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Sei stato assolto? Scatta il diritto all'oblio: con la riforma Cartabia ora puoi chiedere che il tuo nome sia cancellato dai motori di ricerca

È frutto di un emendamento del deputato di Azione Enrico Costa, che la definisce una "norma di civiltà". Per la Fnsi invece è un colpo alla libertà di stampa
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Sei stato assolto in un processo? Da tre giorni hai pieno diritto di chiedere che il tuo nome venga cancellato dai motori di ricerca. Resterà la storia dell'inchiesta, in tutte le sue fasi, dalle prime indagini via via fino al dibattimento. Ma se alla fine tu avrai vinto, e non sei stato condannato perché innocente, allora potrai pretendere di non essere più trovato dai siti che via via ti hanno citato nel tempo. Non esisterai più nei motori di ricerca. Definitivamente. Sottoscritto da Marta Cartabia. Enrico Costa ha vinto. Il diritto di cronaca ha perso.

Il 2022 si è chiuso con l'entusiasmo di tutto il centrodestra per la proposta di Costa di tornare alla vecchia prescrizione che non "muore" mai (quella che vuole Berlusconi). Il 2023 si apre con un'altra trovata del suddetto Costa, stavolta già scritta, e quindi operativa dal 30 dicembre, quando è entrata in vigore la riforma penale dell'ex Guardasigilli Mart…

Sei stato assolto in un processo? Da tre giorni hai pieno diritto di chiedere che il tuo nome venga cancellato dai motori di ricerca. Resterà la storia dell'inchiesta, in tutte le sue fasi, dalle prime indagini via via fino al dibattimento. Ma se alla fine tu avrai vinto, e non sei stato condannato perché innocente, allora potrai pretendere di non essere più trovato dai siti che via via ti hanno citato nel tempo. Non esisterai più nei motori di ricerca. Definitivamente. Sottoscritto da Marta Cartabia. Enrico Costa ha vinto. Il diritto di cronaca ha perso.

Il 2022 si è chiuso con l'entusiasmo di tutto il centrodestra per la proposta di Costa di tornare alla vecchia prescrizione che non "muore" mai (quella che vuole Berlusconi). Il 2023 si apre con un'altra trovata del suddetto Costa, stavolta già scritta, e quindi operativa dal 30 dicembre, quando è entrata in vigore la riforma penale dell'ex Guardasigilli Marta Cartabia.

Come funziona il diritto all'oblio

Sì, è proprio così, il "diritto all'oblio" non è più solo l'oggetto di una discussione tra garantisti e giornalisti, questi ultimi furibondi, anche ai massimi livelli della Federazione nazionale della stampa, contro una notizia che è esistita, che ha avuto e ha una sua "storia", che è innegabile, ma è destinata a non essere più trovata nel web. Adesso "il diritto all'oblio" è realtà. Principio europeo, non si può negarlo. Ma chi ha detto che tutto quello che arriva dall'Europa sia giusto e vada condiviso al 100 per cento?

Quel principio è diventato l'articolo 64-ter della legge Cartabia. E sotto il titolo "Diritto all'oblio degli imputati e delle persone sottoposte ad indagini" ecco dipanarsi la micidiale regole per cui, da ieri, un assolto potrà chiamare Repubblica.it e chiedere di non rendere più rintracciabile il suo nome perché è stato assolto. Chiederà di "derubricarlo". Il risultato è che scomparirà dal web. Gli si dovrà - per legge - dire di sì. La via migliore per lui, più ampia, sarà chiamare Google o un altro motor di ricerca, che dovrà "derubricare" il suo nome. La storia giudiziaria resta tutta, ma non ci si potrà arrivare più digitando il nome dell'assolto divenuto protagonista dell'oblio.

Tanto Costa era entusiasta del risultato e della sua entrata in vigore che ieri l'ha twittato urbi et orbi. "Dal 1 gennaio 2023 sarà vigente la mia proposta sull'oblio per gli assolti: i motori di ricerca dovranno dissociare i nomi degli assolti dalle notizie circolanti in rete sulle inchieste da cui sono risultati innocenti". E poi il solito slogan: "Basta innocenti marchiati a vita da indagini finite nel nulla".

Eh già. La storia rinnega se stessa. Cancella un tassello che è stato di verità. Perché quel nome che adesso sparisce ha rappresentato magari il protagonista di un caso giudiziario. È "stato" un protagonista. Ma con il "diritto all'oblio" non lo sarà più.

Che cosa dice la legge Cartabia

Del resto la legge Cartabia è chiara. Recita così: "L'imputato destinatario di una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere e la persona sottoposta alle indagini destinataria di un provvedimento di archiviazione possono richiedere che sia preclusa l'indicizzazione o che sia disposta la deindicizzazione, sulla rete Internet, dei dati personali riportati nella sentenza o nel provvedimento, ai sensi e nei limiti dell'articolo 17 del regolamento del Parlamento europeo del 27 aprile 2016". Toccherà alla segreteria del giudice che ha emesso il provvedimento sottoscrivere la richiesta.

Ancora nelle ultime ore del 2022 il M5S - con i deputati Iaria, D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano - hanno cercato di far passare un ordine del giorno che impegnasse il governo per far sì che "le norme non si applichino quando il soggetto o i comportamenti posti in essere dallo stesso abbiano rilevanza pubblica". Ma quell'ordine del giorno è stato respinto. La coltre di silenzio piace anche all'esecutivo Meloni.

Enrico Costa ovviamente la difende com calore: "Innanzitutto la notizia dell'indagine e del  processo resta in rete e non viene affatto cancellata. Il fatto nuovo è la dissociazione della notizia dal nome dell'imputato assolto. Se io vado a cercare nel web un tal Mario Rossi, e lui è stato assolto dopo essere stato indagato, non compare più la notizia della sua indagine". La sua risposta è pronta anche se gli si chiede, dopo l'ordine del M5S, del "favore" ai potenti, tipo Berlusconi: "Ma questa norma non interessa i processi di persone estremamente in vista e popolari, ma soprattutto le persone semplici che vanno a cercare un lavoro e potrebbero non ottenerlo perché da una ricerca in rete di chi gli fa l'indagine compare subito la notizia della sua indagine benché sia stato assolto". Una "difesa a 360 gradi: "Lo spirito del mio emendamento è molto lineare: lo Stato deve essere messo in condizione di indagare e chiamare a rispondere le persone, ma deve anche garantire, se le persone risultano innocenti e sono state assolte, che possano tornare nella società con la stessa immagine e la stessa reputazione, senza che rimanga una cicatrice indelebile".