geologico e tutelato paesaggisticamente.  L'autorizzazione originaria, rilasciata nel 2014 e scaduta - per legge - nel 2019, è stata rinnovata dalla Regione Puglia nel 2022, senza che si procedesse ad una nuova valutazione riferita al Piano paesistico regionale nel frattempo sopravvenuto. Almeno questo è quanto emerso dal processo".

Lei è anche presidente dell'Associazione nazionale magistrati amministrativi, l'Anma. Non vede il rischio che i Tar diventino l'emblema di un Paese bloccato?

"E' una critica che ci rivolgono di frequente, direi immeritata".

Perché non avete i tempi biblici della giustizia civile, e in parte del penale?

"Ecco. Come Tar abbiamo dei tempi quasi record di decisione in queste materie sensibili, come appunto le opere pubbliche. I cittadini possono essere certi di avere una risposta di giustizia in tempi più che ragionevoli, sicuramente nella media europea; e, anche nel caso citato prima, l'intero iter processuale troverà definizione in un ristretto arco di tempo, appello compreso".

Però, la trafila resta. A luglio scorso la sospensiva del Tar, poi il Consiglio di Stato annulla, infine la vostra sentenza che accoglie il ricorso degli ambientalisti. E ora ci sarà il secondo grado.

"Ma qual è l'alternativa? Abbassare o addirittura eliminare le tutele in nome dell'ennesima emergenza?"

Lei è anche cittadina del Sud: il recentissimo rapporto Svimez ci ricorda che il Pnrr è davvero l'ultimo treno per un Mezzogiorno che va in recessione e si stacca dal resto del Paese. Opporre dei no è una responsabilità da valutare o che non può gravare sulle spalle di un giudice?

"Sono orgogliosamente cittadina del Mezzogiorno di Italia ma, allo stesso tempo, non posso tacere che siamo alla solita logica emergenziale. Si rincorrono spasmodicamente risorse pubbliche da impiegare ad ogni costo e in tempi ristretti, come nel caso del Pnrr, spesso senza attualizzare scelte operate molti anni prima; salvo poi andare alla ricerca di capri espiatori per giustificare il ritardo nella realizzazione delle infrastrutture".

Insomma, il giudice amministrativo non può finire sotto accusa per i ritardi del sistema.

"Direi di no. Non si può chiedere a un Tar di fare scelte di opportunità a fronte di palesi violazioni delle norme. Se così fosse, proprio la politica avvertirebbe un'indebita invasione di campo. Noi giudici siamo sempre molto attenti a rispettare la sfera di competenze della politica e della pubblica amministrazione, cercando di non entrare nel merito delle scelte".

Ma se il Tar è continuamente chiamato in causa è colpa degli enti locali? O di una loro fragilità strutturale?

"Gli enti locali non sempre dispongono di adeguate professionalità o di fondi per procurarsele, così il povero funzionario deve barcamenarsi in un ginepraio di norme, stratificatesi nel tempo e prodotte - con ritmi incalzanti- a vari livelli di governo, la cui armonizzazione risulta a volte complicata anche per i tecnici.  E proprio la materia dei lavori pubblici ne è un esempio. A fronte di una normativa che risale al 1865, sopravvissuta per oltre 140 anni, stiamo assistendo a continue revisioni del recente Codice degli appalti".

Soluzioni?

"Una vera semplificazione normativa, la riqualificazione delle pubbliche Amministrazioni, anche attraverso incentivi economici, e l'intera copertura dell'organico della magistratura, chiamata a decidere questioni di impatto economico".

Non ci sono responsabilità e lungaggini anche al vostro interno?

"Certo, possiamo migliorare. La celerità delle controversie in materia di appalti pubblici non è comune a tutte le materie di nostra competenza. Ma segnalo che, stando ai dati degli ultimi anni giudiziari, decidiamo in un anno più cause di quante ne entrano. La sfida del futuro è, pertanto, allineare gli standard di tutela. Ed è esattamente su questo fronte che siamo impegnati in Associazione, ad elaborare proposte di riorganizzazione dell'assetto ordinamentale della Giustizia amministrativa, che sottoporremo al neo eletto Parlamento. Obiettivo: scongiurare il rischio di cittadini di serie A e di serie B".