Corruzione all'Europarlamento, c'è un pentito. Perquisizioni e sigilli anche al Parlamento Ue
dai nostri inviati Claudio Tito , Giuliano Foschini , dai nostri inviati Claudio Tito, Giuliano FoschiniBRUXELLES-STRASBURGO - Il Qatargate è a una svolta. Dopo quattro giorni, sei interrogatori e una sfilza di sequestri e uffici sigillati, un "pentito" si è fatto avanti con la procura belga. Uno dei "toccati" dall'inchiesta ha iniziato dunque a collaborare con gli inquirenti. A illustrare la rete di Panzeri, a spiegare le attività della sua Ong "Fight Impunity" e a stilare un elenco di tutto quelli che hanno collaborato con l'ex parlamentare. La "Italian Connection" è ora qualcosa di più di un semplice teorema giudiziario. Adesso c'è una geografia delle mazzette.
E ovviamente è scattato il terrore, soprattutto nel gruppo S&D dell'Europarlamento. Lo psicodramma è così arrivato anche a Strasburgo. In occasione della riunione Plenaria. I socialisti hanno fatto autocoscienza. Ma nel frattempo, sulla base proprio delle indicazioni del "pentito", la polizia be…
BRUXELLES-STRASBURGO - Il Qatargate è a una svolta. Dopo quattro giorni, sei interrogatori e una sfilza di sequestri e uffici sigillati, un "pentito" si è fatto avanti con la procura belga. Uno dei "toccati" dall'inchiesta ha iniziato dunque a collaborare con gli inquirenti. A illustrare la rete di Panzeri, a spiegare le attività della sua Ong "Fight Impunity" e a stilare un elenco di tutto quelli che hanno collaborato con l'ex parlamentare. La "Italian Connection" è ora qualcosa di più di un semplice teorema giudiziario. Adesso c'è una geografia delle mazzette.
E ovviamente è scattato il terrore, soprattutto nel gruppo S&D dell'Europarlamento. Lo psicodramma è così arrivato anche a Strasburgo. In occasione della riunione Plenaria. I socialisti hanno fatto autocoscienza. Ma nel frattempo, sulla base proprio delle indicazioni del "pentito", la polizia belga ha fatto partire nuove perquisizioni nella sede del Parlamento a Bruxelles e ha inviato un gruppo di gendarmi anche a Strasburgo. Hanno ricevuto l'autorizzazione delle autorità francesi e hanno prima fatto visita in alcuni uffici, controllato i computer utilizzati dalla "Rete Panzeri" e poi hanno posto i sigilli. In particolare alla stanza di Cozzolino e del suo collaboratore e in quella dell'assistente di Alessandra Moretti.
Il tutto, appunto, mentre i socialisti cercavano di mettere riparo all'immagine colpita da uno scandalo senza precedenti. Volti tesi, qualche lacrima. La prima richiesta puntava a sospendere dal gruppo tutti i deputati i cui assistenti erano finiti nella rete della magistratura. Sarebbe stata una carneficina. Alla fine quelli con un coinvolgimento più evidente e con incarichi di rilievo hanno deciso di autospendersi: Andrea Cozzolino da coordinatore delle urgenze, Pietro Bartolo ("Se le accuse sono vere devono rinchiuderli e butare le chiavi nella fossa delle Marianne") da relatore ombra per il dossier della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe), la belga Maria Arena si è dimessa da presidente della commissione per i diritti umani, il suio connazionale Marc Tarabella dal gruppo stesso. Ma certo non sono mancate lo scambio di accuse. E il dito finiva sempre contro la delegazione italiana.
Oggi l'Assemblea discuterà il caso e entro giovedì voterà anche sulla destituzione di Eva Kaili dalla vicepresidenza. "Non è esagerato dire - si è confessata la presidente del Parlamento, Roberta Metsola - che gli ultimi giorni siano stati i più lunghi della mia carriera. Sono infuriata e dispiaciuta". È stato rinviato il voto sulla liberalizzazione dei visti con il Qatar ed è stata annunciata una inchiesta interna. Nelle prossime settimane poi si dovrà eleggere il nuovo vicepresidente. Il Ppe ha confermato di non voler correggere gli attuali equilibri: sarà un altro socialista. Tra i papabili il francese Raphael Glucksmann.
Ma da Strasburgo è partito anche un attacco ad una parte della Commissione, in particolare a al vicepresidente greco, Margaritis Schinas. Tutto nasce da un suo viaggio istituzionale nella scorsa primavera a Doha e di una foto con la connazionale Kaili tweettata. Verdi e Sinistra hanno chiesto chiarimenti. Il commissario ha risposto sottolineando che si tratta di una missione istituzionale con il segretario generale dell'Onu. E anche che la foto con Kaili non era stata preventivata. Resta il fatto che in qualche modo lo scandalo ha toccato, almeno dal punto di vista mediatico, anche la Commissione. Sebbene, la presidente Ursula Von der Leyen, abbia parlato di vicende "estremamente preoccupanti, molto gravi: è una questione di fiducia delle persone nelle nostre istituzioni, e questa fiducia richiede i più alti standard di indipendenza e integrità. Ho già proposto la creazione di un organismo etico indipendente che copra tutte le istituzioni dell'Ue". Da oggi, però, un'altra pagina.