Lega, Bossi a un passo dalla rottura: "Salvini non mi parla? È un bambino, non si comporta da uomo"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliQuesta potrebbe essere l’ultima settimana di Umberto Bossi nella Lega, perlomeno in quella 2.0 che porta il nome di Matteo Salvini. Anche perché della vecchia Lega Nord il fondatore rimane presidente a vita. Ieri al Pirellone c’è stata una nuova tappa dello scontro a distanza tra il Senatur e il segretario federale, con quest’ultimo che ostenta sicurezza e fa spallucce di fronte ai richiami e alle richieste del primo.
Ma andando con ordine: debilitato nel fisico ma sempre svelto nel pensiero, Bossi è arrivato a sorpresa alla sede del Consiglio regionale a metà mattinata. Chiuso in una stanza laterale, con lui ci sono i co-promotori della minoranza interna e associazione Comitato Nord Angelo Ciocca e Paolo Grimoldi, oltre ai quattro consiglieri che hanno formato un nuovo gruppo e per quello sono stati espulsi. Il capo — c’è chi lo chiama ancora così ricordando i tempi di quando dettava legge lui — rice…
Questa potrebbe essere l’ultima settimana di Umberto Bossi nella Lega, perlomeno in quella 2.0 che porta il nome di Matteo Salvini. Anche perché della vecchia Lega Nord il fondatore rimane presidente a vita. Ieri al Pirellone c’è stata una nuova tappa dello scontro a distanza tra il Senatur e il segretario federale, con quest’ultimo che ostenta sicurezza e fa spallucce di fronte ai richiami e alle richieste del primo.
Ma andando con ordine: debilitato nel fisico ma sempre svelto nel pensiero, Bossi è arrivato a sorpresa alla sede del Consiglio regionale a metà mattinata. Chiuso in una stanza laterale, con lui ci sono i co-promotori della minoranza interna e associazione Comitato Nord Angelo Ciocca e Paolo Grimoldi, oltre ai quattro consiglieri che hanno formato un nuovo gruppo e per quello sono stati espulsi. Il capo — c’è chi lo chiama ancora così ricordando i tempi di quando dettava legge lui — riceve Attilio Fontana. Il presidente della regione esce dopo mezz’ora e si fa portatore di un messaggio di pace: chiedere alla coalizione di centrodestra di far spazio alla lista nordista, come da desiderata di Bossi. Una formazione alleata quindi alla Lega, ma alternativa al Carroccio.
Un’eresia, per com’è strutturato e pensato il partito. Inconcepibile e inammissibile per Salvini, eppure il calcolo politico è questo: senza l’1-2-3 per cento di voto “padano”, a Fontana rischia di mancare la percentuale decisiva per raggiungere il 40 per cento e ottenere il premio di maggioranza alla prossima legislatura. Con FdI che veleggia al 25-30 per cento, il governatore rischia la rielezione sotto il commissariamento di Giorgia Meloni e dei suoi. Per questo servono anche i consensi verde antico. Salvini ormai da più di due settimane si nega al telefono quando chiama Bossi.
Da Gemonio era stata benedetta l’operazione di rottura in Consiglio regionale, il “Capitano” aveva ordinato l’immediata espulsione dei tre (poi diventati quattro) e il senatur aveva chiesto clemenza. Fine delle comunicazioni. «Salvini si comporta come un bambino e non come un uomo, io sono abituato a parlare da uomo a uomo», ha sibilato Bossi parlando coi suoi. Il ragionamento che fanno i ribelli, o meglio la sfida posta, è questa: Salvini si comporterà da leader politico o da capo di una corrente? Nel primo caso, darà il via libera all’operazione Nord. «Entro domenica sera ci dovranno dare una risposta, o dovranno darla a Fontana...», spiega Roberto Mura, fazzoletto verde nel taschino e la spilletta di Alberto da Giussano sulla giacca.
In realtà un primo responso è già arrivato ed è un semaforo rosso. «Noi lavoriamo in coerenza e continuità con quanto scelto dai cittadini e da migliaia di militanti e amministratori del partito di via Bellerio che non hanno mai tradito, insultato o perso tempo a fare polemica», sentenzia il commissario regionale Fabrizio Cecchetti. Salvini fa direttamente il vago: «Io bambino? Lo prendo come un complimento, sono come Peter Pan. Comunque non mi occupo di questioni locali». Eppure, da ex segretario della Lega Lombarda, sa benissimo quanto conti negli equilibri interni la regione dov’è nato tutto. Dei 9 mila iscritti dell’anno scorso, a metà estate erano andate perse il 40 per cento delle tessere.
«Di questo passo alle Europee del 2024 la Lega non prenderà il 4 per cento, perdono i territori e dicono che va tutto bene, come faceva l’orchesta sul Titanic», avverte Ciocca, ormai anche lui con un piede fuori dal partito; chissà se uscirà definitivamente e se accadrà per provvedimento di espulsione o per scelta.