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Regionali, nel Lazio cercasi candidato di centrodestra. Meloni non si decide dopo il flop Michetti

Giorgia Meloni (agf)
Il nome più accreditato sarebbe Francesco Rocca, il presidente della Croce Rossa già in predicato per il ministero della Salute. Ma FdI deve fare i conti anche con gli altri alleati della coalizione
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Attendere prego. Sarà per l'agenda fitta di impegni, anche internazionali. Sarà che non ha ancora individuato una figura in grado di convincerla appieno. Fatto sta che l'impasse del centrodestra sul candidato governatore nel Lazio ha un nome e un cognome precisi: Giorgia Meloni. Dopo la Sicilia assegnata a FI e la Lombardia confermata alla Lega, spetta difatti a Fratelli d'Italia scegliere chi per la coalizione dovrà provare a espugnare la Regione che non hai mai tradito il partito della premier, inesauribile granaio di voti anche quando altrove arrancava.



Solo che lei, la presidente del Consiglio da cui gli alleati ormai da settimane aspettano un cenno, non riesce a decidersi. A due mesi dalle elezioni, Meloni fatica a risolvere il dilemma che, si racconta, le sta togliendo il sonno. Paralizzata dalla paura di ripetere ciò che accadde poco più d'un anno fa col tribuno delle radio capitoline, lanciato alle comunali dell'Urb…

Attendere prego. Sarà per l'agenda fitta di impegni, anche internazionali. Sarà che non ha ancora individuato una figura in grado di convincerla appieno. Fatto sta che l'impasse del centrodestra sul candidato governatore nel Lazio ha un nome e un cognome precisi: Giorgia Meloni. Dopo la Sicilia assegnata a FI e la Lombardia confermata alla Lega, spetta difatti a Fratelli d'Italia scegliere chi per la coalizione dovrà provare a espugnare la Regione che non hai mai tradito il partito della premier, inesauribile granaio di voti anche quando altrove arrancava.



Solo che lei, la presidente del Consiglio da cui gli alleati ormai da settimane aspettano un cenno, non riesce a decidersi. A due mesi dalle elezioni, Meloni fatica a risolvere il dilemma che, si racconta, le sta togliendo il sonno. Paralizzata dalla paura di ripetere ciò che accadde poco più d'un anno fa col tribuno delle radio capitoline, lanciato alle comunali dell'Urbe per dimostrare che FdI - allora all'opposizione - era capace di allargare, coinvolgere la società civile, sfondare i recinti dell'appartenenza identitaria. Afflitta, in sostanza, dalla "sindrome Michetti", l'aspirante sindaco di Roma che perse rovinosamente nonostante la lotta fratricida a sinistra tra Gualtieri, Calenda e Raggi facesse presagire una facile vittoria.



Eccolo il motivo di tanto traccheggiare. Per dar prova d'avere una classe dirigente nuova, Meloni vorrebbe tentare un'operazione simile, ma è terrorizzata da un altro flop. Mentre Forza Italia e Lega scalpitano, preoccupate per uno stallo che rischia di avvantaggiare gli avversari. Silvio Berlusconi glielo ha detto chiaro al telefono, qualche giorno fa: devi sbrigarti. Ricevendo rassicurazioni: presto vi sottoporrò una rosa di nomi. Tuttavia non ancora arrivata. Da qui la scelta, concordata con Salvini, di forzare: oggi il Carroccio aprirà la campagna elettorale per il Lazio all'Ergife, la stessa location affittata dagli azzurri per presentare, dopodomani, programma e lista. Una sorta di veglia senza però il candidato principale. Che - a tempo quasi scaduto - dovrebbe essere ufficializzato al più tardi sabato pomeriggio, quando la Sorella d'Italia chiuderà in piazza del Popolo la festa per il decennale del partito.

Il più accreditato sarebbe Francesco Rocca, il presidente della Croce Rossa già in predicato per il ministero della Salute. Preferito al gruppo di giovani ex amministratori - Paolo Trancassini già sindaco di Leonessa, Nicola Procaccini da Terracina e Chiara Colosimo - dati tutti in corsa per la nomination. Chi di certo rimarrà deluso, pur essendosi detto disponibile, forte di sondaggi vincenti, è Fabio Rampelli, il mentore di Meloni. Destino amaro, il suo: estromesso non solo dal governo, ma pure dalle cariche di partito in virtù di una rottura consumata, si dice, già da qualche anno. Lui avrebbe voluto strutturare FdI in correnti, assegnando il primato ai Gabbiani, il gruppo di Colle Oppio dove la premier ha mosso i primi passi da militante. La sua pupilla no, voleva plasmare i Fratelli come una falange compatta attorno a lei. Da qui la frattura, di cui il vicepresidente della Camera sta ora pagando il prezzo.

Ma Meloni potrebbe non aver fatto i conti con gli alleati. "Noi siamo in attesa di confrontarci", avverte infatti Maurizio Gasparri, responsabile di Fi nel Lazio, "non credo che il nome della coalizione si possa annunciare in un comizio. FdI ha il diritto di esprimerlo, ma ricordo che si vota anche a Roma, sarà una campagna elettorale breve, in larga parte sotto Natale, e ci vogliono candidati immediatamente riconoscibili. Invito tutti a fare un giro in autobus e chiedere se conoscono quelli di cui si parla in questi giorni". Lo spettro del Michetti bis è già realtà.