Qatargate, nel Pd scatta la resa dei conti. Letta: "Noi siamo parte lesa"
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"Noi siamo parte lesa e vogliamo la verità". Non resta a guardare, Enrico Letta. La richiesta di revoca dell'immunità nei confronti di Andrea Cozzolino è la prova che le accuse mosse dalla procura belga contro l'eurodeputato del Pd sono qualcosa di più di un semplice sospetto. E stavolta investono con la potenza di un uragano non già un ex parlamentare come Antonio Panzeri - ormai da anni in Articolo1, forza gemella ma ancora diversa - bensì un eletto del principale partito dei progressisti italiani. Tramortito da un'inchiesta - il Quatargate - che, è l'allarme lanciato sulle chat dem, "rischia di diventare un nuovo 1992, una Mani pulite su scala continentale".
La sospensione
Non sono neppure le otto del mattino quando il segretario invita la Commissione di garanzia a riunirsi "con la massima urgenza" per assumere le decisioni conseguenti, ovvero la sospensione "cautelativa"…
"Noi siamo parte lesa e vogliamo la verità". Non resta a guardare, Enrico Letta. La richiesta di revoca dell'immunità nei confronti di Andrea Cozzolino è la prova che le accuse mosse dalla procura belga contro l'eurodeputato del Pd sono qualcosa di più di un semplice sospetto. E stavolta investono con la potenza di un uragano non già un ex parlamentare come Antonio Panzeri - ormai da anni in Articolo1, forza gemella ma ancora diversa - bensì un eletto del principale partito dei progressisti italiani. Tramortito da un'inchiesta - il Quatargate - che, è l'allarme lanciato sulle chat dem, "rischia di diventare un nuovo 1992, una Mani pulite su scala continentale".
La sospensione
Non sono neppure le otto del mattino quando il segretario invita la Commissione di garanzia a riunirsi "con la massima urgenza" per assumere le decisioni conseguenti, ovvero la sospensione "cautelativa" dell'ex assessore napoletano dall'albo degli iscritti e da tutti gli organismi di partito di cui fa parte. A tutela sua, ma soprattutto della comunità democratica. Modalità destinata a ripetersi qualora dovessero venir fuori nuovi casi. "Il Pd pretende onore, disciplina e rettitudine nei comportamenti da parte chi lo rappresenta nelle Assemblee elettive e in ogni incarico di responsabilità pubblica", spiegherà poi Letta nel corso del Comitato costituente che, convocato nelle ore successive, chiederà di mettere la questione morale al centro del dibattito congressuale. "Abbiamo dato una risposta ferma ed inequivocabile allo scandalo scoppiato a Bruxelles", rivendica l'inquilino del Nazareno. "Come abbiamo detto sin dal principio, di fronte alla gravità dei fatti emersi occorre fare piena luce, su tutto e al più presto. Per questo, abbiamo proposto subito la creazione di una Commissione d'inchiesta parlamentare a Strasburgo, con pieni poteri e tempi certi. E abbiamo deciso di costituirci parte civile nel processo".
L'attacco a Speranza
Una linea dura che tuttavia potrebbe non bastare. Il rischio è una resa dei conti interna dagli esiti imprevedibili. "Il dato che più colpisce", ragiona infatti il senatore Enrico Borghi, "è che a essere coinvolta è tutta la filiera dalemiana. Non ce la possiamo cavare con una scrollata di spalle, ma neppure indossare il cilicio per conto terzi", attacca. "Questa vicenda impone a Roberto Speranza di fare chiarezza: il capo di Articolo1 non può rivestire il ruolo di garante del nuovo Pd senza dire con nettezza che chi è stato il leader della sinistra italiana non può fare il faccendiere", per esempio intermediando la vendita di armi in Colombia. Ce l'ha con Massimo D'Alema, il senatore dell'ala riformista. Parole che rischiano di arroventare un clima congressuale già parecchio surriscaldato.
La condanna degli aspiranti segretari
"È uno scandalo di dimensioni enormi, gravissimo e anche vergognoso per la sua portata: per come intacca la credibilità di un'istituzione che ha messo la democrazia e i diritti al centro del proprio operato", rincara Elly Schlein, fra i candidati alla segreteria quella considerata più a sinistra. "La reazione non può che essere dura, ferma e rigorosa. La autorità stanno indagando, i corrotti ne risponderanno. Ma c'è di più: non basta l'indignazione, bisogna stringere le maglie dei controlli". Disgustato anche Stefano Bonaccini: "Quello che abbiamo visto, riguardasse anche una sola persona, è da voltastomaco", taglia corto il presidente dell'Emilia-Romagna. "La questione morale deve tornare in primo piano. La stragrande maggioranza degli iscritti e degli amministratori del Pd sono e siamo persone perbene. Dobbiamo essere inflessibili". Amaro Gianni Cuperlo, che non ha ancora deciso se scendere in campo: "Io penso che noi abbiamo sacrificato una quota rilevante dell'etica politica e pubblica", dice a Metropolis, "quando il mantenimento del potere è divenuto il fine ultimo, tolto il quale non c'era più un'identità".