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Meloni boccia il Mes: "Non lo prenderemo firmo col sangue". Ma apre alla ratifica

La premier Giorgia Meloni a Porta a Porta (agf)

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Prima uscita tv della premier da Vespa, poi la partenza per l'Iraq. Agli ambasciatori: "Errore dipendere troppo dagli Usa per la sicurezza"
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ROMA - "Finché io conto qualcosa, che l'Italia non acceda al Mes lo posso firmare con il sangue". Fa la voce grossa, Giorgia Meloni, seduta davanti a Bruno Vespa nel salotto di Porta a Porta. Conferma che il nostro Paese non accederà all'ex fondo salva-Stati. Ma sono parole che nascondono una evidente apertura su un altro aspetto della questione: la riforma del meccanismo di assistenza finanziaria. L'Italia è il solo Paese dell'Ue a non averlo ratificato. E la premier non può che ricordarlo, dopo aver appena accennato al fatto che a lei non sembra questo "il grande tema". "Però, certo, se rimaniamo gli unici che non la approvano - ammette - blocchiamo anche gli altri. Ne discuterà eventualmente il Parlamento". È un'affermazione che prelude probabilmente a un via libera sostanziale, a gennaio, della ratifica: "Ma la domanda è: prima di entrare sul dibattito sulla ratifica, pos…

ROMA - "Finché io conto qualcosa, che l'Italia non acceda al Mes lo posso firmare con il sangue". Fa la voce grossa, Giorgia Meloni, seduta davanti a Bruno Vespa nel salotto di Porta a Porta. Conferma che il nostro Paese non accederà all'ex fondo salva-Stati. Ma sono parole che nascondono una evidente apertura su un altro aspetto della questione: la riforma del meccanismo di assistenza finanziaria. L'Italia è il solo Paese dell'Ue a non averlo ratificato. E la premier non può che ricordarlo, dopo aver appena accennato al fatto che a lei non sembra questo "il grande tema". "Però, certo, se rimaniamo gli unici che non la approvano - ammette - blocchiamo anche gli altri. Ne discuterà eventualmente il Parlamento". È un'affermazione che prelude probabilmente a un via libera sostanziale, a gennaio, della ratifica: "Ma la domanda è: prima di entrare sul dibattito sulla ratifica, possiamo rendere questo strumento utile? Il direttore del Mes - afferma Meloni - ha detto che sono aperti alla posizione dell'Italia, vorrei parlare con lui per capire se c'è un modo di prendere un fondo a cui nessuno accederà, sicuramente non l'Italia, e farne un fondo utile per qualcuno, con minori condizionalità, priorità diverse. Una cosa che non rischi di metterti un cappio al collo".

È solo uno dei temi affrontati nel corso della conversazione con Vespa, la prima intervista televisiva da quando Meloni siede a Palazzo Chigi, nel corso della quale tuttavia non si sofferma sulla manovra. Lo aveva fatto però in mattinata, in un discorso augurale ai suoi parlamentari: "Si può migliorare, siamo in rodaggio, ma le parole di chi pensava alla partenza del governo come a una catastrofe stanno tornando indietro come un boomerang". E il passo indietro sul Pos? "È stato necessario perché si trattava di un obiettivo del Pnrr stabilito dal precedente governo. E anche per la Commissione, racconta Meloni, il problema non "era nel merito" quanto nel non dare l'impressione di un "liberi tutti". Non poteva passare il principio "prendo la prima rata e poi cambio la norma". Ma la presidente del Consiglio dice che non rinuncerà a occuparsi di una limitazione dell'utilizzo della moneta elettronica: "È una questione di giustizia", dice. Annunciando una moral suasion sugli istituti bancari per abbassare le commissioni a carico dei commercianti.

Quello che manca all'Italia, dice la premier, è "l'ottimismo", la "fiducia nelle istituzioni" che, nei piani dell'esecutivo, sarà guadagnata nei prossimi cinque anni. Meloni ribadisce l'esigenza di riformare il reddito di cittadinanza perché lo Stato non può "pagare" chi aspetta "il lavoro dei sogni" e torna a rivendicare la battaglia a Bruxelles sui migranti, perché "quelli che accogliamo noi sono banalmente quelli che hanno i soldi da dare agli scafisti".

Alla Farnesina, in chiusura della conferenza degli ambasciatori (e prima di partire per l'Iraq per rendere omaggio ai militari italiani), la premier conferma una posizione in politica estera del saldamente ancorata nel "campo di gioco dell'Occidente" ma sempre aperta a costruire ponti di cui i diplomatici italiani i pilastri. L'Italia, insomma, si muove all'interno di Unione europea, Nato, Onu, con "un'azione corale" che viene ribadita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. La premier parla del lavoro per la pace in Ucraina "che va costruita e non declamata". E "da che mondo è mondo" se vuoi costringere due attori a sedersi al tavolo delle trattative "ci dev'essere equilibrio fra le forze in campo". E mentre in tutto il mondo "si celebra un Natale di luce - dice - l'Ucraina rimane senza energia elettrica. Chiederei a tutti gli italiani di chiudere per un'ora al giorno la corrente elettrica. Per capire cosa significhi".

Meloni mette nel mirino le "dipendenze". "Ci siamo resi conto che ne abbiamo troppe: quella energetica dalla Russia ma anche quella, sul campo della sicurezza, dagli Stati Uniti. Non sarebbe intelligente favorire un'altra dipendenza economica dalla Cina". Ma è la felpata presa di distanze dagli Usa, assieme a un più marcato spirito europeista, a sorprendere: "È chiara la necessità di rafforzare l'Ue nella sua autonomia strategica, per questo occorre anche consapevolezza dell'ordine di grandezza degli investimenti necessari: la spesa militare è necessaria per difendere i propri interessi nazionali". Il tema è più ampio: "La Nato deve avere un pilastro europeo, complementare - rimarca - a quello statunitense".