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Caro carburante, dal benzinaio al tassista: "Noi, traditi dal governo"

Le testimonianze dopo la decisione dell'esecutivo di non prorogare lo sconto delle accise 
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Caro carburante, quattro testimonianze dopo la decisione del governo Meloni di non prorogare lo sconto delle accise. Dalle realtà locali parlano il benzinaio, il tassista, l'agricoltore e l'autotrasportatore. 

Il benzinaio: "Tutte le colpe a noi"

MILANO - Franco Denise fa il benzinaio da oltre 50 anni: "14 febbraio 1971". Gestisce tre pompe a Milano, con due figli e sette dipendenti.

Sciopererà il 25 e il 26 gennaio?
"Se viene confermato, certo. Il governo trova il capro espiatorio nel gestore, ma noi non c'entriamo nulla. Ci caricano di cose inutili. Siamo l'unica categoria obbligata a comunicare i prezzi al ministero ogni otto giorni, e subito se si alzano. Altrimenti sono 1.032 euro di multa. Ora dicono che dovremo farlo tutti i giorni. Vede in quest'impianto? Ci sono tre cartelli. Dovremo metterne un altro, col prezzo medio nazionale. Ma il cliente deve prendersi una settimana di ferie per studiare i prez…

Caro carburante, quattro testimonianze dopo la decisione del governo Meloni di non prorogare lo sconto delle accise. Dalle realtà locali parlano il benzinaio, il tassista, l'agricoltore e l'autotrasportatore. 

Il benzinaio: "Tutte le colpe a noi"

MILANO - Franco Denise fa il benzinaio da oltre 50 anni: "14 febbraio 1971". Gestisce tre pompe a Milano, con due figli e sette dipendenti.

Sciopererà il 25 e il 26 gennaio?
"Se viene confermato, certo. Il governo trova il capro espiatorio nel gestore, ma noi non c'entriamo nulla. Ci caricano di cose inutili. Siamo l'unica categoria obbligata a comunicare i prezzi al ministero ogni otto giorni, e subito se si alzano. Altrimenti sono 1.032 euro di multa. Ora dicono che dovremo farlo tutti i giorni. Vede in quest'impianto? Ci sono tre cartelli. Dovremo metterne un altro, col prezzo medio nazionale. Ma il cliente deve prendersi una settimana di ferie per studiare i prezzi? Vogliono prendere in giro la gente? Che lo facciano loro, non noi".

I prezzi sono saliti, di chi è la colpa?
"Il governo Draghi aveva introdotto uno sconto di 0,30 centesimi sulle accise. A dicembre il nuovo governo ha tolto 12 centesimi da questo sconto, ma è passato inosservato. Dal 1 gennaio ne hanno tolti altri 18 e siamo tornati ai livelli di marzo scorso, come accise. Poi i prezzi sono un pochino più bassi rispetto ad allora. Ma i rincari non dipendono da noi, sono le accise che prima erano state scontate. Noi non c'entriamo niente, i prezzi li stabiliscono le compagnie petrolifere".

Quanto guadagna per litro?
"Tre centesimi e mezzo al litro, il minimo storico da quando lavoro. Con le spese che abbiamo ora. Commissioni delle carte di credito, l'energia che costa un botto, l'acqua che aumenta, lo smaltimento dei fanghi che ha un costo. Ma l'ultimo anello della catena è sempre quello che porta le colpe". 

Il tassista: "Dopo il Covid rischiamo la fame"

ROMA - Riccardo Cacchione, classe '58, tassista a Roma da 16 anni, coordinatore nazionale Usb Taxi.

Quanto spendeva di benzina e quanto spende adesso?
"Fino a pochi mesi fa in media 200 euro al mese, ora arriverò a 250 ma io guido una vettura ibrida: chi ha il gasolio spenderà fino a 300 euro. L'aumento è del 20% e non riguarda solo la benzina: il carocarburante sta portando a un rincaro su tutta la manutenzione della vettura. Un tagliando da 140 euro adesso costerà più di 200".

Vi sentite traditi da Meloni?
"Avevo letto le dichiarazioni della premier a proposito di un minor carico sulle accise, ma come spesso accade i propositi elettorali si sono trasformati in promesse da marinaio: non c'è stata nessuna copertura e i prezzi sono schizzati. Non ce l'aspettavamo, non ci voleva proprio. Dobbiamo ancora riprenderci dal disastroso periodo del Covid e dai debiti che ci ha lasciato.
Ora il caro carburante rischia di portarci alla fame".

Cosa dovrebbe fare il governo?
"Prima di tutto non prenderci in giro: abbiamo un credito di imposta sul carburante ma è insignificante, a Roma prendiamo meno di 1 euro al giorno. Siamo un servizio pubblico e abbiamo le tariffe bloccate, il governo dovrebbe tutelarci e intervenire sulle accise per evitare speculazioni e non favorire le multinazionali". 

L'agricoltore: "Aspetto che il costo del gasolio scenda"

BARI - Nicola D'Onghia dovrebbe partire con le lavorazioni nei suoi campi, in vista della primavera. Ma attualmente l'agricoltore 36enne di Gioia del Colle, presidente della sezione di Coldiretti, ha deciso di rallentare. "Aspetto che il costo del gasolio agricolo scenda".

Di quanto è aumentato?
"Coltivo una cinquantina di ettari fra grano, uva, mandorle e ciliegie e utilizzo tre trattori assieme ad altri macchinari per le arature e i trattamenti. Per tutte le aziende agricole il gasolio è una voce imprescindibile: si fanno passi in avanti per i trattori elettrici, ma per ora resta fondamentale. E quindi bisogna utilizzarlo per forza: prima della guerra in Ucraina si poteva trovare anche a 80 centesimi al litro, mentre a giugno abbiamo avuto punte di 1,50 euro. Ora continua a superare l'euro e nell'ultimo mese è tornato ad aumentare, fra il 5 e l'8 per cento".

Questo ha provocato un aumento dei prezzi sui vostri prodotti?
"No, vendo allo stesso prezzo: il mio acquirente è la grande distribuzione e con loro, come sa bene chi fa il nostro lavoro, si può trattare davvero pco".

L'aumento come influisce sul raccolto?
"Sto rallentando le lavorazioni che servono a preparare i campi per la primavera, come le arature, nei miei frutteti. Faccio il minimo e indispensabile: aspetto che il prezzo del carburante si abbassi e appena scenderà, a questo punto, impiegherò più uomini e avrò meno tempo. Per le aziende meno organizzate c'è il rischio di avere prodotti di minor qualità, perché non rispettano i tempi ottimali". 

L'autotrasportatore: "Anche 1400 euro per un pieno"

GENOVA - "Stamattina ho attaccato alle 5, ho lavorato 13 ore, 9 le ho passate al volante, e non posso accettare che a Roma mi prendano in giro". Bruno Squeri, 53 anni "di cui 32 sulla motrice", lavora come autista in una piccola azienda dell'autotrasporto nel porto di Genova. Anche se dall'inizio del 2023 per chi guida i mezzi pesanti è tornato il rimborso trimestrale sull'accisa carburanti, afferma, "il risultato dell'aumento del costo dei rifornimenti è che c'è chi ci guadagna e chi ci perde, e noi camionisti rientriamo tra i secondi".

Che riflessi ha avuto, sulle sue spese, il mancato rinnovo degli sconti sulle accise?
"Il mio camion ha un serbatoio da 700 litri, con un pieno vado avanti sette giorni, il prezzo del gasolio è salito fino a variare tra 1,85 e 1,90 di media, 25 centesimi al litro in più. Spendo quasi 120 euro in più alla settimana, se faccio il pieno alla pompa rischio di arrivare a 1400 euro". 

Su un ricavo di quanto, in media?
"I ricavi variano, il settore comprende contratti diversi: ci sono autisti dipendenti e autonomi. Ma si può dire che un camionista tutelato guadagna dai 1800 ai 2400 euro al mese".

Come si spiega, la categoria, la scelta del governo sulle accise?
"Non stupisce più di tanto, le promesse da campagna elettorale si sono sempre fatte e tradite, ma fa male. Sia perché le aziende più piccole rischiano, sia perché le associazioni di categoria alzano la voce troppo poco, sia perché ci sentiamo sostanzialmente dimenticati. Noi autotrasportatori teniamo unito questo Paese da decenni, oggi portiamo sulla schiena il 98 per cento delle merci degli italiani, e nessuno ce lo riconosce più".