Pd tra rischio liquidazione e richiamo al Lingotto. Così al Nazareno il primo confronto Bonaccini-Schlein-De Micheli
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoEra un'assemblea del Pd per riconfermarne le radici, l'Ulivo prodiano e il Lingotto, in vista del congresso, ma dai toni sembrava una riunione di curatori fallimentari. Al Nazareno, sala Sassoli, le parole risuonate di più sono state "rischiamo la liquidazione". Lo dice la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani, lo dice l'aspirante leader Paola De Micheli. L'altro candidato segretario, Stefano Bonaccini, parla di pericolo "irrilevanza, come è avvenuto in altri paesi europei", il riferimento è ai socialisti greci e francesi.
Walter Verini, l'animatore della discussione insieme a Stefano Ceccanti, Marianna Madia e Pina Picierno, ricorda i "sette milioni di voti persi dal 2008. La cornice da cui ripartire - aggiunge - deve essere l'Ulivo del 1996 e il Lingotto del 2007. Il quadro lo decideranno le primarie".
Bonaccini ha difeso l'autonomia, "non regaliamola alla destra sovranista", De Micheli s…
Era un'assemblea del Pd per riconfermarne le radici, l'Ulivo prodiano e il Lingotto, in vista del congresso, ma dai toni sembrava una riunione di curatori fallimentari. Al Nazareno, sala Sassoli, le parole risuonate di più sono state "rischiamo la liquidazione". Lo dice la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani, lo dice l'aspirante leader Paola De Micheli. L'altro candidato segretario, Stefano Bonaccini, parla di pericolo "irrilevanza, come è avvenuto in altri paesi europei", il riferimento è ai socialisti greci e francesi.
Walter Verini, l'animatore della discussione insieme a Stefano Ceccanti, Marianna Madia e Pina Picierno, ricorda i "sette milioni di voti persi dal 2008. La cornice da cui ripartire - aggiunge - deve essere l'Ulivo del 1996 e il Lingotto del 2007. Il quadro lo decideranno le primarie".
Bonaccini ha difeso l'autonomia, "non regaliamola alla destra sovranista", De Micheli se l'è presa con "l'unanimismo finto delle nostre discussioni, la percezione è che il nostro obiettivo sia non cambiare mai, di raccontare un cambiamento che non avviene mai". Elly Schlein si è augurata una "forza aperta, tra partito e movimento", al contrario del governatore emiliano, che sul punto la pensa all'opposto: "Siamo un partito, non un movimento".
L'euroscandalo del Qatar è rimasto sullo sfondo fino a quando non è intervenuto il segretario uscente Enrico Letta, collegato da casa per un'influenza: "Siamo una comunità di gente per bene, che vuole pulizia e che da questo scandalo venga fuori trasparenza. Ribadisco che ci costituiremo parte lesa" al processo belga. "Serve un ricambio, una nuova classe dirigente. E un allargamento ad energie che sono fuori", ha rimarcato il leader dimissionario, difendendo il percorso costituente, "che non è una caricatura". "Il gruppo dirigente che arriverà farà meglio di me".
Infine il dibattito sulla data di congresso e primarie. Sia De Micheli che esponenti vicini a Bonaccini da giorni chiedono un anticipo rispetto al 19 febbraio. Ma dalla mozione Schlein si augurano il contrario: di posticipare le assise di una settimana, al 26 febbraio.
Manovra, Letta: "Legge di bilancio è la più pasticciata degli ultimi 20 anni"