"Serviva un processo costituente", dice Andrea Orlando, ex ministro e deputato Pd. Denuncia il fallimento del tentativo di una riflessione più profonda sul partito. E il rischio che la crisi si aggravi se i candidati non invieranno "un messaggio al Paese".
Il processo costituente è fallito?
"Si è scelto di sovrapporre il processo costituente al congresso sui nomi. E, come temevo, il processo più mediatico, la competizione per la leadership, s'è mangiato l'altro. E ha creato le condizioni per strumentalizzazioni e travisamenti nella discussione nel comitato costituente. Serviva un processo anche con iniziative decentrate, coinvolgendo la società civile".
A che scopo?
"Verificare nel rapporto con la società italiana quanto ancora sia vivo e quanto vada aggiornato il progetto del Pd".
Il Lingotto non è più valido, l'atto fondativo del Pd va riscritto?
"Ne…
"Serviva un processo costituente", dice Andrea Orlando, ex ministro e deputato Pd. Denuncia il fallimento del tentativo di una riflessione più profonda sul partito. E il rischio che la crisi si aggravi se i candidati non invieranno "un messaggio al Paese".
Il processo costituente è fallito?
"Si è scelto di sovrapporre il processo costituente al congresso sui nomi. E, come temevo, il processo più mediatico, la competizione per la leadership, s'è mangiato l'altro. E ha creato le condizioni per strumentalizzazioni e travisamenti nella discussione nel comitato costituente. Serviva un processo anche con iniziative decentrate, coinvolgendo la società civile".
A che scopo?
"Verificare nel rapporto con la società italiana quanto ancora sia vivo e quanto vada aggiornato il progetto del Pd".
Il Lingotto non è più valido, l'atto fondativo del Pd va riscritto?
"Nessun processo sommario al Lingotto, ma il 2008 non è il 2022: è inconfutabile. Il Lingotto precedeva la crisi finanziaria dello scorso decennio e la prima vera crepa nel processo di globalizzazione. Un segno della crisi dell'ordine neoliberale, al tempo sottovalutato".
Volete il Pd più a sinistra?
"Vogliamo metterlo in sintonia con un senso comune sempre più preoccupato per la crescita delle diseguaglianze. Sono stato processato quando ho criticato l'impostazione fortemente liberista: mi hanno accusato di voler tornare alla vecchia sinistra. Ma non c'è nostalgia: di fronte allo shock della permacrisi, urge una riflessione sul ruolo del pubblico. È la domanda dell'oggi, tutti i governi, al di là del loro orientamento, si vedono costretti a un più forte interventismo. La domanda è se l'intervento dello Stato debba essere usato solo per proteggere il modello economico attuale o provare a renderlo più giusto e sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale".
Arturo Parisi ha rievocato, commentando il dibattito in corso, il congresso di Livorno del 1921.
"Stimando molto Parisi, credo che non pensi seriamente che Franceschini e Letta siano Gramsci e Bordiga non essendoci all'orizzonte nessun Ottobre rosso: la discussione di oggi è la stessa che stanno facendo tutte le forze progressiste. La battuta di Parisi è forse la spia di una idea che il Pd non dovesse nascere dalla fusione delle cultura socialista, comunista e cattolicodemocratica, ma dalla rimozione delle prime due, facendo a meno di ciò che ha rappresentato il movimento socialista in questo Paese. Penso che il Pd lo abbia pagato. Il futuro e la prospettiva del partito, la sua tenuta, ora è molto legata alla capacità di affrontare i problemi che si pongono le forze socialiste. Quello è il terreno".
C'è chi in questa impostazione sta a disagio e lo ha detto di fronte alla candidatura di Elly Schlein. Se lei vince ci sarà la scissione?
"La costituente era proprio il tentativo di creare una griglia condivisa. Ad ogni modo non credo ci siano nomi che uniscono e altri che dividono".
Che il Pd abbia futuro è scontato?
"Ogni scissione va esclusa ma nulla è scontato, non solo perché il Pd attraversa una crisi, ma perché nel mondo nulla è come prima. L'idea che si possano usare le categorie, le caricature, le ricette di prima è quello che ci allontana di più dalle persone. Se i candidati non si fanno carico di un messaggio al Paese, il rischio è che si generi un vuoto in cui si può aggravare la crisi del Pd".
Rischiate un flop alle primarie, bisogna aprire al voto online?
"Dobbiamo lavorare perché la partecipazione sia la più alta possibile: bene ogni strumento che lo consenta. Una partecipazione numerosa sarebbe un primo elemento di riscossa e riscatto".
Non ha ancora dichiarato il suo voto. Ora può dirlo, è per Schlein?
"Vede, io non mi rassegno allo sforzo di stare su una discussione che parta dai temi, dalle proposte. Ed è interessante il suo sforzo di mettere al centro dell'identità del partito il tema della lotta alle diseguaglianze, dei salari, della precarietà, dei cambiamenti climatici".
Lei chiede al Pd di non parlare di spoils system o degli attacchi della destra alla Bce, ma di stipendi e salario minimo, che è l'incompiuta del governo Draghi.
"Il Pd deve parlare di tutto ma deve partire da lì, da salario minimo, legge sulla rappresentanza, incentivi alla contrattazione e adeguamento degli stipendi per il recupero di almeno di parte dell'inflazione, oltre che al miglioramento della qualità del lavoro condizionando anche le erogazioni pubbliche all'applicazione di buoni e stabili contratti. La priorità è evitare che una fascia di lavoratori sprofondi".
Il governo non sembra particolarmente sensibile.
"Se come dice Crosetto, anche un po' ingiustamente lapidato, il tema è che l'inflazione non si affronta solo con l'aumento del tasso di interesse, allora quali sono le altre misure previste dalla manovra per affrontare il fenomeno e quali le proposte in Ue? I governi precedenti hanno contenuto le diseguaglianze, mentre ora la situazione rischia di andare fuori controllo".