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Meloni e il cantiere dei conservatori: la doppia diplomazia tra sovranisti e Ppe

Ai funerali di Benedetto, nel solco del papatedesco, la premier con i rappresentanti di Polonia e Ungheria. Il saluto con Scholz presto la visita a Berlino
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ROMA - La foschia avvolge la cupola di San Pietro. Il freddo umido delle nove del mattino prende di petto le rappresentanze ufficiali di Italia e Germania. E dunque Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, il Cancelliere Olaf Scholz e il Presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier. Poco più in là, Mario Draghi e i presidenti delle Camere. Un passo indietro, però, si fa spazio tanta destra, quella senza trattini che mitigano. Sono i leader europei ad alto tasso di sovranismo. Si ritrovano nel ricordo del Pontefice, strattonato per anni dai cattolici più conservatori, eletto in Italia - suo malgrado - a modello dagli atei-devoti. È un mondo che fa comodo alla premier. Interlocutori su cui investire. Una tela fatta anche di nazionalisti e teo-con, tradizionalisti orientali e nostalgici del trumpismo che sono assieme progetto politico e manifesto culturale. Meloni è a suo agio, declina il suo ricordo del Papa emerito: "Illumin…

ROMA - La foschia avvolge la cupola di San Pietro. Il freddo umido delle nove del mattino prende di petto le rappresentanze ufficiali di Italia e Germania. E dunque Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, il Cancelliere Olaf Scholz e il Presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier. Poco più in là, Mario Draghi e i presidenti delle Camere. Un passo indietro, però, si fa spazio tanta destra, quella senza trattini che mitigano. Sono i leader europei ad alto tasso di sovranismo. Si ritrovano nel ricordo del Pontefice, strattonato per anni dai cattolici più conservatori, eletto in Italia - suo malgrado - a modello dagli atei-devoti. È un mondo che fa comodo alla premier. Interlocutori su cui investire. Una tela fatta anche di nazionalisti e teo-con, tradizionalisti orientali e nostalgici del trumpismo che sono assieme progetto politico e manifesto culturale. Meloni è a suo agio, declina il suo ricordo del Papa emerito: "Illuminato teologo, ci lascia un'eredità spirituale e intellettuale fatta di fede, fiducia e speranza. A noi il compito di conservarla e onorarla sempre e di portare avanti i suoi preziosi insegnamenti". 

La Santa Sede aveva preparato funerali solenni, suggerendo però ai governi delegazioni sobrie (ad eccezione di Roma e Berlino). Gli ultra nazionalisti del fronte orientale si presentano ai massimi livelli. Soprattutto i polacchi. Dall'incidente aereo del 2010 in cui perse la vita il presidente Lech Kaczyski, le due principali cariche istituzionali del Paese preferiscono viaggiare divise e alternare le missioni. Ma stavolta fanno uno strappo alla regola: si muovono separatamente, ma nella Capitale c'è il presidente Duda e il premier Mateusz Morawiecki. Sono tra i partner privilegiati di Meloni. La leader conversa con Duda. C'è anche il presidente della Lituania Gitanas Nauseda e quella d'Ungheria, Katalin Éva Novák: dopo la visita del premier Viktor Orban alla camera ardente, è lei a guidare i magiari. 

Eppure, come sempre, Meloni si muove alternando un doppio registro, miscelando tonalità in nome del pragmatismo. E dunque, alla vigilia della visita romana di Scholz sonda l'opzione di un colloquio a Palazzo Chigi con il Cancelliere socialdemocratico, perché deve discutere dell'idea di trasformare l'Italia nell'hub energetico dal Nord Africa. Alla fine c'è tempo solo per un breve scambio di battute, l'agenda del tedesco è troppo piena. Si confronteranno presto a Berlino, che resta il primo viaggio in una Cancelleria europea a cui ambisce Meloni. 

Nel primo pomeriggio, però, si presenta a Palazzo Chigi un altro politico tedesco. È il presidente del Ppe, Manfred Weber. Non uno qualunque, ma il fianco destro del popolarismo. La sponda migliore per un'alleanza conservatrice anche a Bruxelles. È un passaggio politico da non sottovalutare, anche per le ripercussioni nella maggioranza. Silvio Berlusconi si considera infatti l'unico interlocutore del Ppe in Italia. L'incidente è lì, a un passo, visto che tra l'altro ad accompagnare il tedesco è l'azzurro Antonio Tajani. A un millimetro dall'incidente, viene salvata almeno la forma: prima di entrare nel palazzo del governo - o almeno, così raccontano al Cavaliere - il ministro degli Esteri chiama Arcore e mette in contatto il fondatore di Forza Italia con Weber. "I Popolari in Italia li rappresento io, lo sai - è il saluto di Berlusconi - sono il padre nobile di questa storia".
Una storia che non promette però nulla di buono. Il progetto di Meloni è quello di chiudere un'epoca e garantire l'egemonia di Fratelli d'Italia attraverso il brand conservatore. E passa dalla volontà di far nascere una nuova maggioranza a Bruxelles, con vista sulle Europee del 2024. L'idea, a cui lavora da tempo e che ha compiuto un primo passo con l'elezione della presidente dell'Europarlamento Metsola, è portare i conservatori ad allearsi con il Ppe, dando vita a un centrodestra europeo alternativo alla sinistra, come già in Italia. L'effetto interno, però, potrebbe essere quello di maciullare gli azzurri. 

La premier continua intanto sul doppio binario, visto che tra tre giorni potrebbe ricevere la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in visita nella Capitale per ricordare David Sassoli. Diplomazia, ancora. Gli uffici lavorano a un viaggio a Londra per marzo, dal premier conservatore Rishi Sunak. Tassello dopo tassello, ma continuando a blindarsi sul fronte nazionalista. Con un occhio speciale per la Polonia, con cui Meloni condivide almeno una priorità strategica: bilanciare il tasso sempre incerto di europeismo cercando costantemente la sponda di Washington. Entro un paio di mesi, il premier Morawiecki varcherà il portone di Palazzo Chigi in visita ufficiale.