Riforme, le condizioni di Meloni sul presidenzialismo. Frenata sull’Autonomia: è scontro con la Lega
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoROMA - Fosse per Giorgia Meloni, si potrebbe partire presto con il progetto di una bicamerale sulle riforme. E questo perché la premier è aperta a ogni ipotesi utile a portare a casa il presidenzialismo, compresa appunto quella di una commissione ad hoc con cui provare a cambiare la Costituzione. Ma secondo la leader c'è una precondizione per affrontare questo delicato dossier seguendo la via maestra della bicamerale: deve prima essere evidente la volontà dell'opposizione - o di una cospicua porzione di essa - di procedere assieme alla destra nella direzione di un intervento condiviso sulla Carta. Altrimenti la maggioranza farà da sola, senza commissione e senza mediare con le minoranze.
Detta così, la filosofia scelta dalla fondatrice di Fratelli d'Italia suona impegnativa, per certi versi ruvida. Ma è l'impostazione su cui si fonderanno le sue prossime mosse. Ne ha ragionato a lungo con il presidente del Senato Ig…
ROMA - Fosse per Giorgia Meloni, si potrebbe partire presto con il progetto di una bicamerale sulle riforme. E questo perché la premier è aperta a ogni ipotesi utile a portare a casa il presidenzialismo, compresa appunto quella di una commissione ad hoc con cui provare a cambiare la Costituzione. Ma secondo la leader c'è una precondizione per affrontare questo delicato dossier seguendo la via maestra della bicamerale: deve prima essere evidente la volontà dell'opposizione - o di una cospicua porzione di essa - di procedere assieme alla destra nella direzione di un intervento condiviso sulla Carta. Altrimenti la maggioranza farà da sola, senza commissione e senza mediare con le minoranze.
Detta così, la filosofia scelta dalla fondatrice di Fratelli d'Italia suona impegnativa, per certi versi ruvida. Ma è l'impostazione su cui si fonderanno le sue prossime mosse. Ne ha ragionato a lungo con il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vero regista delle riforme. Tutto parte da un assunto politico, che Meloni ha illustrato a sommi capi durante la conferenza stampa di fine anno e che suona così: abbiamo ricevuto un mandato esplicito dagli elettori, lo porteremo avanti. E dunque, bicamerale se possibile. Ma se invece la tattica delle minoranze sarà quella di provare legittimamente a frenare una riforma presidenziale, allora Meloni cercherà di procedere comunque, sfidando l'opposizione parlamentare di M5s e Pd ("Fa tremare i polsi - dichiara il Nazareno - l'idea che questo governo e maggioranza maneggino un tema tanto delicato, fin qui è stato tutto improntato a pressappochismo").
Sarà anche la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati a sondare il centrosinistra per verificare i margini di manovra. Con l'obiettivo di entrare nel vivo entro giugno: "Prima dell'estate la proposta del governo dovrebbe essere certamente pronta, ma è difficile oggi dare tempi certi".
Difficile, insomma, immaginare che l'anziano leader non si metta di traverso anche sulle riforme. A questo problema si somma il fastidio di Matteo Salvini, a sua volta assai irritato con la premier per la gestione dell'altro dossier sensibile, vale a dire l'Autonomia. È il vero scoglio delle prossime settimane ed è anche materia su cui vigila con attenzione il Colle per evitare di penalizzare il Mezzogiorno. In questo senso, si moltiplicano i dubbi di Meloni attorno al progetto leghista. E lo stesso malumore coinvolge diversi governatori di centrodestra del Sud. Il tutto sembra spingere Palazzo Chigi a rallentare la corsa dell'Autonomia, o almeno a legarla anche nei tempi al progetto presidenzialista, in modo da limitarla. E spinge per reazione il partito del Nord a minacciare privatamente ritorsioni proprio contro il sistema presidenziale.
La reazione della Lega non si fa attendere. È il ministro Roberto Calderoli a lanciare avvertimenti: "Il presidenzialismo è una modifica costituzionale, richiede quattro passaggi parlamentari. È una strada completamente diversa dall'Autonomia. Rincorrere una per l'altra mi sembra privo di senso". Poi, per richiamare gli alleati agli impegni, aggiunge: "Ho avuto un vertice con Meloni e Fitto e detto che entro fine anno avrei fatto una proposta". Attesa in un Consiglio dei ministri per questa settimana, potrebbe slittare alla prossima. "Spero venga approvata a gennaio", è l'ultimatum del leghista.