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Caso Soumahoro, la polemica sulle foto di Liliane Murekatete: risponda di quello che ha fatto, non della sua borsetta

Liliane Murekatete 

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Penso, come Concita De Gregorio, che la signora debba rispondere di altro non di come veste. Quando lo sbocco moralista si esaurisce, si torna alla immoralità di sempre
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C'è una inchiesta giudiziaria - di evidente interesse pubblico, e con forti ricadute politiche - su malversazioni, negligenze fiscali e forse maltrattamenti nella gestione di una cooperativa di accoglienza gestita dalla compagna del deputato di Sinistra italiana (autosospeso) Soumahoro e, soprattutto, dalla madre di lei. E questa è una cosa.

Poi c'è un enorme clamore mediatico attorno alle due protagoniste dirette della vicenda e al protagonista indiretto, il deputato Soumahoro. E questa è tutt'altra cosa. Diciamo che in attesa dei risultati dell'inchiesta, che definiranno le accuse di reato mosse a madre, figlia ed eventuali terzi, i media di ogni ordine e grado, con diversi accenti, si sono molto spesi nel racconto dei tre personaggi, specie la donna più giovane, Liliane Murekatete, che le cronache hanno ribattezzato "lady Soumahoro" forse per riecheggiare beffardamente una figura del secolo scorso, quella lady Poggiolini…

C'è una inchiesta giudiziaria - di evidente interesse pubblico, e con forti ricadute politiche - su malversazioni, negligenze fiscali e forse maltrattamenti nella gestione di una cooperativa di accoglienza gestita dalla compagna del deputato di Sinistra italiana (autosospeso) Soumahoro e, soprattutto, dalla madre di lei. E questa è una cosa.

Poi c'è un enorme clamore mediatico attorno alle due protagoniste dirette della vicenda e al protagonista indiretto, il deputato Soumahoro. E questa è tutt'altra cosa. Diciamo che in attesa dei risultati dell'inchiesta, che definiranno le accuse di reato mosse a madre, figlia ed eventuali terzi, i media di ogni ordine e grado, con diversi accenti, si sono molto spesi nel racconto dei tre personaggi, specie la donna più giovane, Liliane Murekatete, che le cronache hanno ribattezzato "lady Soumahoro" forse per riecheggiare beffardamente una figura del secolo scorso, quella lady Poggiolini resa celebre da un pouf imbottito di banconote.

È esattamente di questo secondo aspetto - quello mediatico - che si è occupata, l'altro giorno su questo giornale, Concita De Gregorio. Non del primo. Ma evidentemente la confusione tra carte giudiziarie, iter processuali e ruolo dell'informazione è così totale, così strutturale, che la grande parte delle reazioni all'articolo di De Gregorio, accolto da un coro di sghignazzi soprattutto su siti e giornali di destra (che, non so se ve ne siete accorti, sono da anni la maggioranza secca, proprio come in Parlamento), l'hanno tacciata di "innocentismo", nonostante non avesse speso nemmeno una virgola a proposito della vicenda giudiziaria. Per altro ancora in divenire.

Ma la domanda che si (e ci) faceva Concita era tutt'altra. Era come mai l'esibizione di accessori lussuosi e la disinvoltura di immagine della giovane signora ruandese le fossero rinfacciati con tanto accanimento, nonostante il loro evidente conformismo, la loro "normalità": sono gli stessi strumenti, gli stessi orpelli che fanno furore sui social, che valgono milioni di like, che portano popolarità, successo, denaro. Perché mai una ragazza immigrata dall'Africa dovrebbe celare il suo corpo e tenere la testa bassa, dal momento che l'esibizione del corpo femminile è largamente praticata, sui social, in televisione, ovunque la società faccia spettacolo di se stessa, come normale autopromozione?

Lo scandalo - ha replicato sempre su questo giornale Francesco Bei - dipende dallo scarto stridente tra il ruolo di Murekatete, che almeno in teoria avrebbe dovuto occuparsi di assistere gli ultimi, e il suo sfoggio di eleganza, più consono a una influencer che a una operatrice sociale. Vero, lo scarto c'è, e infastidisce. Ma a parte che, lungo quella china, si rischia poi di considerare "inappropriato" anche lo shopping natalizio di Bersani (non è "di sinistra" regalare un foulard griffato alla moglie, regalino libri, 'sti comunisti, possibilmente usati), la riflessione di Concita riguardava un altro tipo di scarto, ancora più stridente. Quello che separa la spensieratezza ostentata dei nostri costumi dai sussulti di moralismo che a tratti ci colgono e ci offuscano.

Una società nella quale il narcisismo e l'esibizionismo sono pane quotidiano dovrebbe organizzare in maniera un poco più coerente, e razionale, le sue opinioni sulle varie forme di dipendenza e di abuso che quei modelli generano. Se la sobrietà è l'antidoto, e lo è, allora andrebbe richiesta a tutti, in specie ai più ricchi, ai più potenti e ai più famosi, che non avrebbero necessità alcuna di sgomitare e di dare scandalo per farsi notare, eppure lo fanno (vedi Elon Musk), come se il successo e i miliardi non fossero un clamoroso sollievo, ma una malattia feroce.

Se la morale è una necessità, e lo è, sforziamoci di capire che il moralismo è il suo contrario, è un'accensione intermittente e ondivaga, molto spesso iniqua nello scegliere i suoi bersagli. Quando lo sbocco moralista si esaurisce, si torna, difatti, all'immoralità di tutti i giorni, esattamente come è accaduto dopo Tangentopoli. Anche per questo sono d'accordo con Concita. La signora Murekatete dovrà rispondere, se chiamata in giudizio, di come ha amministrato, o aiutato ad amministrare, una cooperativa molto chiacchierata, in grave debito con i suoi assistiti. Non di come si veste, e nemmeno di come si mostra sui social, a meno di voler stabilire che una immigrata ruandese, per non infastidire noi indigeni, deve conservare quella modestia di comportamento che, dalle nostre parti, regge al massimo fino alla seconda media.

Il direttore del quotidiano che ha importunato Bersani per l'acquisto di un foulard si è autodefinito (e ha fatto bene) "moralista cretino", scusandosi. Di quale dosaggio di moralismo cretino ognuno di noi sia portatore, è comunque una buona domanda da farsi, specie se scriviamo sui giornali. L'articolo di Concita De Gregorio aiutava a farsela.