Errore da 450 milioni. E ora la manovra torna in commissione
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboL'inciampo del governo sulla Finanziaria prende forma in un emendamento che non doveva essere neppure votato dalla commissione Bilancio della Camera. La proposta di modifica del Pd, che stanzia 450 milioni per i Comuni, riceve invece il via libera dei deputati durante la lunga e tormentata seduta notturna tra martedì e mercoledì. Solo che le coperture non ci sono mai state e quindi quei fondi non arriveranno mai agli enti locali. Per tutto il giorno a Montecitorio si rincorrono le voci sulla manina che ha inserito l'emendamento nel fascicolo; secondo il Pd è stato un deputato di Fratelli d'Italia a generare il cortocircuito leggendo male il numero della modifica che ha chiesto di sottoporre al voto. Resta l'errore materiale, non il primo perché la storia della legge di bilancio è ricca di passi falsi, ma la necessità di ritornare in commissione, seppure per un singolo stralcio, toglie tempo a un passaggio che invece deve proced…
L'inciampo del governo sulla Finanziaria prende forma in un emendamento che non doveva essere neppure votato dalla commissione Bilancio della Camera. La proposta di modifica del Pd, che stanzia 450 milioni per i Comuni, riceve invece il via libera dei deputati durante la lunga e tormentata seduta notturna tra martedì e mercoledì. Solo che le coperture non ci sono mai state e quindi quei fondi non arriveranno mai agli enti locali. Per tutto il giorno a Montecitorio si rincorrono le voci sulla manina che ha inserito l'emendamento nel fascicolo; secondo il Pd è stato un deputato di Fratelli d'Italia a generare il cortocircuito leggendo male il numero della modifica che ha chiesto di sottoporre al voto. Resta l'errore materiale, non il primo perché la storia della legge di bilancio è ricca di passi falsi, ma la necessità di ritornare in commissione, seppure per un singolo stralcio, toglie tempo a un passaggio che invece deve procedere spedito per concludersi prima di Natale per poi proseguire al Senato, dove il disco verde deve accendersi entro il 31 dicembre se si vuole evitare la mannaia dell'esercizio provvisorio.
Il presidente della commissione Bilancio Giuseppe Mangialavori dice che "al massimo si perderà un'ora", ma al di là dei tempi supplementari l'errore restituisce un'altra angolatura dell'affanno di una manovra che, nel giorno dell'approdo in aula, sconta anche le scorie delle divisioni dentro alla maggioranza. All'indomani dello stop della premier Giorgia Meloni e del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti al condono penale è il ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso (FdI) ad imputare a Forza Italia la paternità di una forzatura che ha tenuto bloccati i lavori della commissione. Passano pochi minuti ed è Francesco Paolo Sisto, il viceministro alla Giustizia in quota Fi, a chiamare in causa il Mef, in particolare il vice Maurizio Leo, come promotore, insieme a via Arenula, della misura, descritta però come un meccanismo diverso dal condono.
Lo scambio di accuse genera imbarazzo a Palazzo Chigi tanto che la premier deve rinviare la partecipazione a Porta a Porta, immagine plastica di una difficoltà che deve misurarsi anche con le opposizioni. Come quella del Terzo Polo, da annunciata stampella del governo a contestatore della riscrittura di 18app, il bonus cultura per i diciottenni introdotto da Matteo Renzi nel 2017. Il leader di Italia Viva accusa: "Vedo una collezione di marchette da far impallidire la Prima Repubblica. Dare i soldi ai presidenti delle società di serie A togliendo gli incentivi per i diciottenni è follia".
Nell'emendamento di Fratelli d'Italia che fa debuttare una doppia carta - quella Cultura giovani, legata a una soglia Isee fino a 35 mila euro, e Carta del merito riferita al voto della maturità - è previsto un taglio di 230 milioni, l'importo annuale di spesa di 18app. Deve intervenire il Mef per rimettere ordine: "Nessun taglio nel 2023, l'anno prossimo la Carta della cultura Giovani sarà assegnata ai nati nell'anno 2004 mediante utilizzo delle risorse già impegnate nel 2022". Il taglio c'è, come riporta l'emendamento, ma c'è anche l'effetto compensazione perché la Carta, nel 2023, si finanzierà con le risorse di quest'anno. La polemica, invece, non si ferma, con il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone a difendere la norma e i parlamentari del Terzo Polo, in batteria, a controbattere. Si arriva così all'aula. Prima, però, il governo deve correggere l'errore. Con la speranza che sia l'unico. A dirlo sarà l'esito del controllo della Ragioneria.