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Zanda: "Il declino del Pd mi spaventa. Al congresso sostengo Cuperlo perché sa che è tutto da cambiare"

Luigi Zanda 
L'ex senatore dem: "Il partito è malato e questo è un pericolo per la tenuta del sistema politico. Non ci sarà scissione Servono idee per non essere gregari"
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Luigi Zanda, lei è uno dei fondatori del Pd, dove si litiga persino sulle primarie online, mentre continua il calo di consensi. Di cosa si è ammalato il suo partito?
"Premetto che alla vigilia delle primarie non si doveva neppure iniziare a dibattere delle modalità di voto. Il Pd ha bisogno di idee, di iniziative per rafforzarsi politicamente. Cambiare la modalità del voto incide sulla forma-partito e non è ragionevole prendere decisioni spot. Il Pd ha una malattia sottile che viene da lontano e riguarda le forze di sinistra occidentali. Soffre inoltre della sconfitta alle elezioni del 25 settembre e di una politica delle alleanze che ha prodotto il suo isolamento, oltre che della scontentezza per come sono state confezionate le liste alle elezioni".



E lei quale sentimento prova?
"Il declino del Pd mi spaventa: è un pericolo per la tenuta dell'intero sistema politico".

Però dalla "costituente" d…

Luigi Zanda, lei è uno dei fondatori del Pd, dove si litiga persino sulle primarie online, mentre continua il calo di consensi. Di cosa si è ammalato il suo partito?
"Premetto che alla vigilia delle primarie non si doveva neppure iniziare a dibattere delle modalità di voto. Il Pd ha bisogno di idee, di iniziative per rafforzarsi politicamente. Cambiare la modalità del voto incide sulla forma-partito e non è ragionevole prendere decisioni spot. Il Pd ha una malattia sottile che viene da lontano e riguarda le forze di sinistra occidentali. Soffre inoltre della sconfitta alle elezioni del 25 settembre e di una politica delle alleanze che ha prodotto il suo isolamento, oltre che della scontentezza per come sono state confezionate le liste alle elezioni".



E lei quale sentimento prova?
"Il declino del Pd mi spaventa: è un pericolo per la tenuta dell'intero sistema politico".

Però dalla "costituente" degli 87 saggi, che dovrebbero rinnovare il partito, lei si è dimesso. Perché?
"La "costituente" mi sembra sia superata. Dimettendomi credo di avere visto giusto. Non era ragionevole in poche settimane definire il futuro del Pd. Spetterà al nuovo segretario riaprire la questione della missione e della linea politica del partito. Deve farlo partendo dai problemi dell'Italia, non solo dalla guerra di Putin, dalla crisi energetica, dalle migrazioni, dai diritti e doveri. Da parte della destra di governo è in atto un tentativo di trasformare la nostra Repubblica da parlamentare in presidenziale, ma la forma della Repubblica è uno dei principi supremi su cui si regge l'intera architettura istituzionale".

E alle primarie della rinascita dem, con chi si schiera?
"Ho stima di tutti i candidati, che sono iscritti al Pd dalla sua fondazione, eccetto Elly Schlein che ha preso la tessera qualche settimana fa. Sosterrò Gianni Cuperlo, perché penso che abbia la cultura politica, l'equilibrio di giudizio necessari, oltre a una forte curiosità per i tempi nuovi. Penso che Cuperlo conosca bene la malattia di cui soffre il partito, che oggi ha una organizzazione che lo rende ingovernabile".

A cosa si riferisce, alle correnti?
"Una Direzione di 250 componenti, una Assemblea di mille delegati non sono veramente in grado di discutere e votano sempre secondo le indicazioni delle correnti. Va riorganizzato tutto, anche la struttura territoriale, partendo dalle regioni e dai circoli. Faccio un esempio. È comprensibile che i segretari regionali vogliano fare i parlamentari, ma il loro compito è di selezionare i candidati, non di promuovere se stessi. Un tempo i grandi partiti ponevano incompatibilità".

Cuperlo è il candidato della "sinistra ortodossa" appoggiato anche dai cattolici democratici?
"Non parlerei di sinistra ortodossa. Cuperlo è una personalità politica che ha esperienza e desiderio di novità, è per metà politico di razza e per l'altra intellettuale profondo".

Il suo è un partito flagellato dalle scissioni: Rutelli, Civati, Bersani, Renzi... teme nuovi addii da parte dei riformisti se vince Schlein, dell'ala sinistra se ha la meglio Bonaccini?
"Questa volta faccio una previsione diversa: non ci saranno scissioni, perché tutti - dai candidati all'ultimo degli iscritti - sanno che le scissioni producono effetti gravi nel partito e disastrosi per chi le fa".

L'unione delle diverse culture progressiste, che è stata la scommessa del Pd, è ancora valida?
"Meloni sta cercando di omogeneizzare la destra avendo come perno Fratelli d'Italia e lei stessa come leader. Se le dovesse riuscire e producesse una destra finalmente democratica e europea, sarebbe una buona notizia. Ma il sistema non funzionerebbe se dall'altra parte, a sinistra, non ci fosse un partito che sappia fare altrettanto con la forza dell'iniziativa politica, delle proposte".

Quindi omogeneizzare il Pd con chi, con il grillino Conte e i terzopolisti Calenda e Renzi?
"Sono stanco di assistere nel Pd al balletto sulle alleanze. Il Pd deve rafforzarsi politicamente, perché se il declino dovesse continuare, non saremmo alleati di nessuno, ma gregari".