Parlamento Ue, la stretta di Metsola per evitare un nuovo Qatargate
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoIl Parlamento europeo corre ai ripari. E dopo lo scandalo del "Qatargate" mette in campo una serie di misure "anticorruzione" per impedire che si ripetano episodi analoghi. Dal divieto delle cosiddette "porte girevoli" (gli ex europarlamentari che si dedicano al lobbing) alla comunicazione formale di ogni incontro che si svolge dentro le sedi dell'Eurocamera. Il colpo all'immagine dell'istituzione europea è stato violento e la presidenza cerca dunque di intervenire almeno sul regolamento interno.
"Il Parlamento non è in vendita - ha avvertito la presidente, Roberta Metsola, nel corso della cerimonia in ricordo di Sassoli - Nel nome di David mai come in questo momento dobbiamo mettere la democrazia e l'integrità al centro della nostra azione. L'Europa non può restare sotto attacco da forze internazionali che pensano che il Parlamento possa essere comprato".
Le nuove regole
Oggi, quindi, i c…
Il Parlamento europeo corre ai ripari. E dopo lo scandalo del "Qatargate" mette in campo una serie di misure "anticorruzione" per impedire che si ripetano episodi analoghi. Dal divieto delle cosiddette "porte girevoli" (gli ex europarlamentari che si dedicano al lobbing) alla comunicazione formale di ogni incontro che si svolge dentro le sedi dell'Eurocamera. Il colpo all'immagine dell'istituzione europea è stato violento e la presidenza cerca dunque di intervenire almeno sul regolamento interno.
"Il Parlamento non è in vendita - ha avvertito la presidente, Roberta Metsola, nel corso della cerimonia in ricordo di Sassoli - Nel nome di David mai come in questo momento dobbiamo mettere la democrazia e l'integrità al centro della nostra azione. L'Europa non può restare sotto attacco da forze internazionali che pensano che il Parlamento possa essere comprato".
Le nuove regole
Oggi, quindi, i capigruppo decideranno quali misure adottare. Sul tavolo c'è la proposta della presidenza articolata in quattordici punti e che punta a rendere tutte le procedure più trasparenti. L'idea principale è bloccare le "porte girevoli": per due anni dopo la fine del loro mandato gli europarlamentari non potranno svolgere attività di lobbing. Perché questa è stata la scusa, secondo i magistrati belgi, che ha permesso ad Antonio Panzeri di intrattenere i rapporti con il Marocco e il Qatar. Il pagamento dell'indennità di fine mandato sarà legata alla sottoscrizione di questo vincolo (un mese di stipendio per ogni anno di mandato svolto: per una legislatura equivale a circa 50 mila euro). Sarà anche introdotto l'obbligo per chiunque entri nelle due sedi parlamentari - Bruxelles e Strasburgo - di dichiarare gli incontri. Verranno banditi i gruppi di amicizia ufficiosi degli eurodeputati con Paesi extra Ue e qualsiasi deputato, assistente o funzionario pubblico, dovrà rivelare chi sta vedendo quando discute una proposta di legge. Una sorta di norma contro il conflitto di interessi.
Saranno i funzionari ad effettuare controlli casuali sui gruppi che si sono iscritti, come richiesto, al registro per la trasparenza. E ancora: agli assistenti dei deputati - ma non agli eurodeputati che però dovranno rendere pubbliche le loro consulenze extraparlamentari - sarà vietato ricoprire contemporaneamente incarichi dirigenziali presso le Ong. Il riferimento alla vicenda Panzeri è dunque esplicito.
Il Parlamento europeo monitorerà costantemente chi entra nei suoi edifici. Ci sarà un registro d'ingresso che tutti dovranno "firmare" spiegando chi incontreranno. Gli ex eurodeputati non avranno più un permesso permanente ma giornaliero senza la possibilità di introdurre "ospiti". Chi violerà queste norme riceverà una sanzione pubblica: una sezione nel sito del Pe pubblicherà i nomi di chi ha avrà violato il codice di condotta.
Le dimissioni di Maria Arena
Nel frattempo si è aperta un'ultima pagina del "Qatargate". Ieri la eurodeputata belga, Maria Arena, al momento non coinvolta direttamente dell'inchiesta ma spesso citata nelle indagini dei magistrati di Bruxelles come parte della "cricca", ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della Sottocommissione Diritti. "Questa vicenda - ha scritto in una lettera alla capogruppo S&D Iratxe Garcìa Perez - sporca la mia immagine così come il mio lavoro, principalmente quello che ho svolto all'interno della Sottocommissione di Diritti Umani. Dichiaro forte e chiaro che non sono in alcun modo coinvolta in questa vicenda. Ma, visti gli attacchi politico-mediatici delle ultime settimane che non fanno male solo alla mia immagine, ma anche a tutto il lavoro svolto all'interno della SottoCommissione , ho deciso di dimettermi dalla carica di presidente". Nel frattempo i socialisti hanno scelto il candidato per sostituire Eva Kaili alla vicepresidenza del Parlamento europeo. Sarà il lussemburghese Marc Angel.