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Finanziamento pubblico ai partiti, i bersaniani propongono un ritorno all'antico: rimborsi in base ai voti presi

Arturo Scotto, coordinatore di Articolo 1 
Articolo 1 sta per presentare alla Camera una proposta di legge com'era una volta, prima del 2013, "su base democratica, e non censitaria". Il ddl del Pd punta a raddoppiare i fondi
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ROMA - Sul finanziamento pubblico ai partiti il vento è cambiato. I bersaniani stanno per presentare alla Camera una proposta di legge che è un ritorno all'antico: rimborsi ai partiti in base ai voti presi, com'era una volta, prima che nel 2013 il governo di Enrico Letta, all'epoca premier, li abolisse, così cancellando il finanziamento pubblico. Oggi i partiti in Italia si finanziano con la libera scelta del 2 x mille dei contribuenti, le donazioni dei privati e i versamenti dei parlamentari. 

Nove anni fa Letta twittava: "Non faremo passi indietro sull'abolizione al finanziamento pubblico ai partiti. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma, perché bloccarlo?". E Beppe Grillo a nome del Movimento 5Stelle lo invitava a fare di più contro il mangia-mangia della politica. Ma adesso neppure il Pd è così convinto che la strada imboccata fin qui sia la migliore. Martedì scorso in …

ROMA - Sul finanziamento pubblico ai partiti il vento è cambiato. I bersaniani stanno per presentare alla Camera una proposta di legge che è un ritorno all'antico: rimborsi ai partiti in base ai voti presi, com'era una volta, prima che nel 2013 il governo di Enrico Letta, all'epoca premier, li abolisse, così cancellando il finanziamento pubblico. Oggi i partiti in Italia si finanziano con la libera scelta del 2 x mille dei contribuenti, le donazioni dei privati e i versamenti dei parlamentari. 

Nove anni fa Letta twittava: "Non faremo passi indietro sull'abolizione al finanziamento pubblico ai partiti. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma, perché bloccarlo?". E Beppe Grillo a nome del Movimento 5Stelle lo invitava a fare di più contro il mangia-mangia della politica. Ma adesso neppure il Pd è così convinto che la strada imboccata fin qui sia la migliore. Martedì scorso in commissione Affari costituzionali del Senato è partito l'esame del disegno di legge presentato da Andrea Giorgis, responsabile riforme dem, e sottoscritto da una pattuglia di 18 senatori, tra cui la capogruppo del Pd, Simona Malpezzi. E' una legge che non rinnega il criterio del 2 x mille però punta a raddoppiare quei finanziamenti. Che si aggirano complessivamente intorno ai 25 milioni e dovrebbero arrivare a 45 milioni all'anno. La modifica è semplice: si tratta di assegnare ai partiti il cosiddetto "inoptato", cioè quella quota dell'Irpef dei contribuenti che non indicano alcuna forza politica. Una soluzione mediana.  

Ma Arturo Scotto, coordinatore di Articolo 1 (partito impegnato nella costruzione del nuovo Pd), annuncia che è tempo di "reintrodurre il finanziamento pubblico su base democratica, ovvero in relazione ai voti presi, e non censitaria, secondo il 2 xmille". 

In questa accelerazione c'entra qualcosa il Qatargate e l'inchiesta per corruzione che vede coinvolto Antonio Panzeri, ex bersaniano?  

"No, noi questo lo andiamo dicendo da tempo", replica Scotto.  

Però la questione morale, posta all'ordine del giorno dallo scandalo delle mazzette agli europarlamentari, per Articolo 1 è "figlia dell'idebolimento della politica, della sua perdita di autonomia rispetto al mercato e agli interessi privati, dell'affievolimento delle identità culturali e dei punti di riferimento sociali da rappresentare". E' scritto nel documento finale votato dall'assemblea dei bersaniani una settimana fa. Scotto scorre la tabella che mostra il testacoda del finanziamento con il 2x mille: Articolo 1 nel 2021 ha avuto 52 mila contribuenti che hanno destinato il loro 2xmille,  abbia avuto risorse per 699 mila euro. Mentre + Europa o Italia Viva e Azione con meno contributi, però più pesanti dal punto di vista del censo, abbia capitalizzato di più. Spiega sempre Scotto che il ritorno al finanziamento pubblico tradizionale va ovviamente accompagnato con il massimo della trasparenza, la rendicontazione totale delle spese, la certificazione esterna dei bilanci da parte di una agenzia pubblica e indipendente, divieto di usare le risorse dei gruppi parlamnetari, l'obbligo di dedicarne una quota a attività di studio e elaborazioni programmatiche. 

Tuttavia i bersaniani appoggerebbero anche l'idea del Pd sulla destinazione dell'inoptato, che sempre prevede maggiri controlli e anche una sforbiciata del tetto massimo delle erogazioni da parte dei privati: attualmente possono donare fino a 100 mila euro, scenderebbero a 50 mila. 

Il compromesso dem non dispiace neppure a Forza Italia, mentre Fratelli d'Italia (partito del relatore in commissione al Senato, Andrea De Priamo) non ha ancora preso posizione. Bisognerà vedere fino a dove è disposto a spingersi Giuseppe Conte, il leader dei 5Stelle, che solo un mese fa ha detto sì al finanziamento con il 2xmille. A una soluzione drastica di ritorno all'antico pensa Rosy Bindi, tra i fondatori del Pd. 

A vigilare su come si finanziano i partiti è una struttura senza uomini né strumenti. Repubblica ha ricostruito il paradosso della commissione che vigila sui bilanci: cinque magistrati e quattro funzionari per verificare tutti i finanziamenti. 

A gennaio la discussione parlamentare entra nel vivo.