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Pd, Bonaccini rilancia sulle alleanze: “Senza non si vince”

Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna  
Il candidato leader in tour in Puglia archivia il dibattito sulla consultazione online per le primarie, scartata anche da Cuperlo e De Micheli. Mercoledì la decisione in direzione
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ROMA -  "Sono qui per parlare di lavoro, ambiente, sanità, scuola, di Mezzogiorno, dei problemi della gente in carne e ossa. Delle regole, delle votazioni online se ne occuperà la commissione preposta". Stefano Bonaccini finge di snobbare la querelle sul voto online alle primarie di fine febbraio chiesto da Elly Schlein. In realtà per lui la proposta sollevata dalla sfidante con maggiori chance è già archiviata, improponibile, irricevibile. Anche se nel Pd lo scontro sulle regole non si ferma. "Il Paese ha una inflazione galoppante e noi ci avvitiamo in una discussione regolamentare?!", si sfoga Gianni Cuperlo. "È lunare", rincara Paola De Micheli.

Bonaccini, del tutto contrario guarda già oltre. Gli preme disegnare il partito che vorrà: "Il Pd non può correre da solo. Penso che debba riscoprire la vocazione maggioritaria, ma è il contrario dell'autosufficienza. Solo …

ROMA -  "Sono qui per parlare di lavoro, ambiente, sanità, scuola, di Mezzogiorno, dei problemi della gente in carne e ossa. Delle regole, delle votazioni online se ne occuperà la commissione preposta". Stefano Bonaccini finge di snobbare la querelle sul voto online alle primarie di fine febbraio chiesto da Elly Schlein. In realtà per lui la proposta sollevata dalla sfidante con maggiori chance è già archiviata, improponibile, irricevibile. Anche se nel Pd lo scontro sulle regole non si ferma. "Il Paese ha una inflazione galoppante e noi ci avvitiamo in una discussione regolamentare?!", si sfoga Gianni Cuperlo. "È lunare", rincara Paola De Micheli.

Bonaccini, del tutto contrario guarda già oltre. Gli preme disegnare il partito che vorrà: "Il Pd non può correre da solo. Penso che debba riscoprire la vocazione maggioritaria, ma è il contrario dell'autosufficienza. Solo un folle potrebbe pensare che il partito si possa candidare da solo in un Comune in una Regione o nel Paese. Anzi, l'ultima volta, essendoci candidati quasi da soli, si è visto che, nonostante siamo risultati il secondo partito, abbiamo perso di parecchio le elezioni". Le alleanze ci vogliono, la strategia del 25 settembre è stata sbagliata. Anche con i 5Stelle? "Non abbiamo preclusioni, ma le alleanze si fanno sui programmi. Se il Pd è in forma si vedrà che anche gli altri saranno costretti ad accordi con noi".

Bonaccini ieri era a Lecce, culmine del tour pugliese con Pina Picierno e con Piero De Luca. "Un Pd partito più popolare" è il mantra di Bonaccini. Ad accompagnarlo ci sono il governatore pugliese Michele Emiliano e il sindaco di Bari, Antonio Decaro, suoi supporter. La squadra che Bonaccini ha in mente sarà composta da "tanti amministratori e dirigenti di partito nei territori". E poi due promesse: "Il Pd andrà al governo solo se si vincono le elezioni". Inoltre "no all'autonomia come la vuole Calderoli, non siamo d'accordo a dividere il Paese, non se ne fa nulla".

A proposito di regolamento congressuale, nell'ultima riunione degli sherpa, sul voto online è stato muro contro muro. Insistono Franceschini e l'area che appoggia Schlein. Tuttavia le possibilità di votare online, e non solo nei gazebo, sembra sfumare. A decidere sarà la direzione dem di mercoledì, nella quale sarebbe disastrosa una resa dei conti. La novità del voto online è già stata sperimentata per scegliere i candidati sindaco di Roma e di Torino, Roberto Gualtieri e Stefano Lorusso. Per Lorusso proprio i consensi digitali hanno fatto la differenza. 

C'è un problema di statuto, ma superabile per i pro-voto online: l'articolo 12 infatti della "carta" del Pd non lo esclude, semplicemente vanno precisati modi e garanzie nel regolamento. A nome dei franceschiniani, Albero Losacco insiste: "Serve solo la volontà politica". I dem già domani dovrebbero stabilire la road map congressuale. Che prevedeva tra l'altro un ruolo centrale per il comitato degli 85 costituenti (erano 87, ma Maurizio De Giovanni e Luigi Zanda si sono dimessi), al quale spetterebbe di scrivere il manifesto del nuovo Pd. Anche qui, mille polemiche. Andrea Orlando, leader della sinistra dem, lancia il "j'accuse" e paragona i costituenti ai rappresentanti di aspirapolveri che si sentono rispondere: no grazie, abbiamo già tutto. Insomma, un flop. Però dal Nazareno indicano il successo dei quindicimila questionari a cui i militanti hanno risposto e che, una volta analizzati, racconteranno le indicazioni della base dem.