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Quella vernice spray che copre il vuoto dell’ambientalismo in salsa italiana

La questione ecologica nel nostro Paese non è stata riempita di politica
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ROMA - Quanto male può fare alla salute della nostra Repubblica un po' di vernice (lavabile) sui muri del Senato? Un sistema democratico può reggere, senza patire lesioni pericolose, l'urto costituito da quei segni tracciati sulla facciata di una delle massime sedi istituzionali e da ciò che quell'azione intendeva rappresentare sul piano simbolico? La mia risposta è semplice: l'impianto liberal-democratico della nostra organizzazione politica non viene compromesso in alcun modo, e tanto meno ferito, dalla contestazione indirizzata contro i luoghi-simbolo del potere pubblico.

Le società aperte sono quelle nelle quali i movimenti, i gruppi di interesse, i soggetti individuali e collettivi possono proporre programmi e valori non solo attraverso i canali della rappresentanza politica classica, ma anche in ogni sede e in ogni manifestazione della vita associata e dell'attività umana.

Perché mai, pertanto, le azioni di U…

ROMA - Quanto male può fare alla salute della nostra Repubblica un po' di vernice (lavabile) sui muri del Senato? Un sistema democratico può reggere, senza patire lesioni pericolose, l'urto costituito da quei segni tracciati sulla facciata di una delle massime sedi istituzionali e da ciò che quell'azione intendeva rappresentare sul piano simbolico? La mia risposta è semplice: l'impianto liberal-democratico della nostra organizzazione politica non viene compromesso in alcun modo, e tanto meno ferito, dalla contestazione indirizzata contro i luoghi-simbolo del potere pubblico.

Le società aperte sono quelle nelle quali i movimenti, i gruppi di interesse, i soggetti individuali e collettivi possono proporre programmi e valori non solo attraverso i canali della rappresentanza politica classica, ma anche in ogni sede e in ogni manifestazione della vita associata e dell'attività umana.

Perché mai, pertanto, le azioni di Ultima Generazione e degli altri attivisti dell'ambiente sono state così drammatizzate e colpevolizzate, fino a denunciarle come espressioni di "eco-terrorismo"? La sola spiegazione possibile è che un simile giudizio sia il prodotto di una concezione tiepida, mediocre e rinunciataria della democrazia: mentre è vero, piuttosto, che i suoi meccanismi sono flessibili, mobili, duttili e non escludono gesti non conformi, movimenti irrituali, comportamenti trasgressivi, magari sgraziati ma saldamente dentro il perimetro democratico. Va da sé, a due condizioni: il connotato assolutamente nonviolento delle azioni e la disponibilità a pagarne il costo e ad affrontare le conseguenze anche giudiziarie di eventuali reati. Cosa che i militanti di Ultima Generazione hanno fatto.

D'altra parte, la quota di "violenza" contenuta nell'imbrattamento di un muro del Senato non è superiore a quella espressa da qualunque sciopero di lavoratori. In un caso come nell'altro può tradursi in un fattore di vitalità per il gioco democratico; e si tratta, comunque, dell'esercizio legittimo di una facoltà che i sistemi liberal-democratici, per loro stessa natura, sono tenuti a rispettare.

Ancora. A mio parere, gli attivisti ambientalisti, nell'imbrattare i muri o i vetri di alcuni quadri, non esprimono affatto quell'atteggiamento nichilista così frequentemente attribuito loro. Al contrario, sembrano voler affermare una idea di patrimonio comune, che comprende sia le istituzioni (alle quali ci si rivolge come si può, magari grossolanamente) sia le "opere dell'ingegno di carattere creativo", la cui integrità non viene messa in pericolo: e che si considerano come possibili veicoli di un messaggio altrimenti messo a tacere.

Più problematica la valutazione del ricorso a mezzi come il blocco del traffico, che ha determinato tensioni e atti di intolleranza, fino a mettere a repentaglio, in qualche caso, l'incolumità degli stessi attivisti. Qui, il movimento ambientalista sconta la sua immaturità, come è accaduto a tutte le mobilitazioni collettive dell'ultimo mezzo secolo. La questione dell'intelligenza e dell'efficacia delle forme di azione - qual è l'utilità di un blocco stradale sul Grande Raccordo Anulare di Roma? - è cruciale, ma solo il tempo e l'esperienza possono aiutare.

Dopodiché, nell'atteggiamento di gran parte della classe politica, oscillante tra indifferenza e criminalizzazione, emerge una desolante insensibilità. Non viene colto quello che appare come il tratto prevalente dell'orientamento dei giovani ambientalisti e, ancor più, della gran massa dei loro coetanei, interessati ma non attivi, sollecitati ma non partecipi, angosciati ma non militanti. C'è in loro un senso disperato di impotenza: l'idea di essere la generazione ultima ancora in grado di "fare qualcosa", ma consapevole che quel qualcosa è destinato a essere tragicamente insufficiente.

Il che rivela, in maniera inequivocabile, il terribile vuoto di politica che accompagna, specie in Italia, l'esplodere della questione ambientale. Qui, come in altri paesi dell'Europa meridionale, il partito dei Verdi non ha mai raggiunto una soglia apprezzabile di consensi e, nonostante alcune recenti novità positive, la situazione non sembra possa cambiare in tempi brevi.

Negli ultimi trent'anni, lo spazio politico "di movimento" è stato presidiato da partiti di massa generalisti, dal Pd fino al Movimento 5 Stelle: ne è conseguito che la questione ecologica mai ha avuto il primato e che, intrecciandosi ad altre tematiche, ha finito con l'indebolirsi e il depotenziarsi, fino all'irrilevanza. Tante le cause, ma all'origine, va detto, c'è una ragione profonda che ha a che vedere con l'antropologia e con la storia: in Italia, lo spirito civico, la solidarietà comunitaria, il sentimento della mutualità mai sono diventati mentalità collettiva. E una politica ambientalista, per farsi patrimonio diffuso e largamente condiviso, richiede, appunto, quella cultura generalizzata e quella responsabilità reciproca che il nostro carattere nazionale, così irriducibilmente individualista e segnato da una sorta di anarchismo slabbrato, non ha saputo esprimere finora.

La consapevolezza che il tempo è ormai irreparabilmente scaduto potrà cambiare il quadro, sollecitare nuove aggregazioni e nuovi protagonisti, mobilitare energie fisiche e spirituali e, infine, intelligenza collettiva?