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Congresso Pd, spunta il candidato "underdog". E' l'ex banchiere Guizzetti: "Farò una campagna modello Obama"

Bergamasco, lavorò con Draghi alla Banca mondiale, Antonio Guizzetti si è iscritto al Pd a dicembre e ora vuole correre da segretario: "Porto la mia esperienza internazionale". Lancia un guanto di sfida alle correnti: "Basta, il segretario non lo decidono Bettini e Franceschini". Ma per poter correre deve raccogliere 4000 firme
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Settantatre anni, un curriculum internazionale e più di venti anni alla Banca mondiale. Dopo Bonaccini, Schlein, De Micheli e Cuperlo, anche il bergamasco Antonio Guizzetti si candida alla segreteria del Pd. "Mi considero un underdog, uno sfavorito", dice scegliendo una parola già usata da Giorgia Meloni all'esordio da premier. Prima però dovrà superare lo scoglio delle 4.000 firme da raccogliere per correre al congresso. Come farà? "Il mio modello di riferimento sarà la campagna di Barack Obama". 

Perché ha deciso di candidarsi alla guida del Pd? 

"Avverto nel percorso congressuale una certa improvvisazione, mancanza di competenze e progettualità. Il dibattito interno si sta sviluppando sul tema delle alleanze anziché parlare dei programmi e della missione che dovrebbe portare avanti un partito come il Pd".

Era già iscritto? 

"Ho preso la tessera a iniz…

Settantatre anni, un curriculum internazionale e più di venti anni alla Banca mondiale. Dopo Bonaccini, Schlein, De Micheli e Cuperlo, anche il bergamasco Antonio Guizzetti si candida alla segreteria del Pd. "Mi considero un underdog, uno sfavorito", dice scegliendo una parola già usata da Giorgia Meloni all'esordio da premier. Prima però dovrà superare lo scoglio delle 4.000 firme da raccogliere per correre al congresso. Come farà? "Il mio modello di riferimento sarà la campagna di Barack Obama". 

Perché ha deciso di candidarsi alla guida del Pd? 

"Avverto nel percorso congressuale una certa improvvisazione, mancanza di competenze e progettualità. Il dibattito interno si sta sviluppando sul tema delle alleanze anziché parlare dei programmi e della missione che dovrebbe portare avanti un partito come il Pd".

Era già iscritto? 

"Ho preso la tessera a inizio dicembre. Da molti anni invece sono iscritto alla Cgil. La mia è una storia di sinistra". 

Rispetto agli altri quattro candidati lei è quello meno conosciuto. 

"Non c'è dubbio. Mi considero un underdog, uno sfavorito. Non appartengo a nessuna corrente interna né a gruppi di potere, ma credo che la mia trentennale esperienza internazionale possa dare un contributo importante al Pd".

Però ci sono 4.000 firme da raccogliere in tutta Italia. Come pensa di farcela? 

"Sicuramente non ho le stesse risorse degli altri candidati. Per dire: non posso affittare un autobus per girare l'Italia. Il mio modello di riferimento sarà la campagna di Barack Obama: sfrutterò internet e i social network, strumenti attraverso cui cercherò di far passare la mia visione". 

Bonaccini rappresenta l'ala riformista del partito, Schlein quella movimentista, Gianni Cuperlo la sinistra. Lei dove si colloca?  

"Bonaccini è sicuramente un ottimo amministratore. Per le idee mi sento più vicino a Schlein, ma ho anche una grande stima per Gianni Cuperlo. Credo che il Pd abbia bisogno di un rinnovamento totale della classe dirigente, di abbattere le correnti. Il segretario non lo decidono Bettini e Franceschini". 

Ha mai fatto politica in passato?

"Non mi sono mai tesserato ad alcun partito. Da giovane, però, ero molto attivo nel movimento studentesco. In più sono cresciuto in una città come Bergamo, dove il Pci era molto forte".

Negli anni novanta ha iniziato a lavorare alla Banca Mondiale, quando il direttore esecutivo era Mario Draghi. Che opinione ha di lui?

"Ero a stretto contatto con Daghi. Credo che abbia interpretato molto bene il suo ruolo: è riuscito a dare una boccata di ossigeno alla Banca mondiale".    

Come capo del governo? 

"Qui ho un'opinione leggermente diversa. Non è stato capace di interpretare quel ruolo di mediazione e compromessi che un politico italiano deve fare per poter gestire la cosa pubblica. Non ha potuto dare quel contributo che un uomo del suo valore avrebbe potuto dare ad un Paese come l'Italia".