Salvi: "Bisogna tutelare le intercettazioni preventive dallo spionaggio di altri Stati"
di Liana Milella , di Liana Milella"Più che una riduzione di spese per le intercettazioni preventive, vedo un meccanismo di pagamento che aumenta la segretezza rispetto allo spionaggio di Stati stranieri". L'ex procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, che si è occupato proprio di autorizzare le richieste delle intercettazioni preventive in arrivo dagli 007, spiega a Repubblica vantaggi e rischi dell'intervento del governo.
Ha letto il testo? Siamo o no a una stretta sui costi?
"Non è una questione di costi, che rimangono invariati. L'emendamento, evidentemente, nel comma finale, punta a risolvere un problema che la Procura generale pose già quando io la dirigevo. E cioè che le intercettazioni preventive delle agenzie sono profondamente diverse da quelle per finalità penali. Prevedere il pagamento delle spese con il meccanismo previsto per il loro recupero a seguito di condanna nel processo determina un rischio per la segretezza perch&eacut…
"Più che una riduzione di spese per le intercettazioni preventive, vedo un meccanismo di pagamento che aumenta la segretezza rispetto allo spionaggio di Stati stranieri". L'ex procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, che si è occupato proprio di autorizzare le richieste delle intercettazioni preventive in arrivo dagli 007, spiega a Repubblica vantaggi e rischi dell'intervento del governo.
Ha letto il testo? Siamo o no a una stretta sui costi?
"Non è una questione di costi, che rimangono invariati. L'emendamento, evidentemente, nel comma finale, punta a risolvere un problema che la Procura generale pose già quando io la dirigevo. E cioè che le intercettazioni preventive delle agenzie sono profondamente diverse da quelle per finalità penali. Prevedere il pagamento delle spese con il meccanismo previsto per il loro recupero a seguito di condanna nel processo determina un rischio per la segretezza perché consente a un osservatore esterno di individuare di che ascolti si tratta visto che la stessa procura generale non svolge altra attività di indagine".
Quindi sarebbe una modifica utile?
"Ritengo di sì, innanzitutto perché chiarisce che non si tratta di intercettazioni a fini penali, e in secondo luogo perché aumenta la segretezza di questo genere di attività, anche rispetto a potenti soggetti esterni, come altri Stati, che possono avere interesse a penetrare le barriere di segretezza".
Ma passare dal "pagamento a consumo" a "una forma di canone annuo forfettario" non rischia di ridurre la spesa e soprattutto non essere accettato da chi materialmente fa le intercettazioni?
"Naturalmente questo dipende dalla convenzione e dal numero dei bersagli e dalla loro durata. Anche per questo motivo non ritengo che si tratti di una riduzione di spese, ma di una diversa attribuzione. Peraltro l'idea di una convenzione forfettaria è stata a lungo discussa al ministero della Giustizia per le intercettazioni penali".
Il contesto della manovra fiscale è lo strumento giusto per affrontare una questione così complessa e delicata?
"Distinguerei tra il comma che riguarda le spese, che mi pare in linea con un provvedimento sulla finanza pubblica. Avrei dei dubbi invece sul resto dell'emendamento, che pure in linea di massima mi sembra utile e rispondente anch'esso ad esigenze emerse nel corso del lavoro della Procura generale. Infatti dall'originale previsione del 2005 le intercettazioni dei servizi si sono sempre più distanziate da quelle del processo penale e riguardano anche aree che non hanno nulla a che vedere con ipotesi di reato, a seguito delle modifiche introdotte nel 2012. Continuare invece a fare riferimento alle intercettazioni preventive nel processo penale induce confusione. Si tratta di una materia molto complessa e che richiederebbe una valutazione attenta e ponderata perché il diavolo a volte si nasconde nei dettagli".
E lei che "diavolo" vede annidarsi in questo testo?
"Potrebbero annidarvisi delle difficili compatibilità con la giurisprudenza delle Corti europee circa la durata e la conservazione dei dati. Trovo invece positivo che si disciplini la distruzione delle relazioni a fondamento delle richieste delle agenzie che attualmente restano conservate presso la segreteria di sicurezza della procura generale. L'esigenza di segretezza e quella di tutela delle persone coinvolte in questo caso coincidono. Faccio presente che in tanti anni non vi è mai stato un solo caso in cui il contenuto di intercettazioni preventive delle agenzie sia filtrato indebitamente all'esterno. Tra l'altro questo ci dà qualche indicazione sul fatto che invece notizie acquisite dalle intercettazioni penali siano rese pubbliche, un fatto che dipende proprio dal meccanismo di controllo trasparente previsto per il processo penale attraverso il deposito alle parti e all'utilizzo in atti pubblici come i decreti o le ordinanze. Quindi qui non si tratta di responsabilità del pm o di altri soggetti, se non in casi del tutto patologici, ma dell'esigenza del processo penale che per sua natura è pubblico".
Togliere del tutto al ministero della Giustizia non solo l'onore finanziario, ma anche il controllo sul flusso e sulla quantità di intercettazioni preventive non rischia di lasciare solo in mano ai servizi questo strumento?
"Già adesso il ministero non può fare alcuna valutazione dei flussi, il Copasir può invece conoscerli e renderne nota la dimensione. Tant'è che io parlavo dell'indebita ricostruzione delle utenze da parte di soggetti esterni attraverso i mandati di pagamento. Per esempio un servizio segreto straniero potrebbe conoscere, attraverso i dati di un operatore telefonico, le attività che sta svolgendo l'agenzia italiana. Tant'è che la procura generale aveva già da tempo adottato una serie di accorgimenti per evitare questa potenziale lesione della sicurezza. Da questo punto di vista la convenzione forfettaria è un vantaggio in più".
Le nuove regole del governo consentono di conservare gli ascolti preventivi fino a 24 mesi. Non è un tempo troppo lungo?
"Può non esserlo quando l'indagine in cui gli ascolti si inseriscono è complessa e di lunga durata. Si tratta di aspetti delicati che devono essere esaminati con cura e su cui in passato si è raggiunto un accordo bipartisan, anche grazie all'operato del Copasir. Io non sono in grado di dire se questo emendamento sia o meno compatibile con la legge finanziaria dal punto di vista dei regolamenti parlamentari, ma certamente sarebbe utile una discussione veloce, ma approfondita, e non costretta dai tempi strettissima della manovra".
Nordio, nelle sue relazioni tra Camera e Senato, ha vantato le intercettazioni preventive fatte all'estero, mentre ha duramente criticato la discussione sui giornali di quelle italiane. Questo intervento del governo le suona come un segnale per accentuare la segretezza degli ascolti preventivi a fronte di una stretta su quelli processuali?
"Non credo proprio. Sono cose completamente diverse. E il riferimento alle esperienze straniere dovrebbero tener conto dell'enorme quantità di intercettazioni che in alcuni Paesi vengono abitualmente fatte e che hanno dato luogo a gravissimi scandali, cui sono seguite modifiche normative e sentenze delle corti europee, e addirittura le prime leggi nella storia dei servizi segreti britannici. Non si possono comparare sistemi diversi ed è ovvio che se si utilizzassero a fini penali le intercettazioni dei servizi, anche solo indirettamente, queste finirebbero di essere segrete. E farebbero la stessa fine di quelle giudiziarie. Bisogna avere ben chiara la cognizione che il segreto tutelato dalle agenzie non è quello verso la stampa, ma per evitare la possibile penetrazione da parte di potenti strutture di spionaggio di Stati o di entità malevole, come le organizzazioni terroristiche. Bisogna stare attenti a non fare confusione".