Almirante e gli stivali di Mussolini. Le dieci domande all'idolo di Meloni | Hanno tutti ragione
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniNell'aprile del 1987 l'Italia è un altro Paese ma nemmeno troppo: il Napoli sta per vincere il suo primo scudetto, in testa alla classifica degli album più venduti c'è Vasco Rossi con 'C'è chi dice no' e sta per cominciare la campagna elettorale per le elezioni politiche che si terranno in giugno. Il 29 aprile 1987 Giorgio Almirante, segretario del Movimento sociale italiano, il partito nato sulle ceneri del fascismo, si fa intervistare in tv da Giovanni Minoli nel programma Mixer. Per l'epoca, è uno degli spazi più autorevoli e seguiti della politica.
Sono passati 42 anni dalla fine della guerra e 44 dalla caduta del regime fascista. Giorgia Meloni, all'epoca, ha poco più di dieci anni. Pochi per pensare che abbia seguito l'intervista, ma chissà. Comunque appena cinque anni dopo, come è noto, l'adolescente Meloni entrerà proprio in una sezione del Msi di Roma per chiederne l…
Nell'aprile del 1987 l'Italia è un altro Paese ma nemmeno troppo: il Napoli sta per vincere il suo primo scudetto, in testa alla classifica degli album più venduti c'è Vasco Rossi con 'C'è chi dice no' e sta per cominciare la campagna elettorale per le elezioni politiche che si terranno in giugno. Il 29 aprile 1987 Giorgio Almirante, segretario del Movimento sociale italiano, il partito nato sulle ceneri del fascismo, si fa intervistare in tv da Giovanni Minoli nel programma Mixer. Per l'epoca, è uno degli spazi più autorevoli e seguiti della politica.
Sono passati 42 anni dalla fine della guerra e 44 dalla caduta del regime fascista. Giorgia Meloni, all'epoca, ha poco più di dieci anni. Pochi per pensare che abbia seguito l'intervista, ma chissà. Comunque appena cinque anni dopo, come è noto, l'adolescente Meloni entrerà proprio in una sezione del Msi di Roma per chiederne la tessera.
Almirante è tuttora il leader di riferimento di Meloni, celebrato ed elogiato in più occasioni pubbliche. Nel corso della conferenza stampa di fine anno Meloni ha spiegato che la commemorazione del Msi è legittima perché si trattava della "destra democratica e repubblicana". Di seguito potete leggere la trascrizione delle prime dieci risposte che il leader missino diede a Minoli, cosicché alle ricostruzioni storiche di Meloni possa rispondere il suo mito Almirante. Quello vero.
Dopo la presentazione del personaggio, Minoli chiede ad Almirante: "È vero che lei, per insultarlo, diede dell'antifascista al suo storico avversario interno nel Msi, l'onorevole Michelini?". Risponde Almirante: "Non ricordo di aver mai dato dell'antifascista a un fascista. E Michelini non meritava quell'eventuale insulto". Chiede Minoli: "Lei hai detto: sono fascista, anzi la parola fascista ce l'ho scritta in fronte e più fascista di così non potrei essere". Risponde Almirante: "È la verità. Non sono mai stato obbligato a essere fascista né a continuare a essere fascista. Lo sono stato nei tempi buoni e felici in cui poteva rappresentare un vantaggio e sarebbe vergognoso, ora che non è più un vantaggio, non insistere". Chiede Minoli: "È vero che il suo modello è il ministro Mezzasoma che morì con Mussolini?". Risponde Almirante: "Sì, è il mio modello umano, l'uomo più sano, pulito e ferventemente cattolico che io abbia mai conosciuto. Ha saputo morire". Chiede Minoli: "Che significa per lei essere fascista oggi?". Risponde Almirante: "Credere nella triade Stato-Lavoro-Nazione". Minoli lo incalza: "Di sicuro per lei non significa essere democratico, dato che lei ha anche detto: democratico è un aggettivo che non mi convince". Almirante: "Li ha letti i resoconti parlamentari sui giornali? Un'aula vile e incapace. Se questa è la democrazia, io democratico non sono. So stare in Parlamento senza cedere alle tentazioni della falsa democrazia". Chiede Minoli: "Ma del suo passato rifiuta qualcosa?". Risponde Almirante: "La mia formula è non rinnegare e non restaurare". Chiede Minoli: "Il suo numero due, vero o presunto, Pino Rauti ha detto: noi siamo contrari alla democrazia parlamentare in linea di principio, perché non crediamo all'uguaglianza tra gli uomini ma alla differenza tra gli uomini". Risponde Almirante: "Non sono d'accordo nella forma ma sono d'accordo nella sostanza". Chiede Minoli: "Di Mussolini che ricordo ha?". Risponde Almirante: "Un tenero ricordo. Lo sentii al telefono nel 1943, il giorno in cui gli alleati stavano entrando in Roma. Io, come capo di gabinetto del ministero della Cultura popolare, avevo notizie che arrivavano dalle intercettazioni radio e Mussolini telefonava per conoscerle. Per me Mussolini era tutto. Tremavo quando mi dicevano che c'era il Duce al telefono. Lui mi chiese: Almirante che notizie mi date? E poi disse: posso chiamarla ancora? Quella frase mi aprì una voragine di disperazione e di tenerezza". Chiede Minoli: "Cosa le piaceva di meno di Mussolini?". Almirante, segretario di redazione della rivista La difesa della razza, chiamata a rivendicare l'introduzione delle leggi razziali in Italia, risponde: "Forse gli stivaloni". Minoli non ci sta e chiede: "Possibile solo questo?". E Almirante si corregge: "Era un uomo solo".