Pd, la sindaca di Ancora Mancinelli: "Con Bonaccini una nuova classe dirigente, non una corrente"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "Il gruppo dei sindaci a sostegno di Stefano Bonaccini non è una nuova corrente dem, ma una nuova classe dirigente del Pd. E Bonaccini è la sinistra praticata e non solo predicata". Valeria Mancinelli, sindaca dem di Ancona, premiata qualche anno fa come migliore sindaca d'Europa, è uno dei promotori della candidatura del governatore dell'Emilia Romagna a segretario del Pd. Avverte: "C'è un neo doroteismo o doroteismo di sinistra nel nostro partito, per cui l'unica cosa che conta è stare sempre nella stanza dei bottoni".
Mancinelli, il neonato gruppo di sindaci a sostegno di Bonaccini è una nuova corrente dem?
"No, non è una corrente come purtroppo le abbiamo conosciute fino ad oggi nel Pd. È piuttosto una parte della nuova classe dirigente che si è raccolta attorno a Bonaccini".
È vero che è nata una chat che si chiama "Bon…
ROMA - "Il gruppo dei sindaci a sostegno di Stefano Bonaccini non è una nuova corrente dem, ma una nuova classe dirigente del Pd. E Bonaccini è la sinistra praticata e non solo predicata". Valeria Mancinelli, sindaca dem di Ancona, premiata qualche anno fa come migliore sindaca d'Europa, è uno dei promotori della candidatura del governatore dell'Emilia Romagna a segretario del Pd. Avverte: "C'è un neo doroteismo o doroteismo di sinistra nel nostro partito, per cui l'unica cosa che conta è stare sempre nella stanza dei bottoni".
Mancinelli, il neonato gruppo di sindaci a sostegno di Bonaccini è una nuova corrente dem?
"No, non è una corrente come purtroppo le abbiamo conosciute fino ad oggi nel Pd. È piuttosto una parte della nuova classe dirigente che si è raccolta attorno a Bonaccini".
È vero che è nata una chat che si chiama "Bonaccini sindaco del Pd"?
"C'è una chat e c'è un sito aperto, dove potranno arrivare tutte le adesioni all'appello che è stato lanciato da una trentina di sindaci. Stanno rispondendo in tanti amministratori locali, assessori, consiglieri".
Tra i promotori c'è lei e Dario Nardella, Antonio Decaro, Giorgio Gori: una nutrita compagnia?
"Abbiamo un sentire comune, ci sono anche i sindaci di Torino, Stefano Lo Russo, di Brescia, Emilio Del Bono, di Ravenna, Michele De Pascale che anche presidente dell'Unione dell province, Matteo Ricci, di Pesaro, Katia Tarasconi, di Piacenza, solo per citarne alcuni".
Non teme che una parte del Pd non si riconosca in un candidato moderato come Bonaccini?
"Sugli aggettivi ci andrei cauta. Non penso affatto che Stefano Bonaccini sia un 'moderato'. Ritengo che sia una figura di uomo di governo e di politico che fa la cosa più di sinistra possibile e cioè tradurre in politiche che cambiano la vita reale delle persone i valori e gli ideali della sinistra. C'è una sinistra predicata e una sinistra praticata. Bonaccini incarna appunto la sinistra praticata, che è quella che mi interessa. Poi che un pezzo di Pd preferisca la sinistra predicata non mi meraviglia. Mi preoccupo di quel gruppo dirigente di neo dorotei o dorotei di sinistra per cui è indifferente il profilo programmatico e identitario, ma conta piuttosto essere sempre nella stanza dei bottoni".
Dario Franceschini sostiene Elly Schlein. È Schlein ad avere buone possibilità di vittoria?
"Di mestiere non faccio previsioni".
Ma lei quale Pd vorrebbe? Il suo è un partito in grande difficoltà e in mezzo al guado.
"Sono serissimi i problemi che il Pd e tutto il centrosinistra stanno attraversando, e non solo in Italia. Quindi immagino e spero in un partito che sappia declinare nelle sfide di questa epoca la grade funzione storica di garantire sviluppo e redistribuzione, sviluppo e protezione sociale. E non c'è l'uno senza l'altra. Faccio l'esempio concreto del reddito di cittadinanza di cui tanto si parla. Ebbene, il Pd deve essere in grado di dire come lo si vuole modificare, quale è la nostra idea politica. E anche sul piano auto elettriche della Ue che dal 2035 produrremo: benissimo, ma ci saranno 950 mila esuberi nel settore auto. Allora il Pd dica oggi, e non il 31 dicembre 2034, quale proposta facciamo per evitare che quelle persone finiscano in mezzo a una strada".
C'è un problema di identità?
"È soprattutto una questione di come nel Terzo Millennio si riesca a svolgere la funzione che le grandi socialdemocrazie hanno svolto nel Secondo Dopoguerra".
Deve cambiare il nome del Pd?
"No, c'è da cambiare nella sostanza. Chi propone di cambiare il nome non sa forse affrontare la sostanza e cerca una scorciatoia. C'è da cambiare la sostanza e la classe dirigente".
Conte e il M5Stelle fanno una opposizione più incisiva?
"Sono più capaci di comunicarlo, semplicemente".
Peseranno quindi i sindaci, gli amministratori locali nel congresso del Pd?
"Penso che il peso sarà rilevante, vedremo quanto a congresso fatto. Siamo non l'unica, ma una delle poche risorse in termini di classe dirigente, rimaste al Pd".