Speccher: “In Germania la memoria è l’argine ai postnazisti che in Italia è saltato”
di Tonia Mastrobuoni , di Tonia MastrobuoniBERLINO - Tommaso Speccher ha scritto un libro fondamentale per capire la storia della rielaborazione tedesca del dodicennio hitleriano: "La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo" (Laterza). Berlinese d'adozione, lo storico italiano lavora come divulgatore e curatore in tre luoghi fondamentali della memoria: il museo della Conferenza del Wannsee, la Topografia del terrore e il Museo ebraico.
Speccher, un "caso La Russa" sarebbe pensabile in Germania? O il "cordone sanitario" di Merkel, il divieto anche per i partiti conservatori di fare accordi con l'ultradestra Afd, funziona contro l'esaltazione pubblica del nazismo?
"Negli ultimi trent'anni, cioè da quando è nata la Germania unificata, uno degli elementi costitutivi è stato l'argine alle derive nazionaliste. Pensi alla Turingia: pur di non scendere a patti con l'Afd, si è fatto un governo di minoranza. Non dico che in futur…
BERLINO - Tommaso Speccher ha scritto un libro fondamentale per capire la storia della rielaborazione tedesca del dodicennio hitleriano: "La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo" (Laterza). Berlinese d'adozione, lo storico italiano lavora come divulgatore e curatore in tre luoghi fondamentali della memoria: il museo della Conferenza del Wannsee, la Topografia del terrore e il Museo ebraico.
Speccher, un "caso La Russa" sarebbe pensabile in Germania? O il "cordone sanitario" di Merkel, il divieto anche per i partiti conservatori di fare accordi con l'ultradestra Afd, funziona contro l'esaltazione pubblica del nazismo?
"Negli ultimi trent'anni, cioè da quando è nata la Germania unificata, uno degli elementi costitutivi è stato l'argine alle derive nazionaliste. Pensi alla Turingia: pur di non scendere a patti con l'Afd, si è fatto un governo di minoranza. Non dico che in futuro non possa cadere il tabù di una Cdu alleata con l'Afd. Ma per ora resiste. Ed è un bene".
L'Afd non è riuscita mai a farsi eleggere un vicepresidente del Bundestag, sono sempre stati bocciati.
"Mentre in Italia abbiamo lasciato che un postfascista diventasse presidente del Senato. Perché da noi è avvenuto il contrario rispetto alla Germania. Negli ultimi trent'anni i neofascisti e i postfascisti sono stati sdoganati dal berlusconismo. Fino agli anni '80, invece, uno degli elementi costitutivi dell'Italia repubblicana era stato l'antifascismo".
In Germania non sempre, come lei spiega benissimo nel suo libro. Ci sono state la rinazificazione, i tormenti della rielaborazione storica, il fallimento dei processi ai nazisti...Un percorso complesso. Ma caratterizzato da momenti struggenti se si pensa a Willy Brandt che si inginocchia al monumento della rivolta del ghetto di Varsavia.
"La memoria in Germania è sempre stata una battaglia. Ma dalla Riunificazione a oggi c'è stato sicuramente un argine forte e netto contro la normalizzazione e la banalizzazione del nazismo. È quello che in Italia non c'è più. Nella Prima Repubblica la Costituzione è stata sempre difesa non in modo retorico: con la storia della Resistenza. Si pensi a Pertini. Tutto questo è sparito. È chiaro anche dall'autobiografia di Giorgia Meloni".
Perché?
"Perché quello è un romanzo di formazione fascista. È un libro che esalta il tema della fiamma, del corporativismo fascista. Questo "incidente" del Msi non viene dal nulla, non possiamo cascare dal pero. In Germania, persino quando esponenti dell'Afd esprimono simpatie naziste sono costretti a scusarsi. È stato il caso del leader Alexander Gauland, quando definì il nazismo "una cagata d'uccello nella storia". O al turingiano Holger Winterstein che è salito sul monumento alla Shoah al grido di "riprendiamoci la Germania"".
O il capo dell'Afd della Turingia Bjoern Hoecke che ha definito quel monumento "una vergogna".
"Esatto. Peraltro, il negazionismo della Shoah e i simboli del nazismo sono vietati, in Germania. Anche questo aiuta".