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Pd, Alessandro Zan sostiene Elly Schlein: "Alla sinistra serve un cambio di passo"

Alessandro Zan 
“Sono insidiati tutti i diritti, soprattutto da questo governo di destra che approva una manovra che aumenta le disuguaglianze, perciò il Pd scende in piazza". Qatargate, "non basta l’indignazione, ci vuole una riscossa perché non c’è spazio alcuno per chi pensa alla politica come arricchimento personale"
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“Tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini la partita è aperta. Non sottovaluterei la voglia di cambiamento che c’è nel popolo di centrosinistra, quindi Elly ha buone possibilità di vincere il congresso del Pd”. Alessandro Zan, il deputato dem e attivista Lgbt che ha dato il suo nome alla legge contro l’omotransfobia arrivata a un passo dal traguardo e poi affossata in Senato, tifa Schlein. “Il Pd è in piazza contro una manovra che aumenta le disuguaglianze: le persone sono discriminate sia per l’identità di genere che per la loro condizione di povertà”, denuncia.

Zan, lei appoggia Schlein, perché?

“Da tempo sostengo che alla sinistra serve un cambio di passo. Ritengo abbia bisogno come l’ossigeno di una ledership femminile e femminista” 

Beh, la destra è anche più avanti avendo indicato una donna per Palazzo Chigi.

“La premier Giorgia Meloni si fa chiam…

“Tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini la partita è aperta. Non sottovaluterei la voglia di cambiamento che c’è nel popolo di centrosinistra, quindi Elly ha buone possibilità di vincere il congresso del Pd”. Alessandro Zan, il deputato dem e attivista Lgbt che ha dato il suo nome alla legge contro l’omotransfobia arrivata a un passo dal traguardo e poi affossata in Senato, tifa Schlein. “Il Pd è in piazza contro una manovra che aumenta le disuguaglianze: le persone sono discriminate sia per l’identità di genere che per la loro condizione di povertà”, denuncia.

Zan, lei appoggia Schlein, perché?

“Da tempo sostengo che alla sinistra serve un cambio di passo. Ritengo abbia bisogno come l’ossigeno di una ledership femminile e femminista” 

Beh, la destra è anche più avanti avendo indicato una donna per Palazzo Chigi.

“La premier Giorgia Meloni si fa chiamare al maschile “il” premier, perché evidentemente pensa che l’autorevolezza sia maschile e non femminile. Una premiership che si nasconde dietro al maschile dimostra di essere contro i diritti delle donne. Il Pd deve puntare a una leadership femminile e femministra per contrastare le discriminazioni e la violenza di genere che è tipica delle società patriarcali”.

Non pensa che la radicalità di Schlein possa provocare non pochi abbandoni nel Pd? 

“Non credo. Tra gli iscritti dem c’è anche molta voglia di uscire dalle vecchie logiche. Ho stima per Bonaccini, ma al Pd occorre un cambiamento vero. Dobbiamo lanciare un messaggio comprensibile e netto su lavoro, transizione ecologica e diritti. Chi fa una gerarchia tra queste questioni non ha capito che sono interconnesse, perché senza gli uni non ci sono gli altri”. 

E il rischio non è quello di un Pd formato partito radicale? 

“Il Pd deve tenere insieme una pluralità di sensibilità: Elly è in grado di farlo essendo una donna giovane ma con una esperienza politica consolidata”. 

Cambio di passo ma non stravolgimento? 

“Il Pd deve avere lo spirito del partito laburista o dell’Spd, dove a volte prevale una sensibilità, a volta un’altra, ma si resta uniti e compatti. Non si può partecipare a un congresso in cui chi perde ruba il pallone e se ne va. La segretaria o il segretario sono scelti con le primarie e qualsiasi sia l’esito sarà accettato da tutti”. 

I diritti delle persone Lgbtq+ sono insidiati: è l’allarme di Schlein? 

“Sono insidiati tutti i diritti, soprattutto da questo governo di destra che approva una manovra che aumenta le disuguaglianze, perciò il Pd scende in piazza. Quando una persona  viene discriminata per orientamento sessuale e identità di genere o perché è in condizione di povertà, è spinta a una lotta per la sopravvivenza che toglie diritti e innesca una deriva pericolosa verso una società disgregata, meno coesa, meno felice. Penso alla professoressa trans emarginata. Penso a chi è indigente e perciò escluso dalla cittadinanaza. Dare diritti consente di essere pienamente cittadini”.

Il Qatargate si è abbattutto sul Pd? 

“Io sono sempre stato super orgoglioso di appartenere a una comunità attenta alla questione morale. Qui, nell’inchiesta detta Qatargate, stiamo parlando di alcune persone che non solo infangano la tradizione della sinistra ma anche le istituzioni europee. Non basta l’indignazione, ci vuole una riscossa perché non c’è spazio alcuno per chi pensa alla politica come arricchimento personale. Servono parole d’ordine chiare e nuove”. 

Si potrebbero anticipare le primarie dem e passare poi alla fase costituente, come suggerisce Matteo Ricci? 

“Il percorso costituente è già stato avviato. Credo vada proseguito tenendo tutti assieme e aprendo ai non iscritti, perché abbiamo bisogno di aria nuova. Il 19 febbraio per le primarie mi sembra una buona data”.