Fassino: "Io sto con Bonaccini per innovare il Pd senza tagliare le radici"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"Il Pd sappia che per ricostruire un rapporto con la società ci vuole tempo e tenacia. E Stefano Bonaccini ha le caratteristiche giuste per innovare senza tagliare le radici: nel ciclismo le gare non le vincono i velocisti, ma i passisti". Piero Fassino, ex ministro, ultimo segretario dei Ds e fondatore del Pd, si schiera con il governatore dell'Emilia Romagna. Una scelta che lo separa da Dario Franceschini pro Elly Schlein, con il quale aveva fondato la corrente Areadem. Ora le carte si rimescolano e Fassino annuncia la nascita di "Iniziativa democratica": una nuova rete politica aperta a chi si riconosce nella candidatura di Bonaccini.
Fassino, alla fine appoggerà Bonaccini alle primarie del Pd?
"Lo sostengo non da oggi: a me pare la candidatura più solida per esperienza, capacità di governo, cultura riformista. Un profilo giusto per una forte innovazione senza recidere le radici del Pd e le sue ragioni fon…
"Il Pd sappia che per ricostruire un rapporto con la società ci vuole tempo e tenacia. E Stefano Bonaccini ha le caratteristiche giuste per innovare senza tagliare le radici: nel ciclismo le gare non le vincono i velocisti, ma i passisti". Piero Fassino, ex ministro, ultimo segretario dei Ds e fondatore del Pd, si schiera con il governatore dell'Emilia Romagna. Una scelta che lo separa da Dario Franceschini pro Elly Schlein, con il quale aveva fondato la corrente Areadem. Ora le carte si rimescolano e Fassino annuncia la nascita di "Iniziativa democratica": una nuova rete politica aperta a chi si riconosce nella candidatura di Bonaccini.
Fassino, alla fine appoggerà Bonaccini alle primarie del Pd?
"Lo sostengo non da oggi: a me pare la candidatura più solida per esperienza, capacità di governo, cultura riformista. Un profilo giusto per una forte innovazione senza recidere le radici del Pd e le sue ragioni fondative".
Franceschini ritiene che il Pd debba cambiare tutto e perciò ci vuole una assoluta novità come Schlein.
"Rispetto la scelta di Dario con il quale ho condiviso un comune cammino politico guidando Areadem. Ma c'è una differenza tra innovazione e nuovismo. Cambiare per cambiare non è la strada. Per cambiare, e tanto, bisogna sapere cosa e come".
Schlein è una scelta perdente?
"Lo decideranno gli elettori delle primarie. Ho stima di Schlein, come di Paola De Micheli e di Gianni Cuperlo che è stato al mio fianco nella segreteria Ds. Ho detto a Bonaccini: se vinci, chiama accanto a te gli altri candidati perché servono tutte le energie e le sensibilità per aprire il ciclo nuovo del Pd".
Ci vuole però una sinistra moderna e un'altra generazione per tirare fuori dalle secche un Pd in grande difficoltà?
"Serve una nuova generazione e a Stefano chiedo di promuoverla con coraggio. Ci sono nodi che il nuovo segretario non potrà eludere. Negli ultimi dieci anni il 25% degli elettori ha cambiato voto a ogni elezione. Nel 2013 i 5Stelle ebbero il 25%, nel 2014 alle europee fu il Pd a ottenere il 40%, nel 2018 c'è il boom della Lega e dei grillini, alle ultime politiche FdI va al 26%. C'è una società inquieta e insicura che chiede rassicurazione. Abbiamo parlato molto di identità, ma il punto vero è la coerenza tra i valori della nostra identità e le politiche perseguite. Se il Pd è il partito della giustizia sociale deve affrontare il tema della redistribuzione della ricchezza in un Paese in cui l'80% dei lavoratori a tempo indeterminato ha un reddito netto mensile che sta tra i 1200 e i 1700 euro. Se il Pd è un partito del lavoro deve battersi perché sia riconosciuta la dignità di tutti i lavori. E poi c'è un altro nodo ineludibile: nessuna politica è credibile, se non c'è un soggetto organizzato, un partito che la faccia vivere nella società, che la radichi nei territori. L'antipolitica ha fatto danni anche su di noi. Il Pd si è infragilito, il suo radicamento è spesso labile, l'attività è concentrata sulla dimensione istituzionale."
Bonaccini è sospettato di renzismo.
"Renzi sta alle nostre spalle. Non si costruisce il futuro con la testa girata all'indietro".
Da segretario dei Ds lei coniò lo slogan "O si cambia o si muore". Per il Pd non è forse così, ora?
"Ma quello slogan, con cui vinsi il congresso diessino, era credibile perché chi lo proponeva non veniva dal nulla, né era una cesura con le ragioni della sinistra".
Arturo Parisi ma anche cattolici democratici come Castagnetti temono un ritorno all'antico, alla nostalgia per i Ds.
"Non vedo questo rischio. E comunque la migliore garanzia è Bonaccini che ha concorso alla nascita del Pd e ripetutamente affermato che non ha nostalgia del passato".
Il Pd sarà ancora un partito a vocazione maggioritaria? E l'alleanza con chi la fate?
"In tutta Europa i sistemi politici sono fondati sull'alternanza di coalizioni. La domanda sulle alleanze la rovescerei: Conte e Calenda con chi si vogliono alleare? Nelle regionali del Lazio i 5Stelle sembrano giocare a far perdere i progressisti e in Lombardia è il Terzo Polo a smarcarsi".