Euroscandalo, da "illegale" a "cruciale": lo strano caso della 5 Stelle Beghin che cambiò idea sul Marocco
di Luca De Vito , Matteo Pucciarelli , di Luca De Vito, Matteo PucciarelliPremessa d'obbligo: il suo nome non compare negli atti dell'inchiesta 'Qatargate' né è indagata. Ma nel gran chiacchiericcio del Parlamento europeo, con tutto il carico di sospetti incrociati causati dallo scandalo, rimbalza più volte lo strano zig zag dei suoi rapporti con il Marocco della capodelegazione del M5S a Bruxelles, Tiziana Beghin.
La contrarietà all'accordo commerciale
Anno 2017, esattamente 21 marzo, legislatura passata: Beghin interviene in commissione per dire che "come M5S siamo sempre stati abbastanza critici nei confronti dell'accordo con il Marocco", poi ricorda che quel tipo di accordo commerciale "era in parte illegale: chiediamo risarcimenti", cioè in favore degli agricoltori e pescatori italiani ed europei. Perché 'illegale'? Come confermato dal tribunale dell'Unione europea nel 2021 dopo un lungo contenzioso iniziato dall'entrata in vigore del trattato…
Premessa d'obbligo: il suo nome non compare negli atti dell'inchiesta 'Qatargate' né è indagata. Ma nel gran chiacchiericcio del Parlamento europeo, con tutto il carico di sospetti incrociati causati dallo scandalo, rimbalza più volte lo strano zig zag dei suoi rapporti con il Marocco della capodelegazione del M5S a Bruxelles, Tiziana Beghin.
La contrarietà all'accordo commerciale
Anno 2017, esattamente 21 marzo, legislatura passata: Beghin interviene in commissione per dire che "come M5S siamo sempre stati abbastanza critici nei confronti dell'accordo con il Marocco", poi ricorda che quel tipo di accordo commerciale "era in parte illegale: chiediamo risarcimenti", cioè in favore degli agricoltori e pescatori italiani ed europei. Perché 'illegale'? Come confermato dal tribunale dell'Unione europea nel 2021 dopo un lungo contenzioso iniziato dall'entrata in vigore del trattato nel 2013, quegli accordi furono avallati calpestando il popolo saharawi, a cui erano stati imposti solo obblighi senza riconoscere loro alcun diritto, di fatto scavalcandoli visto che non erano stati né coinvolti né interpellati. Senza entrare troppo nel merito della contesa geopolitica del Sahara occidentale, la parlamentare del Movimento mostrava quindi contrarietà alla partnership commerciale. Nel 2021 però, a commento della decisione del tribunale europeo, quasi si rammaricava: "Per il nostro tessuto commerciale e per la sicurezza delle nostre frontiere, resta cruciale continuare a sviluppare il nostro partenariato con il Marocco".
Le relazioni istituzionali
Cosa c'è stato in mezzo? Diversi incontri di Beghin con con Abderraim Atmoun, detto 'il gigante', l'ambasciatore marocchino a Varsavia, lui sì citato ampiamente nelle carte della procura di Bruxelles. Strette di mano, fotografie, viaggi, riunioni ufficiali. Seguite da dichiarazioni più malleabili verso il regno di Rabat nelle questioni importanti, proprio ciò che i marocchini andavano cercando nelle aule di Bruxelles e Strasburgo, secondo quanto documentato dall'inchiesta del giudice istruttore Michael Claise. "Durante la scorsa legislatura sono stata presidente del Gruppo di Lavoro Regole, procedure e finanziamenti della Assemblea Parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo e Atmoun era vicepresidente. È normale e fisiologico che io lo abbia più volte incontrato per occasioni di lavoro. Nulla di più", specifica Beghin.
Gli emendamenti 'pro-Marocco' del 2018
Quando a settembre 2018 bisogna approvare una nuova intesa commerciale con il Marocco, serve un atto di indirizzo del parlamento Ue sulla modifica dell'accordo commerciale e i vari parlamentari europei propongono emendamenti al testo. Quelli presentati da Beghin in alcuni casi paiono orientati ad ammorbidire alcuni passaggi, a insomma rendere il testo meno spigoloso di quanto non fosse. Un esempio è l'emendamento 141: "(l'Europa) è profondamente preoccupata che sia praticamente impossibile identificare quali prodotti vengono esportati dal non autonomo territorio del Sahara occidentale", è scritto; la sua richiesta è di cambiare in "(l'Europa) sottolinea la necessità di avere informazioni attendibili sui prodotti esportati dal Sahara occidentale". Uno di questi emendamenti è firmato assieme a Gilles Pargneaux, ex eurodeputato francese del gruppo macronista Renew, definito pubblicamente "lobbista del Marocco" dalla collega socialista Ana Gomes e già presidente del gruppo di amicizia Europa-Marocco.
Chi è Atmoun
Atmoun è considerato un personaggio chiave di tutta la vicenda che riguarda la corruzione all'Europarlamento. Era infatti lui ad avere un rapporto strettissimo con Antonio Panzeri, tanto da aver incontrato moglie e figlia dell'ex sindacalista bergamasco in un viaggio in Marocco: dalle intercettazioni emergono trattamenti di favore e regali. Ed è lui a tessere la tela delle relazioni del paese del Maghreb. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti belgi, Atmoun prendeva ordini a sua volta da Mohamed Bellahrach, un ufficiale dei servizi segreti marocchini (Dged) il quale a sua volta seguiva le direttive del capo delle spie di Rabat, Yassine Mansouri. Lo scopo era quello di 'infiltrare' le istituzioni europee e curare i dossier sensibili: il Sahara occidentale, la commissione Pegasus, i rapporti commerciali.
La replica di Beghin
Questo ovviamente non significa che Beghin abbia cambiato idee dietro indicibili pressioni o favori, di sicuro comunque sul piano politico colpisce la virata. Anche se nel gruppo 5 Stelle si fa notare che poi, una volta arrivati al dunque, alla nuova ratifica dell'accordo Beghin non votò a favore ma si astenne. "Non c’è stato nessun cambio di atteggiamento o incoerenza nella mia azione politica riguardo all’accordo commerciale Ue-Marocco - replica lei - L’obiettivo del mio lavoro nella Commissione Commercio Internazionale, di cui sono membro dal 2014, è stato sempre quello di difendere le piccole e medie imprese italiane ed europee dall’invasione di prodotti agricoli a basso costo dal Marocco. Al contempo ho lavorato per rafforzare il nostro export riconoscendo le potenzialità commerciali di questo Paese per i manufatti e le imprese italiane".
Quanto alla vicenda del popolo saharawi, "se gli avessimo voltato le spalle al popolo avremmo votato a favore il 16 gennaio 2019 all’accordo commerciale con il Marocco sostenuto dal Parlamento europeo con ben 414 voti favorevoli. E invece assieme a tutta la delegazione del Movimento 5 Stelle ci siamo astenuti proprio perché nel testo non era pienamente rispettata la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha escluso il Sahara occidentale dall’accordo". Insomma, conclude l'eurodeputata, "chi osa accostare il mio nome a comportamenti illegali o allo scandalo corruzione che si è abbattuto sul gruppo del socialisti ne risponderà in sede giudiziaria. La trasparenza e il rigore morale sono le bussole della mia azione politica da sempre".