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Regole, date, gazebo, web: la rara capacità dei dem di avvitarsi attorno al nulla

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L’allarme dei sondaggi che suonano ormai la campana del 15 per cento: la soglia è sempre più vicina a quella della Margherita
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Se il congresso del Partito democratico fosse una caccia al tesoro, sarebbe un successo. Manca, in teoria, poco più di un mese alle primarie e ancora non c'è una data ufficiale. Nelle ultime settimane il giorno prescelto ha fatto avanti e indietro sul calendario, al contrario dei sondaggi che hanno fatto solo indietro. 

Il segretario uscente Enrico Letta voleva fare le primarie a gennaio. Mezzo partito - guidato da Andrea Orlando e Goffredo Bettini - disse che era troppo presto, serviva tempo per rielaborare e ricostruire. La data fu fissata al 12 marzo. L'altra metà del partito obiettò che era troppo tardi e che, nel frattempo, il Pd faceva in tempo a sparire. Quindi fu scelta la data del 19 febbraio. Ma solo ora i dem si sono resi conto che è troppo attaccata al voto delle regionali in Lazio e Lombardia e vorrebbero prendersi una settimana in più: 26 febbraio. Qualcuno dice per evitare che la nuova leadership esordisca sulle ma…

Se il congresso del Partito democratico fosse una caccia al tesoro, sarebbe un successo. Manca, in teoria, poco più di un mese alle primarie e ancora non c'è una data ufficiale. Nelle ultime settimane il giorno prescelto ha fatto avanti e indietro sul calendario, al contrario dei sondaggi che hanno fatto solo indietro. 

Il segretario uscente Enrico Letta voleva fare le primarie a gennaio. Mezzo partito - guidato da Andrea Orlando e Goffredo Bettini - disse che era troppo presto, serviva tempo per rielaborare e ricostruire. La data fu fissata al 12 marzo. L'altra metà del partito obiettò che era troppo tardi e che, nel frattempo, il Pd faceva in tempo a sparire. Quindi fu scelta la data del 19 febbraio. Ma solo ora i dem si sono resi conto che è troppo attaccata al voto delle regionali in Lazio e Lombardia e vorrebbero prendersi una settimana in più: 26 febbraio. Qualcuno dice per evitare che la nuova leadership esordisca sulle macerie di un'altra duplice sconfitta, altri spiegano che il problema è solo evitare la sovrapposizione delle campagne che nuocerebbe al congresso. Potrebbero essere vere entrambe le cose. Quanto nuoccia invece il fatto che fin qui il Pd abbia discusso quasi solo di date e di regole è chiaro a tutti, anche ai vertici del partito, anche se la consapevolezza non pare sufficiente a sfuggire al problema. Anzi, negli ultimi giorni se n'è aggiunto un altro. Il fronte che sostiene Elly Schlein chiede a gran voce l'introduzione del voto on line alle primarie. Non lo otterrà, intanto però ci sarà spazio per qualche altra giornata di discussione sul nulla. Un po' come quella intorno alla carta dei valori, rimandata dopo le iniziali baruffe, e la diatriba se abiurare o no il neoliberismo. 

Gli ultimi sondaggi arrivati al Nazareno, quartier generale del Pd dove uno stremato Letta non vede l'ora di cedere la mano, sono devastanti: si avvicina, a scendere ovviamente, la soglia del 15 per cento. Più o meno i voti che aveva la vecchia Margherita di Francesco Rutelli e degli ex Popolari. 

Il congresso, insomma, non decolla. Il più preoccupato è Stefano Bonaccini, che tutte le rilevazioni danno come favorito per la vittoria con un margine che oscilla tra i cinque e i trenta punti. Un ventaglio troppo ampio per fidarsi scientificamente della previsione. L'affluenza è un'incognita totale anche se è difficile, con queste premesse, immaginare una partecipazione sostenuta. Bonaccini teme di essere il primo segretario eletto a non godere nemmeno di una luna di miele dopo i gazebo. A Bonaccini si chiede di cominciare da subito a surrogare l'assenza di un leader dell'opposizione. In questo il governatore emiliano, abituato a vestire un abito mentale molto istituzionale, fa ancora fatica a trovare la misura giusta nella comunicazione. L'altra sera, ospite in tv, si è profuso in un ringraziamento alla ministra Santanché che ha fatto sobbalzare più di uno spettatore. 

D'altra parte la sua principale rivale, Elly Schlein, è convinta di poter sfruttare il voto aperto delle primarie per ribaltare il pronostico, ma la sua campagna, che si immaginava potesse scuotere il congresso, fin qui ha seguito un canovaccio poco brillante. Anche la sua agenda di eventi e dibattiti non è ancora entrata nel vivo. Su Schlein si scontrano ormai due scuole di pensiero e le sue posizioni politiche c'entrano fino a un certo punto: da una parte chi sostiene che è l'unica novità che può rilanciare il partito e dall'altra chi pensa che si sia candidata a un ruolo che al momento va troppo oltre le sue forze e la sua esperienza. L'esperto Gianni Cuperlo, sceso in campo per scompaginare la sfida a due e alzare il livello del dibattito, sembra iscritto alla seconda scuola. 

I toni di rispetto e gioco corretto tra Bonaccini e Schlein sono apprezzabili, del resto sono stati presidente e vice dell'Emilia Romagna fino a poche settimane fa, però il rischio è che il galateo anestetizzi quel poco che resta dell'emotività e delle speranze del popolo dem. Da Roma in giù, dove il Pd è liquefatto o ostaggio di impresentabili notabilati locali, è difficile anche individuare la vera platea congressuale. Nel centro-nord il potere delle vituperate correnti è in crisi, la presa sugli iscritti non è più quella di un tempo. 

Si avvicina il primo dibattito tv, che coinvolgerà tutti i candidati, quindi anche l'ex ministra Paola De Micheli e l'economista Antonio Guizzetti. Lo ospiterà il programma di Lucia Annunziata su Rai3. Si aspetta il guizzo di qualche idea nuova e una sferzata all'orgoglio del popolo di centrosinistra. Il tema è tabù, naturalmente, ma nel Pd tutti sono convinti che i prossimi giorni saranno decisivi: o il confronto sale di livello o il rischio è che il congresso si riveli l'ennesima occasione persa. L'ultima, probabilmente.