✕

Pd, gli ulivisti contro la rottamazione del manifesto del 2007

Il documento alla base del Pd di Veltroni messo in discussione nella prima riunione dei costituenti. Ceccanti: "Falsa partenza". Bazoli: "Rischiamo il patatrac". Verini denuncia la vocazione "minoritaria"
2 minuti di lettura

ROMA - Non cambiare oppure cambiare e fino a che punto cambiare: è il dilemma del Pd. Il confronto di ieri sul manifesto dei valori che Walter Veltroni fece approvare a febbraio del 2008, si trasforma in una resa dei conti politica. Alla prima riunione del comitato degli 87 "costituenti" con il segretario Enrico Letta e con Roberto Speranza (entrambi garanti del comitato), le critiche al vecchio manifesto sono accese. Ma le reazioni lo sono altrettanto. Chi a quella stesura ha partecipato o ne ha seguito il percorso, dà l'altolà. Ulivisti e veltroniani non sono d'accordo sul metodo e nel merito, giudicando "superficiale e liquidatorio" il tentativo di azzeramento della carta dei valori.  

Stefano Ceccanti ad esempio, costituzionalista, ex deputato, le contestazioni le mette per iscritto in una lettera aperta al segretario Letta e agli altri "costituenti". Avverte: "Questa è una falsa partenza, spero rimediabi…

ROMA - Non cambiare oppure cambiare e fino a che punto cambiare: è il dilemma del Pd. Il confronto di ieri sul manifesto dei valori che Walter Veltroni fece approvare a febbraio del 2008, si trasforma in una resa dei conti politica. Alla prima riunione del comitato degli 87 "costituenti" con il segretario Enrico Letta e con Roberto Speranza (entrambi garanti del comitato), le critiche al vecchio manifesto sono accese. Ma le reazioni lo sono altrettanto. Chi a quella stesura ha partecipato o ne ha seguito il percorso, dà l'altolà. Ulivisti e veltroniani non sono d'accordo sul metodo e nel merito, giudicando "superficiale e liquidatorio" il tentativo di azzeramento della carta dei valori.  

Stefano Ceccanti ad esempio, costituzionalista, ex deputato, le contestazioni le mette per iscritto in una lettera aperta al segretario Letta e agli altri "costituenti". Avverte: "Questa è una falsa partenza, spero rimediabile". Ricorda che in quel manifesto del 2007 "abbiamo lavorato per consenso quasi unanime e senza toni liquidatori. Ieri invece ho avuto la sensazione, anche da un eccesso di critiche liquidatorie, alcune forse manifestamente infondate, che si sia scambiato il dibattito costituente col confronto anche aspro tra candidati e mozioni che ci impegnerà più avanti. Non certo ora". Una accusa pesante, da cui scaturisce la domanda cruciale: i "costituenti" del Pd proporranno all'Assemblea nazionale un aggiornamento della carta dei valori o pensano di "azzerare in blocco ritenendola da cestinare per sostituirla con un testo completamente diverso?". Perché se così fosse, non c'è neppure la legittimità politica a due mesi dalle primarie, per farlo. 

Sulla stessa lunghezza d'onda Alfredo Bazoli, senatore, ulivista della prima ora, cattolico democratico, che ricorda la lunga strada che portò al manifesto di Veltroni. Ricostruisce la scommessa di quei 45 saggi che lavorarono alla stesura, tra cui Romano Prodi, Anna Finocchiaro, Tullia Zevi, Rosy Bindi, Arturo Parisi, Paolo Gentiloni, lo stesso Letta, Massimo D'Alema, Sergio Cofferati, Piero Fassino. Bazoli ritiene "superficiali" le critiche dei "costituenti": teme "il patatrac" se "quel percorso straordinario che portò alla carta dei valori si azzera in modo estemporaneo".  

E Walter Verini, tesoriere dem, ex capo della segreteria di Veltroni, senatore, rivendica la validità di quell'impianto. Denuncia in un post su Facebook "le pulsioni rottamatrici" e la "vocazione minoritaria" di alcuni interventi: "Mi sono parsi singolari per la loro approssimazione e superficialità circa il giudizio sul manifesto dei valori del 2007. Era ed è quello uno dei punti di elaborazione più alti della sinistra democratica italiana, elaborato da personalità di altissimo livello e spessore delle culture e delle esperienze progressiste, socialiste, laiche e cattolico-democratiche, ambientaliste e femministe". E ribadisce: "Consiglio a tutti un approccio più laico, senza damnatio memoriae e pulsioni rottamatrici". Protesta anche Roberto Morassut, deputato: "Si è messa in discussione la stessa scelta dei valori di fondo del Pd, la nostra costituzione interna che invece ritengo valida e attualissima ma mai purtroppo applicata. La carta dei valori il Pd ce l'ha: è quella del Lingotto. Occorre calarla in politica finalmente e nel mondo di oggi". Ceccanti aggiunge un altro tassello alle critiche: non confondiamo manifesto e statuto, in particolare laddove si mette in discussione l'elezione del segretario con le primarie aperte. 

Tra i "costituenti" l'economista Emanuele Felice, alla fine di tre ore di dibattito, spiega che "il manifesto dei valori del 2007 è stato scritto in un'altra epoca storica" e che disegna un partito "a vocazione centrista, blairiano", simbolo di un tempo in cui la narrazione dominante fosse quella neo liberista. Lo sostiene Speranza che dal Pd va "espunto il liberismo che si è insinuato al suo interno". "Molto c'è da fare sui temi dell'ambiente in particolare", osserva Laura Boldrini. E Paola De Micheli, l'ex ministra candidata alla segreteria del Pd  - come Stefano Bonaccini, Elly Schlein e, forse, Matteo Ricci - si dice convinta dal "lodo Urbinati", riferendosi alla politologa Nadia Urbinati anche lei tra i "costituenti": più si dà spazio alla discussione e più il manifesto verrà bello.