"Esiste certamente un tema di regole e trasparenza nelle istituzioni, ma nessuna legge potrà mai sostituirsi alla responsabilità della funzione autonoma della politica, libera da condizionamenti, che fa vivere le istituzioni e non le occupa. È la questione morale di cui ci ha parlato Enrico Berlinguer". Stefano Bonaccini prende posizione sul "Qatargate", la vicenda di corruzione al Parlamento europeo che vede indagato tra gli altri Antonio Panzeri, esponente di Articolo 1 (sospeso dal partito) ed ex eurodeputato del Pd. La "questione morale" deve essere "in cima alle priorità dei Dem", sottolinea il candidato alla segreteria.
"Chi pensa e agisce al contrario non può far parte del Pd, in nessuna maniera o ruolo", afferma. "Aggiungo però una cosa: la delegazione del Pd al Parlamento europeo, per quanto a mia conoscenza e per quanto ho potuto verificare negli atti e nei rapporti col Qatar, ha sempre agito - dichiara il governatore - con la schiena dritta e in modo inequivocabile, mettendo al centro quei diritti civili e sociali che sono a fondamento del nostro partito".
"Nessuno può pensare alla politica e ai partiti come strumenti di pressione a disposizione di interessi privati. Neppure quando legittimi", scrive Bonaccini in un lungo post su Facebook. Ancor più oltraggioso, e inaccettabile, è se tali interessi sono quelli di Paesi stranieri. Che vogliano mostrarsi con una faccia pulita mentre negano i diritti delle persone, che vogliano interferire sugli esiti elettorali o sulla qualità democratica di altri Stati, o che vogliano determinare un orientamento diverso nella politica estera altrui, la sostanza è sempre una: questi Paesi violano la nostra sovranità (o quella europea) e la principale funzione della politica e della democrazia. E chi si mette al loro servizio tradisce le proprie istituzioni, il proprio compito e i valori ad essi preposti. Costruire un sistema di prevenzione rispetto a queste forme di influenza, o vera e propria ingerenza (e non solo quando di tipo apertamente corruttivo), è compito anche dei partiti".
"Nel Pd - scrive il presidente dell'Emilia Romagna e candidato alla segreteria - la rappresentanza degli interessi collettivi non consente forme di coesistenza o intreccio con la rappresentanza di interessi privati. Chi la pensa diversamente deve stare o essere messo fuori. Dire "la magistratura faccia luce" non basta: io sono un garantista sempre e processi preventivi, mediatici non ne faccio e non ne accetto. Questo nulla c'entra però con la questione morale nel senso che ho indicato: ciò che sta emergendo è incompatibile con la nostra comunità, i nostri valori e la nostra funzione, a prescindere dal Codice penale. Nessuna ambiguità, nessun tentennamento". Bonaccini conclude: "Su un punto non si discute: se l'onestà personale deve essere un prerequisito per l'esercizio della politica - per ogni attività economica e sociale, sia chiaro, ma certamente a partire da chi ricopre funzioni pubbliche - la questione morale deve essere in testa alle nostre priorità. Non c'è sano e vero garantismo senza l'esercizio di questa responsabilità.
Chi pensa e agisce al contrario non può far parte del Pd, in nessuna maniera o ruolo".