Ucraina, l’incognita del Samp-T da assemblare coi francesi: il sostegno vale 1 miliardo
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonUn sostegno cresciuto in quantità e qualità, cercando di rispondere alle esigenze dell’esercito di Kiev nel fronteggiare l’invasione russa. Il segreto sulle forniture belliche italiane all’Ucraina è rigidissimo ma una stima ritiene che il costo dell’operazione sia di un miliardo, tra valore degli armamenti e spese per il trasporto. Munizioni e armi leggere sono state trasferite con un ponte aereo fino all’aeroporto polacco di Rzeszow; gli equipaggiamenti più pesanti invece sono stati spostati via strada. I primi decreti del governo Draghi hanno concesso agli ucraini soltanto armamenti non più in servizio, chiusi nei magazzini dalla fine della Guerra Fredda: mortai da 120 millimetri, mitragliatrici, missili anti-tank Milan. L’unica eccezione sono stati i missili antiaerei a corto raggio Stinger, in numero limitato. Tutti sistemi di natura difensiva.
Nella tarda primavera, c’è stata la decisio…
Un sostegno cresciuto in quantità e qualità, cercando di rispondere alle esigenze dell’esercito di Kiev nel fronteggiare l’invasione russa. Il segreto sulle forniture belliche italiane all’Ucraina è rigidissimo ma una stima ritiene che il costo dell’operazione sia di un miliardo, tra valore degli armamenti e spese per il trasporto. Munizioni e armi leggere sono state trasferite con un ponte aereo fino all’aeroporto polacco di Rzeszow; gli equipaggiamenti più pesanti invece sono stati spostati via strada. I primi decreti del governo Draghi hanno concesso agli ucraini soltanto armamenti non più in servizio, chiusi nei magazzini dalla fine della Guerra Fredda: mortai da 120 millimetri, mitragliatrici, missili anti-tank Milan. L’unica eccezione sono stati i missili antiaerei a corto raggio Stinger, in numero limitato. Tutti sistemi di natura difensiva.
Nella tarda primavera, c’è stata la decisione di consegnare i cannoni FH-70 da 155 millimetri, costruiti negli anni Settanta ma considerati ancora molto validi: vengono impiegati nella battaglia del Donbass. Assieme a questi sono arrivati al fronte fuoristrada Lince e veicoli cingolati M-113.
Accordi paralleli
L’ultimo decreto ha fatto partire i mezzi più avanzati. Si tratta di cinque cannoni semoventi PzH-2000 da 155 millimetri, progettati in Germania e ritenuti i migliori al mondo, e due lanciarazzi multipli MLRS, versione potenziata e cingolata dei celebri HIMARS statunitensi. In questo caso, ci sono stati accordi paralleli per addestrare i soldati ucraini a usarli e per la manutenzione dei mezzi: quello per i PzH-2000 è stato condotto assieme a Germania e Olanda; quello degli MLRS con la Francia. Un’altra intesa è stata siglata con gli Stati Uniti che finanzieranno la revisione di una ventina di vecchi semoventi M109, sempre con cannone da 155 millimetri, prelevati dai depositi italiani.
Repubblica ha rivelato che nell’ultima riunione Nato prima dell’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi erano state previste altre due donazioni, fondamentali per proteggere le città dai raid russi. La prima riguardava i vecchi missili terra-aria Aspide, finiti in pensione due anni fa e già spediti a Kiev dalla Spagna. La seconda invece era relativa allo scudo antiaereo Samp-T di ultima generazione: Draghi e Macron avevano ipotizzato un’iniziativa congiunta per mettere insieme una batteria di questi missili in grado di proteggere la capitale dagli attacchi di jet, droni e cruise.
Il dossier sul Samp-T è rimasto fermo, in attesa delle scelte sul sesto decreto di aiuti bellici. Nel frattempo i comandi ucraini stanno chiedendo agli alleati l’invio o la vendita di mezzi corazzati, nel timore che Putin lanci una nuova offensiva. In Italia l’interesse è concentrato sulle Centauro, autoblindo con otto ruote e un cannone che permette di distruggere i tank, e sulle decine di carri armati Leopard 1A5 parcheggiati da vent’anni nei magazzini dell’Esercito