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M5S, nuove regole per le restituzioni: più soldi al partito, meno alla collettività. Ma Virginia Raggi si mette di traverso

Virginia Raggi 
Cambia la filosofia di base e le modifiche saranno sottoposte al voto degli iscritti online: il grosso finirà al Movimento (2mila euro) e una parte minore in beneficenza (500 euro). La battaglia interna della ex sindaca di Roma per provare a non discostare troppo le regole a quelle del passato
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I big usciti dal Parlamento e in odore di riassunzione - da Paola Taverna a Vito Crimi - non sono ancora stati inseriti nello staff del M5S, la trasformazione da partito iper leggero a struttura è in corso e un passaggio fondamentale è il voto degi iscritti sul sito, atteso a breve, del nuovo regolamento sulle restituzioni. Al di là dei dettagli in fase di definizione, cambia la filosofia di base: se una volta i parlamentari - i portavoce dei cittadini, si chiamavano allora - versavano una consistente quota delle indennità ad un fondo per poi restituirli alla collettività, adesso il grosso finirà al partito e una parte minore in beneficenza. Il motivo è semplice: il Movimento (come ogni partito) ha dei costi di gestione non da poco, serve quindi il finanziamento degli eletti oltre alla quota del 2 per mille per pagare affitti, stipendi, campagne elettorali.

Così se la base darà il via libera i parlamentari dovranno restit…

I big usciti dal Parlamento e in odore di riassunzione - da Paola Taverna a Vito Crimi - non sono ancora stati inseriti nello staff del M5S, la trasformazione da partito iper leggero a struttura è in corso e un passaggio fondamentale è il voto degi iscritti sul sito, atteso a breve, del nuovo regolamento sulle restituzioni. Al di là dei dettagli in fase di definizione, cambia la filosofia di base: se una volta i parlamentari - i portavoce dei cittadini, si chiamavano allora - versavano una consistente quota delle indennità ad un fondo per poi restituirli alla collettività, adesso il grosso finirà al partito e una parte minore in beneficenza. Il motivo è semplice: il Movimento (come ogni partito) ha dei costi di gestione non da poco, serve quindi il finanziamento degli eletti oltre alla quota del 2 per mille per pagare affitti, stipendi, campagne elettorali.

Così se la base darà il via libera i parlamentari dovranno restituire mensilmente 2.500 euro, ma di questi 2 mila andranno al partito, mentre soltanto 500 finiranno "su un conto intestato all’Associazione Movimento 5 Stelle appositamente dedicato alla restituzione alla collettività", si legge nel documento con le nuove regole di cui nei giorni scorsi ha dato conto Adnkronos.

Per garantire uno scivolo ai non ricandidati, l'assegno di fine mandato potrà restare per 4/5 in mano agli ex parlamentari, il restano 20 per cento anche quello va al partito. Per la gioia (eufemismo) di Alessandro Di Battista, che ai propri follower regalò una storica diretta Facebook dal centro America durante la quale assieme alla compagna leggermente basita e col bimbo appena nato in braccio concludeva l'operazione di restituzione totale della propria somma, 43.700 euro. Altri tempi, altre regole, altro spirito garibaldino. Oggi come oggi i cannati dalla tagliola del tetto dei due mandati covano perlopiù sentimenti malmostosi, seppur rimasti formalmente all'interno del Movimento. Si è quindi deciso di non acutizzarne lo stato d'animo.

Dopodiché si racconta che Virginia Raggi, membro del Comitato di garanzia che assieme a Giuseppe Conte e agli altri membri (Roberto Fico e Laura Bottici), stia conducendo la propria silente battaglia interna per provare a non discostare troppo le regole a quelle del passato. Da qui qualche ritardo nella pubblicazione del quesito.

Ad irritare i non ricandidati c'è poi un altro passaggio, quello relativo alla ormai famosa somma dei 5 mila euro per spese di cancelleria e per dotazioni informatiche deliberata dalla Camera per ogni parlamentare. Il 24 dicembre Conte ha proposto agli iscritti che le corrispondenti somme siano utilizzate per donare adeguate attrezzature informatiche alle scuole bisognose, moltiplicando la cifra totale dei 50 deputati per quattro, per un totale di un milione di euro. "Quei soldi che donano oggi sono quelli che abbiamo restituito noi in passato, mica i loro...", ci si lamenta tra esclusi. La restituzione è infatti quella di soldi già in cassaforte fatta dai parlamentari della scorsa legislatura. Mentre i 5 mila euro in questione - che possono essere spesi entro la fine della legislatura - sono solamente virtuali, non possono cioè essere contabilizzati e spostati altrove: o spendi per le attrezzature e ti vengono restituiti oppure rimangono lì. Malumori che sono originati comunque dalla questione più politica di un M5S sempre meno Movimento e sempre più partito del leader. Con la vecchia guardia oggi fuori dai giochi.