Pd, la mappa del congresso: tra cacicchi e sindaci, così sui territori parte il risiko dem
di Silvia Bignami , Alberto Bruzzone , Lorenzo De Cicco , Marina de Ghantuz Cuibbe , Ernesto Ferrara , Alessio Gemma , Andrea Montanari , Lucia Portolano , Claudio Reale , Sara Strippoli , di Silvia Bignami, Alberto Bruzzone, Lorenzo De Cicco, Marina de Ghantuz Cuibbe, Ernesto Ferrara, Alessio Gemma, Andrea Montanari, Lucia Portolano, Claudio Reale, Sara StrippoliCacicchi e ras locali. Sindaci e governatori. Tempo di congresso, si muovono i panzer delle tessere. È il grande risiko del Pd. La mappa dello Stivale, sbirciata in filigrana, leggendo i sommovimenti delle correnti nei territori, racconta che da Nord a Sud il grande favorito del round 1 dell'assise democrat è Stefano Bonaccini. Lo zoccolo duro degli amministratori locali già sale sul carro del presidente dell'Emilia Romagna. Elly Schlein aspetta le mosse di qualche big, come Nicola Zingaretti che nel Lazio ancora non ha deciso dove puntare le sue fiches. E spera nella volata ai gazebo, dove conta anche il voto d'opinione, se l'appuntamento riuscirà a rimotivare un popolo fiaccato e deluso, che comunque, di solito, ai gazebo non marca visita.
Cacicchi e ras locali. Sindaci e governatori. Tempo di congresso, si muovono i panzer delle tessere. È il grande risiko del Pd. La mappa dello Stivale, sbirciata in filigrana, leggendo i sommovimenti delle correnti nei territori, racconta che da Nord a Sud il grande favorito del round 1 dell'assise democrat è Stefano Bonaccini. Lo zoccolo duro degli amministratori locali già sale sul carro del presidente dell'Emilia Romagna. Elly Schlein aspetta le mosse di qualche big, come Nicola Zingaretti che nel Lazio ancora non ha deciso dove puntare le sue fiches. E spera nella volata ai gazebo, dove conta anche il voto d'opinione, se l'appuntamento riuscirà a rimotivare un popolo fiaccato e deluso, che comunque, di solito, ai gazebo non marca visita.
I sindaci del Nord
Non si può che partire dall'Emilia Romagna, culla politica dei due aspiranti leader. Qui Bonaccini fa quasi l'en plein. Appoggiano il governatore tutti i sindaci Pd dei capoluoghi di provincia: Katia Tarasconi a Piacenza, Luca Vecchi a Reggio Emilia, Giancarlo Muzzarelli a Modena, Michele De Pascale a Ravenna e Jamil Sadegholvaad a Rimini. Con una vistosa eccezione: il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. Non si è schierato. Schlein lo corteggia e ha appena aperto al cambio del nome - il famoso "padel", partito democratico e del lavoro - suggerito da Lepore sulle colonne di Repubblica. Indizio: l'assessore di punta della giunta bolognese, Daniele Ara, è già passato con lei. Così come la sardina Mattia Santori, tra i simboli della riconferma di Bonaccini nel 2020, tempi di salvinismo arrembante. In Piemonte si consuma lo strappo forse più doloroso nella corrente Franceschini. L'ex ministro della Cultura è tendenza Schlein ma Piero Fassino si è sganciato: meglio il governatore emiliano. Con Bonaccini c'è anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, ma occhio alla corrente di Andrea Orlando, che nel Piemonte esprime il segretario regionale: se l'ex ministro del Lavoro optasse per Schlein, l'ex europarlamentare potrebbe sperare di piazzare la bandierina sotto la Mole. In Lombardia, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, è uno degli amministratori di punta della filiera Bonaccini, addirittura potrebbe andarsene dal Pd, se vincesse Schlein. Con il governatore dell'Emilia-Romagna c'è la componente cattolica del Pd che annovera il capogruppo al Pirellone e la cordata lombarda di Base Riformista, dal capocorrente nazionale, l'ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, radicato a Lodi, alla capogruppo al Senato Simona Malpezzi col collega Alessandro Alfieri. Il candidato del centrosinistra alle Regionali, Pierfrancesco Majorino, però ha già dichiarato: "Il mio cuore batte per Elly". In Liguria, l'ex governatore Claudio Burlando è con Bonaccini, ma da queste parti molto dipenderà dal fattore Orlando, che politicamente è nato a La Spezia, e dal capodelegazione del Pd a Strasburgo, un altro spezzino, Brando Benifei, 51mila preferenze alle ultime europee. Ex orlandiano, ora si muove in solitaria.
Il Centro diviso
Nel Lazio, non si possono ancora fare i conti. Manca l'oste Zingaretti. L'ex governatore, fresco di dimissioni, non si è espresso, ma c'è una certa vicinanza con l'impostazione anti-correnti di Schlein. E un suo luogotenente fidato, il vicesegretario regionale, Enzo Foschi, ha già virato in direzione Elly, così come l'ex viceministro Roberto Morassut. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, apprezza "la solidità di Bonaccini". Segnale di avvicinamento. Il deputato più vicino a Gualtieri, Claudio Mancini, aveva lavorato per la candidatura di Matteo Ricci. E ora, insieme a Enrico Gasbarra, dovrebbe deviare sul presidente dell'Emilia Romagna. Per il quale si sono schierati parlamentari romani di peso, da Matteo Orfini a Marianna Madia. La deputata Michela Di Biase, moglie di Franceschini, sostiene Schlein, ma il segretario del Pd Lazio, il senatore Bruno Astorre, in teoria franceschiniano di ferro, si mostra ancora cauto: "Sono un attento osservatore". Nell'ex fortino renziano della Toscana i big del Pd sono tutti schierati con Bonaccini: il governatore Eugenio Giani, il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, la segretaria uscente Simona Bonafè, 4-5 parlamentari, frotte di consiglieri e assessori, i sindaci di Prato e Empoli e soprattutto Dario Nardella a Firenze. Ma occhio alla sinistra ex zingarettiana, che qui non è marginale.
Le manovre al Sud
In Campania le carte pesanti sono nel mazzo di Vincenzo De Luca. Il governatore dovrebbe schierarsi col collega Bonaccini: il figlio Piero, deputato, è legato agli ex renziani di Base Riformista, principale sponsor del presidente emiliano, corrente che a Napoli annovera Mario Casillo e Lello Topo, rispettivamente capogruppo in Regione e deputato uscente. Con Bonaccini anche il gruppone "socialista" costituito dai consiglieri regionali Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli, e Bruna Fiola. Entrambi sono legati da sempre a Paola De Micheli, pure candidata al congresso, ma dovrebbero optare per Bonaccini, a patto di un ripensamento sull'autonomia differenziata. Schlein può contare sul segretario uscente di Napoli Marco Sarracino, neo deputato della corrente Orlando. E sui franceschiniani che a Napoli sono rappresentati da Teresa Armato, ex senatrice e ora assessore della giunta targata Manfredi. In Sicilia Schlein cala la carta Peppe Provenzano, vicesegretario nazionale del Pd. E un gruppo di 150 dirigenti ha appena sottoscritto una lettera di sostegno alla deputata di Occupy Pd. Mentre con Bonaccini c'è il capogruppo all'Assemblea regionale, Michele Catanzaro, accompagnato da un folto gruppo di deputati dell'Ars. Il segretario regionale Anthony Barbagallo e il presidente della commissione Antimafia all'Ars Antonello Cracolici restano alla finestra. In Puglia Michele Emiliano tentenna ancora, ma il feeling con Bonaccini è marcato. E col governatore emiliano c'è già un battaglione di amministratori locali, capitanati dal sindaco di Bari Antonio Decaro. Il primo cittadino di Lecce, però, Carlo Salvemini ha scelto Schlein, così come due ex presidenti del Consiglio regionale, Mario Loizzo e Onofrio Introna. E come si appresta a fare l'ex ministro Francesco Boccia. Sarebbe la rottura dell'asse storico con Emiliano, vittima collaterale del grande risiko Pd.