Doveva solo prendere la tessera. Ma alla fine Elly Schlein si ferma a parlare per oltre un'ora con militanti e iscritti arrivati a salutarla. Una cinquantina che improvvisano una assemblea spontanea con lei. Tutti seduti in cerchio a discutere con la candidata nel circolo della Bolognina, piazza dell'Unità. Il circolo della Svolta di Achille Occhetto, cerchiata in rosso nella storia della sinistra.
Una pietra miliare, quella dell'addio al Pci, che Schlein quasi non affronta, all'inizio: "Con grande emozione torno a far parte di questa comunità. Entro in punta di piedi. Non vogliamo sostituire il partito ma rinnovarlo". Poi però, dopo il confronto coi militanti, lo dice: "Costruiamo insieme una svolta". E i tesserati applaudono e completano la frase: "Una svolta di sinistra".
Finisce così la cerimonia della tessera, con Elly Schlein che è tornata ufficialmente una tesserata dem. Non era iscritta dal 2015…
Doveva solo prendere la tessera. Ma alla fine Elly Schlein si ferma a parlare per oltre un'ora con militanti e iscritti arrivati a salutarla. Una cinquantina che improvvisano una assemblea spontanea con lei. Tutti seduti in cerchio a discutere con la candidata nel circolo della Bolognina, piazza dell'Unità. Il circolo della Svolta di Achille Occhetto, cerchiata in rosso nella storia della sinistra.
Una pietra miliare, quella dell'addio al Pci, che Schlein quasi non affronta, all'inizio: "Con grande emozione torno a far parte di questa comunità. Entro in punta di piedi. Non vogliamo sostituire il partito ma rinnovarlo". Poi però, dopo il confronto coi militanti, lo dice: "Costruiamo insieme una svolta". E i tesserati applaudono e completano la frase: "Una svolta di sinistra".
Finisce così la cerimonia della tessera, con Elly Schlein che è tornata ufficialmente una tesserata dem. Non era iscritta dal 2015, quando lasciò il Pd in piena era renziana per seguire Pippo Civati in Possibile. Il segretario del circolo Mario Oliva, che gliela porge, era pure lui renziano. Oggi pentitissimo: "La storia mi ha dato torto". Per l'occasione i volontari hanno tirato a lucido dal mattino la sezione, che non è davvero quella dove Occhetto congedò il Pci, ma è poco lontano da quella sezione e ne mantiene intatti i simboli, con Berlinguer, Gramsci, e la Quercia del Pds alle pareti. Schlein legge il suo discorso scritto a penna su un quadernino rosso come il Libretto di Mao, preso la mattina al congresso Fiom. "È stata una scelta naturale iscrivermi qui, perché è qui che partecipai dieci anni fa alla mia prima assemblea". Era il 2013 delle larghe intese. "Riabbracciare questa comunità è per me riabbracciare una comunità di affetti. Non ci siamo mai davvero persi di vista". La candidata dice "no al partito degli eletti" - che sarebbe quello di Stefano Bonaccini, con tutti i sindaci ad appoggiarlo - e "no a quello delle correnti" - che però in parte sostengono anche lei, come l'area di Dario Franceschini. "Vorrei che il mio fosse il partito dei militanti. Dobbiamo rovesciare la piramide" dice: "Senza la base non ci sono altezze". Per questo promette di girare circoli e territori: "C'è bisogno più di ieri di partecipare, di iscriversi. Perché senza un contributo largo e plurale si fa fatica a ricostruire la sinistra che vogliamo". Lei inizia subito. Fatta la tessera, chiede un bicchier d'acqua e si accomoda nella sala adiacente il circolo con i militanti. Resta un'ora a discutere con "compagne e compagni", incoraggiando anche le donne a intervenire: "Ognuno si senta libero di parlare". E tanti si sciolgono: la precarietà, il clima, l'astensione, i troppi renziani ancora nel Pd. "Non mi interessano gli "Schleiniani" perché abbiamo bisogno di fedeltà ad una idea, non ad una persona". "Non sono mai stata una rottamatrice, non lo sarò mai". E sui temi: "No all'autonomia differenziata di Calderoli, che è secessionista". E "no ai tagli alla sanità del governo". L'anziano ex senatore Pci Mauro Olivi in prima fila la benedice: "Questo è un grande giorno. Di solito i leader si dimettono, tu ti iscrivi".
La corsa è ancora lunga ma quella di Schlein è partita, mentre quella di Bonaccini prosegue. Ieri il governatore era a Roma, mentre continuano ad arrivare i sostegni di sindaci e amministratori di tutta Italia alla sua mozione. "La nostra proposta - dice a Sky Dario Nardella, che ha deciso di non correre per appoggiare Bonaccini - è nata dalla necessità di tenere unito il fronte dei sindaci. Attorno a Stefano si sta aggregando la parte sana, solida, credibile, anche giovane e fresca, della classe dirigente della sinistra. Dopo il voto il Pd è sembrato un pugile suonato. Ma ora c'è una prospettiva e candidature legittime. Questo pugile suonato si è messo in panchina per tonificarsi e ripartire".