Ong, Meloni tiene il blocco. Tra ripicche e sospetti così slitta la pace con Macron
di Tommaso Ciriaco , Anais Ginori , di Tommaso Ciriaco, Anais GinoriNon riescono neanche a organizzare un faccia a faccia. Questione di forma, abissi di sostanza. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, ovvero di un dialogo impossibile. Oggi pomeriggio ad Alicante si incroceranno, ma non ci sarà spazio per un bilaterale ufficiale. La premier, probabilmente, avrebbe accettato di buon grado un colloquio a margine di questo vertice internazionale in terra di Spagna: l'ha già fatto con Joe Biden e Xi Jinping a Bali, con Olaf Scholz a Tirana, sfrutta occasioni del genere proprio per condensare relazioni con gli altri leader. E invece no: Macron vedrà solo Sanchez. Distanza politica, fossati personali, ripicche travestite da protocollo. L'Eliseo insiste, fa sapere che dopo l'incidente diplomatico sulle ong Meloni aveva semmai promesso di trovare una data per una visita all'Eliseo, salvo poi dimenticarsene. Il governo italiano nega. Di certo, la presidente del Consiglio non è ancora riuscita a calendarizzare la missione…
Non riescono neanche a organizzare un faccia a faccia. Questione di forma, abissi di sostanza. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, ovvero di un dialogo impossibile. Oggi pomeriggio ad Alicante si incroceranno, ma non ci sarà spazio per un bilaterale ufficiale. La premier, probabilmente, avrebbe accettato di buon grado un colloquio a margine di questo vertice internazionale in terra di Spagna: l'ha già fatto con Joe Biden e Xi Jinping a Bali, con Olaf Scholz a Tirana, sfrutta occasioni del genere proprio per condensare relazioni con gli altri leader. E invece no: Macron vedrà solo Sanchez. Distanza politica, fossati personali, ripicche travestite da protocollo. L'Eliseo insiste, fa sapere che dopo l'incidente diplomatico sulle ong Meloni aveva semmai promesso di trovare una data per una visita all'Eliseo, salvo poi dimenticarsene. Il governo italiano nega. Di certo, la presidente del Consiglio non è ancora riuscita a calendarizzare la missione a Parigi a causa, dicono, di un incrocio strettissimo tra impegni internazionali e legge di bilancio. La stessa ragione per la quale non ha ancora fornito una data a Zelensky per visitare Kiev. Il viaggio che più le sta a cuore, la missione che racchiude una linea geopolitica.
Non c'è pace tra i due leader. E non c'è accordo su nulla, o quasi. Soprattutto se si discute di migranti. I governi sanno che esistono tre navi di ong che nei prossimi giorni potrebbero chiedere di entrare nei porti italiani, soprattutto se il meteo diventasse sfavorevole. La linea di Roma, però, sulla carta non cambia: al massimo sbarco selettivo, dopo attenta verifica. Se poi Palazzo Chigi invitasse queste imbarcazioni a girare la prua verso le coste francesi, l'effetto sarebbe deflagrante.
Il divario è profondo perché il posizionamento politico della presidente del Consiglio è uno schiaffo alle richieste francesi: dove c'è scritto, è il senso dei ragionamenti, che siamo l'unico porto d'Europa per consentire gli sbarchi? Ci sarebbe la legge del mare, il porto di primo approdo. "Tocca primariamente ai Paesi della zona Sar", dunque soprattutto a Malta e Italia: questo sostiene Parigi, così ribadiscono gli sherpa di Macron. "È molto importante che tutti i Paesi europei sentano questa responsabilità". Ma non è certo questa la filosofia che guida Meloni. Semmai, la leader continua a ritenere che non basti più la redistribuzione dei migranti tra Paesi europei (men che meno volontaria), ma che bisogna intervenire sulla difesa dei confini esterni. E infatti, Matteo Piantedosi ha portato al tavolo continentale le proposte italiane. Ma a Bruxelles delle caute aperture di Macron al dialogo non c'è stata traccia, anzi: il titolare del Viminale e il francese Gérald Darmanin hanno faticato a salutarsi. Per i partner, insomma, nessun passo avanti concreto. Per Roma, l'inizio di un percorso. E poi è arrivato il giallo di Tirana.
Nulla è come sembra. Proprio durante il summit del 6 dicembre in Albania, i francesi raccontano di un vero e proprio colloquio tra i due leader. Elencano anche i temi: "Migranti, energia, nodi commerciali e industriali". Dicono pure che oggi ad Alicante non ci sarà spazio per un format ufficiale, ma è possibile un faccia a faccia informale. Che però a Palazzo Chigi non risulta. E si va avanti così, con Parigi che con una mano fa trapelare che le distanze restano, con l'altra porge qualcosa che assomiglia a un dialogo: sui punti discussi a Tirana, insistono dall'entourage del Presidente francese, "il lavoro continua". Ma è possibile dialogare davvero, è il dilemma che agita la cerchia della premier? Il sospetto è che Macron abbia messo nel mirino il governo di destra per ragioni di politica interna. Peserebbe la pressione di Marine Le Pen, in particolare.
E dire che esiste già un'altra finestra per utile a parlarsi. Proprio a Parigi, Macron ha convocato per il 13 dicembre una conferenza internazionale per sostenere l'Ucraina, soprattutto sul fronte delle infrastrutture essenziali. L'invito è per i capi di governo, ma al momento è previsto che l'Italia sia rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ovvio, se andasse Biden anche Meloni si muoverebbe. E ovvio, se Mosca lanciasse un segnale politico per trasformare il summit in un primo passo diplomatico, la premier volerebbe in Francia. Ma al momento non si intravedono questi sviluppi. E il fossato con Macron fa il resto.