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Alla riconquista della Città del miele. L’offensiva di Kiev ora punta Melitopol

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Il quarto contrattacco delle forze ucraine può provare a liberare il centro più grande della regione occupata di Zaporizhzhia nel Sud del Paese
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ZAPORIZHZHIA - Se si sta al canovaccio militare seguito dagli ucraini per la riconquista di Kherson, le odierne esplosioni a Melitopol, occupata dai russi all'inizio di marzo, suonano come i primi vagiti di una nuova controffensiva. Sarebbe la quarta, per l'esattezza, dopo quelle che hanno portato alla liberazione della regione di Kiev, di Kharkiv, e, a metà novembre, della città di Kherson. Scorrendo a ritroso gli ultimi fatti: ieri pomeriggio alle due un ordigno è deflagrato nel centro di Melitopol, vicino alla scuola di scacchi, e le autorità russe sono state costrette - la fonte è l'ex sindaco ucraino Ivan Fedorov - a bloccare le strade, qualcuno sparava col mitragliatore e un cadavere era a terra, legato con del nastro nero; lunedì notte due bombe al tritolo hanno fatto saltare il ponte sul Molochna (letteralmente: il "Fiume del latte") che collega la città a Konstyantynivka, villaggio cruciale per il trasferi…

ZAPORIZHZHIA - Se si sta al canovaccio militare seguito dagli ucraini per la riconquista di Kherson, le odierne esplosioni a Melitopol, occupata dai russi all'inizio di marzo, suonano come i primi vagiti di una nuova controffensiva. Sarebbe la quarta, per l'esattezza, dopo quelle che hanno portato alla liberazione della regione di Kiev, di Kharkiv, e, a metà novembre, della città di Kherson. Scorrendo a ritroso gli ultimi fatti: ieri pomeriggio alle due un ordigno è deflagrato nel centro di Melitopol, vicino alla scuola di scacchi, e le autorità russe sono state costrette - la fonte è l'ex sindaco ucraino Ivan Fedorov - a bloccare le strade, qualcuno sparava col mitragliatore e un cadavere era a terra, legato con del nastro nero; lunedì notte due bombe al tritolo hanno fatto saltare il ponte sul Molochna (letteralmente: il "Fiume del latte") che collega la città a Konstyantynivka, villaggio cruciale per il trasferimento di carri armati e rinforzi verso est; quarantotto ore prima a essere colpita con missili a lunga gittata è stata una caserma dell'Fsb, il servizio di intelligence del Cremlino, provocando "decine di morti tra gli invasori e 200 feriti" (la fonte è sempre il sindaco); altri attacchi da parte ucraina si sono avuti nel borgo di Novobogdanovka, hub strategico per i rifornimenti, e una stazione radio è stata distrutta.

Se si sta dunque al canovaccio della controffensiva d'autunno per Kherson - all'inizio operazioni di sabotaggio condotte dai servizi segreti con l'aiuto dei partigiani, poi la distruzione coi missili a lungo raggio delle infrastrutture logistiche e, infine, l'avvicinamento delle forze di terra - Melitopol appare oggi la priorità per il Comando ucraino. Ci sono, vedremo, motivi assai validi per Kiev per tentare di riprendersi entro l'inverno la "Città del miele", come venne battezzato il porticciolo sorto sulle rive del "Fiume del latte" e che, prima dell'annessione decisa da Putin, contava 148 mila abitanti. "Non posso né confermare né smentire che si tratti di fasi preparatorie di un'imminente controffensiva", dice a Repubblica Yuriy Sak, advisor del ministro della Difesa ucraino Reznikov. "Non riveleremo mai in anticipo i nostri piani, il segreto è parte del successo. Melitopol è la città più grande nella parte occupata della regione di Zaporizhzhia, ospita l'amministrazione militare russa, ha una stazione che è un anello fondamentale della catena dei rifornimenti sia per la Crimea sia per il Donbass. Il sentimento antirusso è forte, lo vedrete quando la libereremo". Di quel sentimento si nutrono gruppi di partigiani e sabotatori che agiscono nell'ombra a Melitopol, tanto efficaci che il comando locale dà un premio di 500 mila rubli a chiunque fornisca informazioni utili a catturarli.

Sono stati i russi per primi a segnalare il raggruppamento di unità meccanizzate ucraine nei pressi di Huljajpole, a ridosso del fronte di Zaporizhzhia. "La nostra intelligence le ha individuate tutte", scrive sui canali Telegram Igor Girkin, un leader dei separatista. I generali di Putin sono preoccupati, come documenta lo spaventoso (e apparentemente privo di motivi tattici) botta e risposta di artiglieria del 9 dicembre scorso tra Huljajpole e Polony, a un centinaio di chilometri a nord-est di Melitopol. "Se è vero che gli ucraini stanno ammassando forze proprio in quel punto, potrebbe essere il segnale che la quarta controffensiva, nonostante l'arrivo dell'inverno, è imminente", scrive l'analista militare di Forbes.

Zelensky, che in settimana si aspetta di ricevere la notizia della fornitura statunitense di missili Patriot per la difesa aerea (i soldati ucraini impareranno a usarli nella base Usa di Grafenwoehr in Germania), da mesi parla di riconquistare anche la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014, e la liberazione di Melitopol né è necessaria preocondizione. Per martellare sulla catena logistica russa, Kiev può usare i sistemi Himars donati da Biden, che lanciano missili a guida satellitare con una gittata di 80 chilometri.  "Le precedenti controffensive ci insegnano che rimangono avvolte nella nebbia e nell'incertezza fin quando non cominciano", ragiona Oleksiy Melnyk, condirettore del Razumkov Centre, un think tank focalizzato sulla sicurezza e le relazioni internazionali. "È possibile che Kiev lancerà la quarta aprendo il fronte verso Melitopol. Gli attacchi dei giorni scorsi sembrano proprio quelli che in gergo si chiamano small cuts: piccoli tagli, assalti minori ma costanti e tesi a distruggere depositi, munizioni, infrastrutture. Riconquistare Melitopol significa tagliare fuori i battaglioni russi posizionati sulla riva est del Dnepr, bloccare le vie dell'approvvigionamento e avere una base per puntare verso la Crimea". Il sogno di Zelensky, l'incubo di Putin.