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Patto Pd-M5S: Vigilanza Rai a Ricciardi. Ma Forza Italia boccia il grillino e apre a Boschi

Conte rivendica la guida dell’organo di garanzia. Renzi però candida la deputata Iv: per lei tifa il fronte trasversale di chi teme che il 5S sia poco dialogante. Cauta Fratelli d'Italia
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ROMA. In Transatlantico lo chiamano «Forza MEB», acronimo di Maria Elena Boschi. È il partito trasversale che tifa per l’ex ministra renziana alla presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai, a discapito dei grillini. «Molto meglio Boschi, se il candidato di Conte è il cinquestelle Ricciardi», confidano per esempio esponenti di primo piano di Forza Italia. La frase fa capire bene gli umori di un pezzo della maggioranza sull’ultima mano di nomine di questo avvio di legislatura: resta da assegnare la guida della bicamerale che controlla la tv di Stato. Per prassi - ma non per legge, com’è invece per il Copasir - spetta all’opposizione. Matteo Renzi ne fa una questione di principio: M5S e Pd sin qui si sono spartiti quasi tutte le fette della torta, ragiona l’ex premier. Vicepresidenze di Camera e Senato, il Comitato sui servizi, affidato ieri al dem Guerini. Dunque la Vigilanza tocca a noi, è la ch…

ROMA. In Transatlantico lo chiamano «Forza MEB», acronimo di Maria Elena Boschi. È il partito trasversale che tifa per l’ex ministra renziana alla presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai, a discapito dei grillini. «Molto meglio Boschi, se il candidato di Conte è il cinquestelle Ricciardi», confidano per esempio esponenti di primo piano di Forza Italia. La frase fa capire bene gli umori di un pezzo della maggioranza sull’ultima mano di nomine di questo avvio di legislatura: resta da assegnare la guida della bicamerale che controlla la tv di Stato. Per prassi - ma non per legge, com’è invece per il Copasir - spetta all’opposizione. Matteo Renzi ne fa una questione di principio: M5S e Pd sin qui si sono spartiti quasi tutte le fette della torta, ragiona l’ex premier. Vicepresidenze di Camera e Senato, il Comitato sui servizi, affidato ieri al dem Guerini. Dunque la Vigilanza tocca a noi, è la chiosa dell’ex rottamatore. Nel Movimento ribaltano il ragionamento: abbiamo avuto il doppio dei voti rispetto al Terzo Polo, una commissione di garanzia ci spetta.

Il Pd, come da patto giallorosso faticosamente siglato, sosterrà l’indicazione dei grillini. E Conte ha deciso: la Vigilanza dev’essere guidata da Riccardo Ricciardi, 40 anni, deputato, esponente dell’ala più a sinistra del Movimento, di cui oggi è vicepresidente. Con Ricciardi in Vigilanza, il leader potrebbe anche varare un mini-rimpasto ai vertici del partito, anche se nessuno tra i grillini ha ancora formalmente sollevato la questione. Lo statuto grillino non prevede incompatibilità per il doppio ruolo, ma è probabile che Ricciardi, se eletto, lasci la vicepresidenza del M5S. Postazione che a quel punto potrebbe occupare Stefano Patuanelli, a mo’ di risarcimento, dato che è rimasto a bocca asciutta, senatore semplice, pur essendo fino a qualche settimana fa ministro e capo delegazione dei 5 Stelle al governo. C’è chi a Campo Marzio ipotizza un’operazione ancora più ampia, per far entrare nella squadra dei 5 vicepresidenti anche Chiara Appendino, al posto di Mario Turco. Solo voci di corridoio, per ora.

Prima c’è da portare a dama l’elezione di Ricciardi in Vigilanza. Non scontata. Dal centrodestra avevano fatto filtrare il gradimento per profili considerati più dialoganti: un’altra vice di Conte, apprezzata nel mondo delle imprese, Alessandra Todde. Oppure lo stesso Patuanelli, impallinato però dalla prassi per cui se la Vigilanza nella legislatura precedente è stata affidata a un senatore (il forzista Alberto Barachini), ora tocca a un deputato. Nel Pd sono consapevoli che il nome di Ricciardi sia scivoloso, ma non si smarcheranno. E come ha tenuto il M5S su Guerini al Copasir, così assicurano che sosterranno il candidato del Movimento, chiunque sia.

Il problema, per Ricciardi e soprattutto per Conte, è la tenuta della maggioranza. Renzi ha già lanciato sottotraccia Boschi. E FI in queste ore apre: «Ci si può ragionare, ci sarà un incontro», trapela dal partito azzurro. Il primo flirt col Terzo Polo sulle nomine c’è stato ieri: al Copasir, il renziano Ettore Rosato è stato eletto segretario con l’appoggio decisivo della maggioranza. Il M5S ha votato per il candidato grillino, insieme a un pezzo del Pd. Renzi per ora non si fa troppe illusioni. «Un segretario non si nega a nessuno, ma per la Vigilanza hanno chiuso sui grillini», ripete ai suoi. Forse per tattica, forse per scaramanzia. Perché proprio Rosato, alle agenzie stampa, rilancia Boschi: «Abbiamo diritto alla presidenza, non possiamo essere esclusi dai ruoli di vertice che spettano alle opposizioni». Al contrario di Forza Italia, però, FdI è molto cauta: nel partito della premier tanti, dopo il faccia a faccia Meloni-Calenda sulla manovra, preferirebbero non esporsi con un appoggio al Terzo Polo così plateale, per giunta su una nomina. C’è ancora margine per trattare, però. Il voto in Vigilanza dovrebbe essere calendarizzato la prossima settimana.