Meloni: "Presidenzialismo, si parte con la riforma". E sull'Ucraina: "Andrò a Kiev entro il 24 febbraio"
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaÈ finita con una battuta ("Ma cos'è? Telethon?") e con i peana dei colleghi di Fratelli d'Italia per una maratona oratoria che, si sottolinea, non ha precedenti. Tre ore di risposte a 43 domande, per i cultori della materia Giorgia Meloni ha superato il record di Draghi (42) e Conte (37). Ha voluto sanare un vulnus, la premier, che non appariva come protagonista di una conferenza stampa da oltre un mese. Circostanza decisamente inusuale. Di certo, nell'incontro di fine anno con i giornalisti, Meloni non si è risparmiata, accettando persino il paragone con Mario Draghi, accostato a Messi da uno dei numerosi intervistatori: "Se sento il peso della sua eredità? Certo che sì, il confronto è reiterato e mi fa piacere, misurarmi con persone capaci e autorevoli è stata la sfida di una vita. Dovevano arrivare le piaghe d'Egitto dopo il governo Draghi e invece siamo qui a difendere con onore la nazione". &Egra…
È finita con una battuta ("Ma cos'è? Telethon?") e con i peana dei colleghi di Fratelli d'Italia per una maratona oratoria che, si sottolinea, non ha precedenti. Tre ore di risposte a 43 domande, per i cultori della materia Giorgia Meloni ha superato il record di Draghi (42) e Conte (37). Ha voluto sanare un vulnus, la premier, che non appariva come protagonista di una conferenza stampa da oltre un mese. Circostanza decisamente inusuale. Di certo, nell'incontro di fine anno con i giornalisti, Meloni non si è risparmiata, accettando persino il paragone con Mario Draghi, accostato a Messi da uno dei numerosi intervistatori: "Se sento il peso della sua eredità? Certo che sì, il confronto è reiterato e mi fa piacere, misurarmi con persone capaci e autorevoli è stata la sfida di una vita. Dovevano arrivare le piaghe d'Egitto dopo il governo Draghi e invece siamo qui a difendere con onore la nazione". È l'estremo tentativo di smarcarsi dall'ombra dell'ex banchiere, nel corso di un lunghissimo viaggio sui temi d'attualità in cui ha accelerato sull'intenzione di riformare lo Stato in senso presidenzialista e ha difeso fieramente la storia dell'Msi, dopo le polemiche sulla commemorazione della sua nascita da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa.
Il presidenzialismo
Meloni rivela che entro gennaio ci saranno colloqui fra la ministra Casellati e l'opposizione, poi si partirà - dice - con la riforma. "Il presidenzialismo è una mia priorità, punto a farlo entro questa legislatura. Può solo fare bene all'Italia, consente stabilità e governi frutto di indicazioni popolari chiare. Sono sempre partita dal sistema francese non perché sia il mio preferito ma quello più condiviso". Lo strumento? Va bene la Bicamerale se è utile, altrimenti è dilatorio". La premier non esclude "un'iniziativa del governo, ma se è più coinvolgente nessun problema a partire dal parlamento. Vorrei - conclude - che il presidenzialismo fosse una mia eredità".
Manovra e condoni
La fine dell'anno porta anche il via libera a una manovra sofferta, caratterizzata da qualche rumoroso cambio di rotta (leggi Pos) e da una raffica di rilievi tecnici in corso d'opera. Meloni la promuove comunque: "È stata approvata un giorno in anticipo rispetto a quelle degli ultimi due anni", sottolinea. "Mi fido dei miei alleati al governo. A di là dei dibattiti naturali all'interno di una maggioranza, e delle sfumature diverse nei programmi dei singoli partiti, c'è una visione comune". Meloni nega che ci siano condoni fiscali: "Abbiamo fatto una norma che chiede a tutti di pagare il dovuto, con una maggiorazione, consentendo una rateazione. Le uniche cartelle stralciate - dice - sono quelle vecchie più di 7 anni e inferiori a 1000 euro banalmente perché conviene allo Stato di più la loro distruzione. Vogliamo immaginare un nuovo dialogo con i contribuenti ma senza favorire assolutamente l'evasione fiscale".
La riforma fiscale
Avanti con il taglio del cuneo: "Abbiamo dato un segnale ma su questo vorrei andare avanti. Il nostro obiettivo di legislatura sono 5 punti di taglio". Il secondo obiettivo, dice Meloni è la "tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare. Il sostegno alla genitoralità è una priorità e anche la tassazione deve tenerne conto". Terzo obiettivo è quello di promuovere una "tassazione che incentivi di più chi si mette in gioco e crea ricchezza: il tema - conclude - è più assumi e meno paghi".
Il Pnrr
La presidente del Consiglio si dice "contenta" che il governo sia riuscito a raggiungere tutti i 55 obiettivi per ottenere dall'Ue la tranche di 19 miliardi di euro: "Quando siamo arrivati, dei 55 obiettivi ne erano stati conseguiti 25. Questa staffetta ha funzionato. Come? Con la scelta politica di concentrare le competenze del Pnrr sotto la guida di un unico ministero (quello di Fitto), e di mettere sotto la stessa competenza i Fondi di coesione europei, per evitare sovrapposizioni". Ma fino a qui, ammette Meloni, "era solo programmazione e riforme sulla carta, ora arriva la parte complessa, nella quale gli obiettivi devono diventare cantieri. E qui ci sono difficoltà date dall'aumento dei costi delle materie prime e dell'energia e dal fatto che dobbiamo considerare che il piano è stato scritto prima della guerra in Ucraina, in un mondo diverso da oggi".
Mes
La premier lascia intendere che, alla fine e malgrado le dichiarate intenzioni contrarie, alla fine l'Italia potrebbe dare il via libera al Mes. Però minimizza: "Parliamo della ratifica del trattato che - sostiene - è un fatto secondario: il tema è che, atteso che l'Italia non accederà mai al Mes finché io conto qualcosa, temo che nemmeno gli altri accederanno. Dopo la Grecia non è stato attivato da nessuno. Che la riforma vada in porto o meno credo che quel fondo non verrà utilizzato. Ha condizioni troppo stringenti". Meloni dice di voler capire "se esistono i margini per modificare la riforma, lavorare a qualcosa di diverso, con condizionalità diverse e magari con obiettivi più centrati. A questo dedicherò il mio lavoro nelle prossime ore".
La burocrazia
Il ministro Crosetto aveva auspicato un intervento "con il machete" per tagliare lacci e lacciuoli della burocrazia. "Crosetto - dice la premier - è noto per i suoi racconti un po' figurati, ma al di là delle sue parole non ho apprezzato che nel passaggio delle consegne tra un governo e l'altro qualcuno si aprisse spazi. L'ho segnalato e rimanga agli atti. Non so perché mentre il governo è andato a casa ci si sia premurati di assumere collaboratori. Spero che non si sia fatto per volere creare problemi. In passato la politica era debole: il politico era un passante e alla fine la macchina ha preso il sopravvento. La soluzione è avere una politica forte e duratura: serve una forte riforma della legge Bassanini".
La guerra
La premier si sofferma sulla guerra in Ucraina dopo la domanda di una giornalista dell'agenzia di stampa russa Tass. "I rapporti culturali con la Russia sono antichi e solidi, infatti ho difeso la scelta della Scala di dedicare la sua prima a un'opera russa. Le scelte del governo di Mosca non devono ricadere sul suo popolo e sui suoi cittadini". Le scelte di Putin, afferma, "sono di violazione del diritto internazionale e se fossero accettate farebbero crollare la costruzione della legalità internazionale. A noi può mancare il turismo russo ma ci sono cose che non si possono piegare ai nostri desideri. Spero che la Russia fermi questa inaccettabile guerra di aggressione: sino a quando non accadrà noi non ci fermeremo". Il viaggio a Kiev è dietro l'angolo: "Andrò prima del 24 febbraio, anniversario dell'inizio del conflitto", ribadendo la disponibilità di Roma a fare "da garante per una conferenza di pace".
Il Qatargate
Dito puntato sul partito socialista: "Una cosa mi ha molto innervosito: molti colleghi internazionali - dice Meloni - definiscono questi fatti con la locuzione "italian job", come se fosse una macchia sulla nostra nazione. La vicenda non riguarda solo italiani, anche belgi, greci e esponenti di altre nazioni. Semmai è un tema di partito, un socialist job".
L'Msi e il 25 aprile
Parteciperà alle celebrazioni per il 25 aprile? "Sì", la risposta secca di Giorgia Meloni che così si differenzia dal presidente del Senato (e cofondatore di Fdi) Ignazio La Russa. Ma sulla difesa dell'Msi nessuna distanza. Anzi: "Il Movimento sociale ha avuto un ruolo nella storia repubblicana, uno può condividere o no, ma è stato un partito della destra democratica. E ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo".