Gli italiani e lo Stato
di Carlo Bonini , Ilvo Diamanti. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Produzione Gedi VisualDopo due anni, la pandemia sembra avere ridotto il suo impatto. Anche se conviene essere prudenti. Altre volte, negli ultimi anni, le nostre speranze, per quanto accreditate dai dati, sono state, in seguito, smentite dagli eventi. Perché il Virus è una minaccia "invisibile", ma insidiosa. Im-prevedibile. È, dunque, meglio attendere. Con prudenza, senza rinunciare alle pre-cauzioni che ci hanno permesso di affrontare l'emergenza. Dai vaccini alle mascherine. Alla cautela nei rapporti con gli altri. Misure utili a controllare la minaccia virale. Anche se hanno logorato la nostra vita. Non solo "sociale".
La ricerca curata da LaPolis-Università di Urbino e Demos, sul rapporto fra "Gli italiani e lo Stato", giunta alla XXV edizione, ci permette di valutare con cura cosa sia cambiato e stia cambiando. Nella nostra democrazia e nelle attività che la accompagnano. La partecipazione sociale, l'accesso ai servizi pubblic…
Dopo due anni, la pandemia sembra avere ridotto il suo impatto. Anche se conviene essere prudenti. Altre volte, negli ultimi anni, le nostre speranze, per quanto accreditate dai dati, sono state, in seguito, smentite dagli eventi. Perché il Virus è una minaccia "invisibile", ma insidiosa. Im-prevedibile. È, dunque, meglio attendere. Con prudenza, senza rinunciare alle pre-cauzioni che ci hanno permesso di affrontare l'emergenza. Dai vaccini alle mascherine. Alla cautela nei rapporti con gli altri. Misure utili a controllare la minaccia virale. Anche se hanno logorato la nostra vita. Non solo "sociale".
La ricerca curata da LaPolis-Università di Urbino e Demos, sul rapporto fra "Gli italiani e lo Stato", giunta alla XXV edizione, ci permette di valutare con cura cosa sia cambiato e stia cambiando. Nella nostra democrazia e nelle attività che la accompagnano. La partecipazione sociale, l'accesso ai servizi pubblici, la relazione con i partiti e con le reti associative.
L'indicazione proposta dall'indagine evoca un (faticoso) ritorno alla "normalità". Agli orientamenti e ai modelli di vita precedenti all'irruzione del Covid. Mentre si confermano alcune "abitudini" antiche del sentimento nazionale. Il distacco nei confronti dello Stato, anzitutto, verso il quale di-mostra fiducia il 36% degli italiani. Una "minoranza". Molto "maggiore", tuttavia, rispetto a dieci anni fa, nel 2012, quando questo atteggiamento era condiviso dal 22%. Lo stesso discorso vale per le istituzioni territoriali, Comuni e Regione. E, a maggior ragione, per il Parlamento e gli stessi partiti. Oggi sono guardati con "distacco". Ma dieci anni fa suscitavano "sospetto". Erano, infatti, ri-conosciuti da meno del 10% dei cittadini. La diffidenza verso i partiti, comunque, riflette "un passato che non è passato", visto che si celebra il 30° anniversario di Tangentopoli e, secondo l'80% dei cittadini (intervistati), da allora "non è cambiato niente". Anzi, si è allargato oltre confine, alla Ue, se pensiamo all'inchiesta Qatargate, appena partita.
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Tuttavia, è migliorato il grado di soddisfazione rispetto ai servizi. Alla sanità, anzitutto. E alla scuola. Privata ma anche pubblica. In altri termini, il mondo intorno a noi appare meno distante e distinto. È divenuto un ambiente più familiare. Amico. Per reazione alle tensioni e all'inquietudine provocate dai cambiamenti "esterni". Sul piano sanitario e geo-politico.
Si sta, dunque, consolidando quella che un anno fa abbiamo definito una "democrazia sospesa", perché la minaccia del virus ha reso difficile progettare e perfino immaginare il futuro. Nonostante il ridimensionamento - relativo - della pandemia e della minaccia virale. Infatti, nel frattempo, sono subentrate altre minacce, altre paure. Per prima, la guerra in Ucraina. Cioè: non lontano dai nostri confini. Tuttavia, l'inquietudine suscitata da questi eventi ha contribuito a rendere più stabili i nostri rapporti con le istituzioni. In particolare, con lo Stato. Perché i cittadini hanno bisogno di riferimenti con-divisi. Per sentirsi "uniti", non "divisi". Peraltro, il minore impatto delle paure ha favorito la ripresa della partecipazione e dell'impegno associativo presenti sul territorio. Ci ha permesso di allentare il senso di solitudine e di vulnerabilità, alimentato dall'insicurezza.
Così, oggi, il nostro tempo appare meno "sospeso", rispetto a un anno fa. Perché riusciamo a guardare avanti. Insieme agli altri. Anche per questo è migliorato il giudizio degli italiani nei confronti dello "stato della (nostra) democrazia". Apprezzato da oltre metà dei cittadini. La "democrazia", peraltro, continua ad essere considerata la migliore forma di governo da oltre 7 italiani su 10.
Tuttavia, va sottolineato come si guardi, sempre più, a un modello di "democrazia impolitica". Affidata ai tecnici. E "personalizzata". Anzi: "presidenziale". Una larga maggioranza dei cittadini (62%), infatti, afferma che il Paese dovrebbe essere guidato da un "leader forte". E oltre due terzi dei cittadini, esprimono apertamente il proprio favore verso l'elezione diretta del Presidente.
Va chiarito che la "personalizzazione" della politica ha una storia lunga, anche nel nostro Paese. Avviata negli anni Novanta, quando Berlusconi ha fondato Forza Italia. Il suo "partito personale". Da allora la figura del leader è divenuta fondamentale. Tanto più dopo che i partiti hanno perduto le radici ideologiche e territoriali. E sono divenuti "provvisori", come i loro leader. Che cercano consenso e riconoscimento attraverso i media. Canali che non possono garantire stabilità. Lo stesso percorso, negli ultimi anni, ha coinvolto il governo. Infatti, negli ultimi dieci anni si sono succeduti altri Presidenti del Consiglio non eletti. Matteo Renzi, Giuseppe Conte-1. Prima di loro, Mario Monti. Da ultimo, Mario Draghi. Anch'egli un banchiere. Alla guida di una maggioranza che comprendeva "quasi" tutti. Un "governo personalizzato" che, spesso, ha agito "per decreto". Attraverso i DPCM. Quindi, "saltando" il Parlamento. D'altronde, all'opposizione c'era un solo partito. I Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Non per caso, forse, il partito e la (o il) leader che hanno vinto le elezioni recenti. E oggi governano. Prendendosi molti rischi. Perché principale, se non unico, riferimento per il consenso e il dissenso dei cittadini.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è, a sua volta, la figura istituzionale che ottiene maggior grado di consenso. Ma non di potere. Perché siamo una democrazia rappresentativa. È il paradosso di questo "presidenzialismo implicito". Nel quale i cittadini vorrebbero eleggere direttamente il Presidente della Repubblica, che, invece, è eletto dai loro rappresentanti, in Parlamento. Mentre il (la?) Presidente del Consiglio, oggi, governa con una maggioranza instabile e frammentata.
Questo XXV Rapporto su "Gli italiani e lo Stato", curato da LaPolis-Università di Urbino e Demos, ripropone, dunque, un profilo noto. Evoca, cioè, un Paese (ancora) sospeso. Alla ricerca di un futuro.
E, per questo, aggrappato al presente.
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NOTA INFORMATIVA |
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Il Rapporto su Gli Italiani e lo Stato, giunto alla XXV edizione, è realizzato dal LaPolis - Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell'Università di Urbino. La rilevazione è stata condotta da Demetra con metodo MIXED MODE (Cati - Cami - Cawi). Periodo 22 - 30 novembre 2022. Il campione (N=1.305, rifiuti/sostituzioni/inviti: 10.333) è rappresentativo della popolazione italiana con 18 anni e oltre, per genere, età, titolo di studio e area (margine di errore 2.7%). "I dati sono arrotondati all'unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100". Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it |