M5S, Conte vuole il Tfr di Di Maio e degli altri scissionisti. L'ex ministro: aiuterò la collettività
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoGuerre stellari per i soldi del Movimento. Come in tutti i matrimoni che finiscono a stracci, c'è sempre una coda di veleni, polemiche. E beghe finanziarie. Giuseppe Conte sta preparando le nuove regole sul trattamento economico di parlamentari ed ex. E nelle bozze spunta una clausola che riguarda deputati e senatori non più iscritti ai 5 Stelle. Riguarda la posta più preziosa, per chi ha perso lo scranno in Parlamento: l'assegno di solidarietà, altrimenti detto trattamento di fine mandato. Insomma, il tfr. Circa 45mila euro che i parlamentari ricevono una volta usciti dal Palazzo.
C'è una bella differenza tra quanti sono tuttora iscritti al M5S e quanti invece hanno abbandonato la creatura di Beppe Grillo. I primi infatti - tanti nomi conosciuti del Movimento, da Paola Taverna a Vito Crimi, all'ex presidente della Camera Roberto Fico - in base alle nuove regole dovrebbero restituire al partito un importo modesto. Il 20% del bonifico…
Guerre stellari per i soldi del Movimento. Come in tutti i matrimoni che finiscono a stracci, c'è sempre una coda di veleni, polemiche. E beghe finanziarie. Giuseppe Conte sta preparando le nuove regole sul trattamento economico di parlamentari ed ex. E nelle bozze spunta una clausola che riguarda deputati e senatori non più iscritti ai 5 Stelle. Riguarda la posta più preziosa, per chi ha perso lo scranno in Parlamento: l'assegno di solidarietà, altrimenti detto trattamento di fine mandato. Insomma, il tfr. Circa 45mila euro che i parlamentari ricevono una volta usciti dal Palazzo.
C'è una bella differenza tra quanti sono tuttora iscritti al M5S e quanti invece hanno abbandonato la creatura di Beppe Grillo. I primi infatti - tanti nomi conosciuti del Movimento, da Paola Taverna a Vito Crimi, all'ex presidente della Camera Roberto Fico - in base alle nuove regole dovrebbero restituire al partito un importo modesto. Il 20% del bonifico di Montecitorio o Palazzo Madama. Ma ecco appunto la clausola che vale per quanti non sono più iscritti a Campo Marzio: sono chiamati a sborsare il Tfr secondo le vecchie regole, quelle varate l'11 aprile del 2021. In questo caso, il conto è decisamente più salato: potranno trattenere solo 15mila euro e restituire tutto il resto, cioè 30mila euro. Le nuove regole, al contrario delle vecchie varate un anno e mezzo fa, sotto la reggenza di Crimi, prevedono esplicitamente "azioni di recupero" per chi non provvedesse al saldo. Varrebbe quindi per il grande ex, Luigi Di Maio, ancora in forse per il nuovo incarico all'Ue come emissario nel Golfo, ma anche per tutta la pattuglia di scissionisti che a giugno seguirono l'ex ministro degli Esteri nell'avventura di Impegno Civico. Da Lucia Azzolina a Sergio Battelli. Proprio l'ex ministro degli Esteri, dopo che Repubblica ha pubblicato la notizia, ha fatto sapere di "non avere ricevuto alcuna somma relativa al Ttfr" e che quando avverrà "comunicherà le modalità con cui aiuterà la collettività".
Il nuovo regolamento allo studio di Conte rimodulerà anche le famose restituzioni dei parlamentari ancora in carica. C'è una bozza consegnata ai tre membri del Comitato di garanzia: oltre a Fico, l'ex sindaca di Roma, Virginia Raggi e l'ex senatrice Laura Bottici, molto vicina al comico. Anche se da Campo Marzio spiegano che le nuove norme sono ancora in fase di limatura, qualcosa è trapelato. I parlamentari dovrebbero continuare ad auto-tassarsi, con una detrazione di 2.500 euro al mese. In passato però, 1.000 euro finivano al partito, e i restanti 1.500 andavano alla collettività, tramite le restituzioni, da devolvere ad associazioni no-profit o al microcredito delle imprese. Ora le percentuali sarebbero diverse: 2.000 euro al partito, 500 per le restituzioni. E con questa quota, si potrebbero finanziare, oltre alle onlus e progetti pubblici, anche iniziative di formazione politica. C'è chi dice: come la scuola di formazione battezzata prima delle elezioni da Conte e che, così aveva ventilato Grillo, potrebbe omaggiare di gettoni di presenza i grandi ex esclusi per la regola del doppio mandato, ingaggiati come insegnanti. Altra novità: l'indennità di carica, per chi assume vicepresidenze o presidenze di commissione, finora vietata, stavolta dovrebbe essere permessa, anche se solo al 25%.
Le ragioni della svolta, racconta chi segue la pratica, sarebbero chiare: il Movimento si ritrova col minor numero di deputati e senatori dal suo esordio in Parlamento, nel 2013. In quella legislatura, gli eletti grillini erano oltre 160, col boom del 2018 scavallarono quota 330, ora sono 80. Dunque una redistribuzione dei fondi sarebbe indispensabile per mettere benzina nella macchina, pagare staff ed esperti assunti dai gruppi e strutturare il partito nelle regioni, con i gruppi territoriali appena lanciati da Conte, che però dovranno finanziarsi in proprio. Servono soldi, insomma, e si chiede conto anche agli ex.